Agricoltura biologica, il regolamento comunitario cambia lo scenario

Dopo quattro anni di discussione, il 14 giugno 2018, il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (Regolamento su agricoltura UE 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018).

La domanda costantemente in crescita ha comportato la conversione al regime biologico di un numero elevatissimo di ettari: la Sau biologica italiana ha registrato un incremento di oltre il 60% nel settennio 2009-2016, passando da 1.106.227 ettari a 1.796.363 ettari.
Proporzionalmente all’aumento delle superfici sono incrementati anche i consumi, con particolare focus sui prodotti trasformati e di terza e quarta gamma. L’incremento di vendita dei prodotti biologici, contrariamente a quello dei prodotti agroalimentari, ha visto innalzamenti costanti e più che positivi, con picchi di oltre il 20% nel 2015.
Il maggior canale commerciale attraverso il quale avviene la distribuzione di prodotti biologici è quello della Gdo, con ben il 55% delle quote di mercato.
Un tale incremento del settore ha reso necessaria una modifica all’attuale normativa vigente in materia (Regolamento CE n. 834/2007). Il nuovo regolamento 2018/848 entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2021 e purtroppo ha disatteso molte aspettative dei produttori e dei consumatori biologici italiani.
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Il regime di equivalenza presente nella precedente normativa verrà sostituito dal regime di conformità, con l’intenzione di garantire condizioni di parità a tutti i produttori e assicurare ai consumatori medesimi livelli qualitativi sia per prodotti UE che per prodotti extra UE.
L’attuale regime di equivalenza consente l’importazione di prodotti ottenuti attenendosi a disciplinari di produzione affini, ma non necessariamente uguali, a quello dell’Unione Europea. Pertanto, differenze di carattere climatico, pedologico o ambientale possono comportare l’utilizzo da parte di paesi terzi di materiale fitosanitario o tecniche agronomiche non consentite in Europa.
….. gli standard di produzione dei prodotti d’importazione saranno totalmente omologati a quelli europei, andando così a sopprimere la slealtà nelle transizioni di mercato e a garantire una maggiore sicurezza alimentare per i consumatori.
….. Inoltre, l’equivalenza di Paesi terzi, potrà essere riconosciuta solamente nell’ambito di specifici accordi bilaterali, ovvero, accordi che riconoscano anche l’equivalenza dei prodotti europei esportati verso il Paese terzo, rendendo così più agevoli e vantaggiosi l’esportazione di paesi europei e dell’Italia verso l’estero.

Il nuovo regolamento prevede l’introduzione della certificazione di gruppo, attualmente riservata esclusivamente ai produttori dei paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di rendere più accessibile l’onerosa certificazione biologica per tutte quelle aziende di dimensioni ridotte, spesso collocate in aree marginali. Per accedere a queste agevolazioni sarà necessario rispondere a requisiti economici o di superficie. …..
Dal punto di vista economico, i parametri adottati sono troppo modesti affinché aziende che presentano una massa critica da immettere sul mercato possano beneficiare di questa tipologia di certificazione; dal punto di vista della superficie rischiano invece di risultare discriminanti tra aziende dal regime produttivo differente.
Nel complesso, l’effetto della norma risulta ancora non chiaro. Sarà necessario attendere i decreti attuativi, …..

La nuova legislazione prevede la possibilità di controlli biennali piuttosto che annuali per quelle aziende che hanno rispettato tutti gli standard di produzione nel triennio precedente e dunque presentano una bassa possibilità di non conformità.
Questa norma potrebbe comportare una riduzione dei costi legati alla certificazione, ma sicuramente non implicherebbe nessuna riduzione del carico burocratico a cui sono sottoposte le aziende.
In un contesto complesso come quello italiano, risulta fondamentale ripristinare il corretto approccio al sistema di certificazione introdotto con il Reg. 834/2007, …..
Inoltre, il recentissimo DL n. 20 del 23 febbraio 2018, stabilisce i controlli a cadenza annuale obbligatori, andando ad allontanare la posizione italiana da quella europea.

La regolamentazione per l’agricoltura biologica sancisce le connessione suolo-pianta come principio fondamentale per il mantenimento della fertilità e della biodiversità del suolo. Tuttavia, l’assenza di una normativa generale che regolamentasse l’argomento ha consentito, negli ultimi anni, lo sviluppo di pratiche differenti a livello di singola nazione, inducendo la diffusione di colture fuori suolo nei paesi nord europei.
Il nuovo regolamento, dopo l’insorgere di forti dissonanze tra gli Stati del Nord Europa e gli Stati della zona mediterranea, non ha riconosciuto il metodo di produzione fuori suolo come compatibile con il metodo di produzione biologica.

Tuttavia, agli Stati membri che hanno già autorizzato questa pratica (Danimarca, Svezia e Finlandia), sarà concesso un ulteriore periodo di dieci anni per poter avvalersi di questo metodo, senza possibilità di aggiungere nuove superfici a quelle già certificate come biologiche entro il 28 giugno 2017.
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Merito dei membri italiani presenti in commissione agricoltura è stato indubbiamente quello di porre un freno a questa norma, che avrebbe potuto comportare una denaturazione profonda dell’agricoltura biologica stessa.

Il punto fondamentale di questo regolamento sarebbe dovuto essere l’introduzione di un limite massimo per i residui di agrofarmaci provenienti da contaminazioni accidentali. Tale imposizione non è avvenuta.

Il limite italiano, introdotto mediante il DM 309/2011 e pari a 0,01 mg/kg, potrà essere mantenuto a patto che non venga vietata la circolazione di prodotti comunitari che non lo rispettano.
La mancata imposizione di una soglia massima è frutto delle fortissime pressioni esercitate da Germania, Olanda e dai Paesi nord europei: in queste nazioni il volume di acquisto è maggiore del volume di produzione e la fidelizzazione dei clienti è tale da non indurli a porsi domande in merito all’origine e alle caratteristiche qualitative del prodotto.
Il problema che si pone per l’Italia è enorme e riguarda sia i consumatori che i produttori. I consumatori, che acquistano biologico perché non desiderano residui di agrofarmaci nel loro cibo, non potranno più avere questo tipo di garanzia a riguardo. …… I produttori invece saranno penalizzati perché i loro prodotti si troveranno a competere con merce potenzialmente non in linea con il disciplinare: se una partita di frutta trattata e con un basso residuo di agrofarmaco fosse mischiata con una partita in regola, sarebbe difficile risalire alla provenienza ed altrettanto difficile sarebbe punire la frode, con conseguente danno per i produttori in regola. …..
Il problema risulta molto complesso e trovare una soluzione che possa accontentare tutti gli stakeholders chiamati in causa è assai difficile.…..
In un mercato in così forte espansione come quello dei prodotti biologici, il cui principale canale di sbocco è la Gdo l’indecisione sull’aumento degli standard qualitativi che questo regolamento comporta, andrà a minare la sicurezza dei consumatori e la competitività dei produttori italiani.

Il regolamento approvato, dopo anni di dibattito, si è rivelato figlio dell’esigenza di assecondare le necessità di mercato piuttosto che i reali bisogni dell’agricoltura biologica ed il quadro delineatosi indica la tendenza ad eliminare i vincoli, in maniera da riuscire a soddisfare una domanda in costante aumento. Le eccessive deroghe presenti rischiano di denaturare il concetto di agricoltura biologica, andando a trasformare i prodotti organici, dotati di un valore intrinseco maggiore, in commodity.
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Per reggere la competizione nel mercato fortemente concorrenziale che si verrà a creare, compito degli agricoltori sarà quello di riuscire a valorizzare la produzione italiana, concentrandosi su caratteristiche come la qualità superiore, l’origine e la tracciabilità dei loro prodotti. Sarà fondamentale investire soprattutto nella costruzione di una filiera del biologico attraverso la concentrazione dell’offerta, la valorizzazione dell’origine delle produzioni e il rafforzamento della connessione tra produttori agricoli e consumatori.

Fonte: www.terraevita.edagricole.it