Agrofarmaci, il dannoso contagio della chemofobia

Confagricoltura Bologna invita a un approccio meno integralista sull’utilizzo dei fitofarmaci e si scaglia contro qualsiasi movimento di pensiero atto a bandire l’innovazione di processo e di prodotto, in campo come in stalla.

«È sbagliato – dice chiaro il presidente Guglielmo Garagnani – vietare a priori gli input chimici e i prodotti fitosanitari necessari a debellare patologie. Noi ci battiamo per un’agricoltura integrata avanzata che sia sostenibile; siamo favorevoli all’uso di strumenti agronomici all’avanguardia, frutto di anni di ricerca e sviluppo, per i quali sono previsti tra l’altro disciplinari d’impiego molto ferrei».

Non è una posizione contrapposta al metodo biologico.

«Tutt’altro – spiega Marco Caliceti, vice-presidente di Confagricoltura Bologna nonché membro ordinario dell’Accademia Nazionale di Agricoltura – non siamo certamente contrari al biologico. Tuttavia, siamo per un approccio non ideologico ma pragmatico, consapevoli del fatto che non si potrà mai applicare il metodo biologico in agricoltura su tutto il territorio nazionale».

«Stiamo veramente vivendo in un’epoca di chemofobia – commenta la prof. Patrizia Hrelia, ordinario di Tossicologia presso l’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna e Past President della Società Italiana di Tossicologia – e questa è particolarmente sentita quando si parla di prodotti fitosanitari di sintesi come residui negli alimenti.  Eppure questi prodotti sono i più studiati fra i prodotti con i quali l’uomo viene in contatto, sono studiati prima e dopo l’autorizzazione all’immissione in commercio. Prima che una sostanza attiva possa essere utilizzata nell’UE all’interno di un prodotto fitosanitario, deve essere approvata dalla Commissione europea».

«L’ultimo rapporto di monitoraggio pubblicato dall’EFSA (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare) evidenzia che gli alimenti consumati nell’Unione Europea continuano a essere in gran parte privi di residui di fitofarmaci oppure contengono residui che rientrano nei limiti di legge. Eppure l’opinione pubblica li teme spesso in modo ingiustificato, li percepisce come il rischio maggiore, quando invece rischi ben maggiori derivano da contaminazioni batteriche o da tossine naturali, quali le micotossine.

Non da ultimo, bisogna ricordare che nessun metodo in agricoltura può abbattere la presenza di contaminanti ambientali, che sono presenti sia in prodotti da metodo biologico, che in quelli da agricoltura integrata. Nessuna contrapposizione quindi: metodo da agricoltura biologica e da agricoltura integrata quindi possono e debbono coesistere».

 

Fonte: www.teraaevita.edagricole.it