I patogeni dell’olivo

25 Novembre 2015
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ALTRI AGENTI PATOGENI DELL’OLIVO PRESENTI NEL SALENTO
Le Autorità regionali hanno inserito tra le cause del Co.Di.Ro. solo 3 fattori (Vedi l’articolo), ma di fattori che possono provocare i disseccamenti ce ne stanno tanti altri. Vediamo quali sono e in che contesto si sviluppano.

Le condizioni pedo-climatiche, l’errata gestione degli oliveti, l’uso errato di fungicidi, insetticidi o erbicidi e la diffusione di elementi inquinanti, influenzano negativamente la capacità naturale dell’olivo di resistere agli attacchi degli agenti patogeni. In un tale contesto ambientale sviluppatosi negli ultimi 25 anni, si sono osservati sulle piante di olivo pugliese la presenza di un maggior numero di insetti, batteri e funghi patogeni.

Già nel 2001 “lo stato sanitario dell’Olivo in Puglia non sembra tanto rassicurante, considerando sia la recente introduzione di nuove varietà, il cui comportamento verso i patogeni normalmente presenti nella regione non è ancora del tutto noto, sia la recrudescenza di malattie che erano considerate quasi scomparse”1. Si parla quindi di presenza accertata di malattie fungine come Verticillosi, Occhio di Pavone, Cercosporiosi, Fumaggine, Lebbra, Carie, marciumi radicali (Armillaria, Rosellinia), di nematodi fitoparassiti, di infezioni batteriche come la Rogna e di insetti fitopategeni come il Punteruolo dell’ulivo, Oziorinco, Fleotribo. Data la vastità delle argomentazioni toccate, in questa sede si preferisce dare solo un cenno di alcuni dei patogeni su citati.

Le cause naturali di stati di sofferenza sono generalmente attribuibili ad avverse condizioni climatiche e pedologiche. Gli eccessi di caldo sono aggravati da insufficiente disponibilità idrica nel terreno. Gli eccessi di freddo sono dannosi piuttosto in primavera ed in inverno che in autunno. Le lesioni provocate dal freddo favoriscono la penetrazione del batterio agente della rogna. Anche le microlesioni indotte dalla grandine favoriscono l’introduzione di questo batterio e realizzano le condizioni ambientali opportune per lo svilpuppo di infezioni fungine come il cosiddetto occhio di pavone.

ROGNA O TUBERCOLOSI
L’agente patogeno di questa malattia, diffusa in tutti gli oliveti, è il batterio Pseudomonas savastanoi subsp. savastanoi, che si insinua nelle ferite causate da grandine, vento, potature, bacchiatura. Le condizioni ambientali che favoriscono le infezioni sono elavata umidità, bagnatura degli organi della pianta e temperatura di 22-25 °C. Il sintomo e segno tipico di queste infezioni è rappresentato da escrescenze di tipo tumorale, o galle, inizialmente verdi e molli, che dopo alcuni mesi dall’infezione assumono un aspetto irregolare, induriscono e si screpolano(Gardan et al., 1992). Sviluppandosi, le galle producono un abbondante massa batterica che costituisce la fonte di inoculo che contaminerà nuove aree. Il patogeno viene diffuso dalla pioggia, dall’acqua d’irrigazione, da insetti occasionali e dagli strumenti di potatura. Gli attacchi di Pseudomonas savastanoi non producono enormi danni alla pianta, ma la debilitano rendondola più suscettibile all’attacco di patogeni più pericolosi.

OCCHIO DI PAVONE O VAIOLO
È la più importante e diffusa malattia fungina dell’olivo e si manifesta in forme più o meno gravi in relazione alla suscettibilità varietale, alle condizioni vegetative delle piante e alle situazioni pedo-climatiche dell’oliveto. Le infezioni sono più frequenti negli impianti ad alta densità, irrigati e nelle zone vallive dove si verifica una maggiore persistenza di umidità. Il fungo attacca essenzialmente le foglie e, in casi particolari, anche le drupe, i giovani rametti e i peduncoli. La sintomatologia tipica è riscontrabile sulla pagina superiore delle foglie con evidenti macchie circolari, più o meno estese in relazione allo stadio vegetativo del fungo, di colore dal grigio chiaro al verde scuro circondato da un alone giallo. In relazione alla entità delle macchie e alla superficie da esse occupata, l’intera foglia tende a ingiallire (clorosi) completamente e a cadere anticipatamente, inducendo grave filloptosi (defogliazione) sui rami o sull’intera pianta, con conseguente minore capacità fotosintetica e produttiva (Graniti e Laviola, 1981).

PIOMBATURA O CERCOSPORIOSI 
Mycocentrospora cladosporioides è un fungo che attacca l’olivo, causando sintomi di piombatura con differente intensità nelle diverse aree di coltivazione, anche se negli ultimi anni si rileva una maggiore pressione del fungo, tale da interessare aree sempre più estese, con danni di un certo rilievo. Le infezioni interessano essenzialmente le foglie, ma sono note anche infezioni sui piccioli con formazione di macchie grigie, sui peduncoli delle drupe manifestando tratti necrotici e sulle drupe con formazione di chiazze di colore rosso-bruno simili a un inizio del processo di invaiatura. In alcuni casi si rincontrano anche infezioni su giovani rametti con presenza di aree fuligginose, grigie, di forma ed estensione variabili. Sulle foglie i sintomi dell’attacco si manifestano sulla pagina inferiore sotto forma di macchie irregolari di colore grigio piombo. Sulla nuova vegetazione, le infezioni si evidenziano sulle foglie più basali a fine estate e, successivamente (ottobre-novembre), vanno a interessare, in maniera progressiva, le altre foglie più apicali del rametto e possono proseguire anche durante l’inverno, al verificarsi di temperature miti ed elevata umidità. Le foglie che presentano sulla pagina inferiore il micelio del fungo diventano clorotiche e, nei casi di gravi attacchi, si staccano. Le infezioni si possono osservare a partire dalla primavera, i sintomi nel periodo estivo-autunnale (Pappas, 1993).

LEBBRA O ANTRACNOSI
Colletotrichum gloeosporioides è una malattia abbastanza nota nelle aree olivicole sin dall’inizio del Novecento e si riscontra essenzialmente nelle zone di coltivazione più meridionali. La prima segnalazione del patogeno in Puglia risale al 1950 (Ciccarone, 1950). Le infezioni di questo fungo si verificano in modo differente nel corso degli anni, mostrando una regressione notevole per mutamenti climatici tendenti più al secco. Non mancano, comunque, annate in cui, per la presenza di piogge o di maggiore umidità nel periodo vegetativo, si registra un elevato grado di infezione e una diffusione su ampi territori olivicoli. La lebbra provoca gravi danni sulle drupe (mummificazione), sulle piante (avvizzimenti) e sulla qualità dell’olio (molto acido e rossiccio). Il fungo penetra all’interno del tessuto attraverso aperture naturali e ferite. Le infezioni interessano generalmente le drupe situate nella porzione bassa della chioma dove maggiore è il tasso di umidità e la ricaduta dell’inoculo proveniente dalle zone più alte. Sulla vegetazione gli attacchi sono particolarmente intensi in annate con primavere miti e piovose, interessando foglie, giovani rametti e altri organi verdi. Le foglie dei giovani rametti presentano sintomi di clorosi e imbrunimenti del lembo fogliare, causati dalla produzione di fitotossine da parte del fungo (danno indiretto); questi sintomi si rendono più evidenti in piena estate (Graniti e Procacci, 1966).

VERTICILLIOSI 
La verticilliosi è una malattia causata dal fungo tracheomicotico Verticillium dahliae che è stata segnalata, in Italia, per la prima volta in Sicilia (Ruggeri, 1946); successivamente in molte altre regioni italiane compresa la Puglia (Cirulli, 1975 e 1981). La verticilliosi è presente in tutti i Paesi del Mediterraneo produttori di olio di oliva. L’enorme diffusione di questo patogeno è dovuta a varie cause fra le quali le più importanti sono l’ampia gamma di specie ospiti del patogeno (specie orticole, frutticole, forestali, ornamentali e spontanee) (Pegg e Brady, 2002) e la produzione di strutture di resistenza del patogeno (microsclerrozi) in grado di sopravvivere nel terreno in assenza di piante ospiti e in condizioni estreme di temperatura e umidità, per oltre dieci anni (Wilhelm, 1955). La diffusione del patogeno avviene principalmente con il trapianto di piante infette, trasporto di particelle di terreno attraverso attrezzi agricoli e acque d’irrigazione, consociazione dell’olivo con solanacee e carciofo. In particolare quando, nelle prime fasi di impianto dell’oliveto, si pratica in consociazione la coltivazione di pomodoro, melanzana e carciofo, queste costituiscono fonte d’inoculo nel terreno con conseguente passaggio nel tempo anche sulle piante di olivo.

Dopo la penetrazione generalmente attraverso ferite radicali, il fungo incomincia a diffondersi nei vasi xilematici per crescita micelica e per produzione dei conidi che vengono trascinati dalla corrente xilematica in senso acropeto. In seguito alla produzione di enzimi pectolitici da parte del patogeno e in seguito alla produzione di tille da parte della pianta ospite, i vasi si occludono e il flusso xilematico viene bloccato. I sintomi esterni caratteristici della verticilliosi sono perdita di turgore, avvizzimento, disseccamento di rami, accorciamento degli internodi, defogliazione, clorosi e necrosi fogliare. Il caratteristico sintomo interno lo si osserva in sezioni trasversali di rami e branche principali, che presentano imbrunimenti vascolari puntiformi. Questa malattia causa gravi disseccamenti, fino anche l’intera pianta, solo in giovani impianti, mentre le piante secolari sono in grado di sopravvivere, in quanto riescono a ricostituire la chioma, fenomeno noto come “recovery” (Jimenez-Diaz et al., 1998). Nel caso in cui l’infezione ha un decorso molto rapido, i rami o le branche o l’intera pianta disseccano in breve tempo senza consentire il distacco delle foglie, che seccano e si accartocciano sulla pianta.

BRUSCA PARASSITARIA 
La malattia denominata brusca è causata dal fungo Stictis panizzei interessa essenzialmente le foglie meno giovani, che manifestano macchie rosso-bruno generalmente all’apice fino a metà lamina fogliare; le foglie colpite in prossimità del picciolo cadono ben presto. La brusca si manifesta quasi sempre a novembre ed è tanto più precoce quanto più l’annata è piovosa e umida. Questa malattia parassitaria è stata descritta nel leccese da Brizi, il quale ha osservato una maggiore suscettibilità della varietà ogliarola rispetto alla varietà Cellina di Nardò (Brizi, 1906).

CARIE O LUPA 
La malattia è presente in tutti gli oliveti ed è particolarmente grave nelle zone dove si pratica la potatura di grossi rami o di intere branche. La carie è causata da un complesso di funghi fra i quali ci sono Phellinus friesianus, Fomes spp., Coriolus versicolor, Poria medulla-panis, Trametes hispida, Stereum hirsutum, Coriolus hirsutus e Irpex spp. I funghi penetrano nel tronco, solitamente di piante secolari, attraverso le ferite e lentamente si espandono provocando il disfacimento dei tessuti in particolare della zona del colletto, estendendosi alle radici più superficiali. Il disfacimento dei tessuti provoca l’arresto dello sviluppo della corteccia che, successivamente, si stacca lasciando a nudo la parte legnosa; viene compromessa la funzionalità dei vasi di trasporto della linfa grezza e della linfa elaborata, questo determina un arresto o una riduzione nell’alimentazione della chioma, che può andare incontro a defogliazione e disseccamento dei rami e delle branche, e determina marciumi radicali, disseccamenti e mancato sviluppo delle radici avventizie (Bonifacio e Gambetta, 1965).

FUMAGGINE 
La fumaggine dell’olivo è una malattia causata da diversi funghi epifiti (Capnodium, Alternaria, Cladosporium, Aureobasidium ecc.) che si sviluppano nutrendosi della “melata”, cioè la secrezione zuccherina sia dalla pianta, in seguito a condizioni di stress o attacco da parte di insetti come la cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) e il cotonello dell’olivo (Euphyllura olivina). Questi funghi si sviluppano soprattutto sulle foglie e sui giovani rami, andando a ricoprirli con il loro micelio nerastro. La pianta colpita da fumaggine va incontro a deperimento e indebolimento. Il danno è costituito dal fatto che lo strato feltroso di colore scuro, che ricopre le foglie impedisce la normale attività fotosintetica con conseguente deperimento generale della pianta e una ridotta produzione di fiori e frutti (Goidanich et al., 1962).

MARCIUME RADICALE
I principali agenti di marciume radicale dell’olivo sono Armillaria mellea e Rosellinia necatrix. Armillaria causa il marciume radicale fibroso e le sue rizomorfe, sottocorticali, possono estendersi fino alla zona del colletto e anche oltre. I sintomi esterni compaiono quando l’apparato radicale è seriamente danneggiato e consistono in un ingiallimento della chioma e un ridotto accrescimento dei nuovi getti. Rosellinia causa invece il marciume radicale lanoso in cui è evidente un micelio biancastro a volte a forma di ventaglio. La corteccia al di sotto della quale si sviluppa il patogeno perde l’aderenza e si stacca facilmente dalla pianta. Le infezioni di questi due funghi patogeni si verificano soprattutto in terreni molto umidi, con ristagni idrici e asfittici (Sicoli et al., 1994; Carlucci et al., 2013).

PIDOCCHIO NERO DELL’OLIVO
Le larve e gli adulti del pidocchio nero, detto anche liotripe (liothripis oleae), in primavera pungono e succhiano la linfa causando danni a carico delle foglie, fiori e drupe. In seguito alle punture le foglie subiscono una deformazione e i fiori cadono, compromettendo la futura produzione. Solitamente l’insetto si localizza sulla pagina inferiore delle foglie (Michelakis, 1990).

FLEOTRIBO DELL’ULIVO
Il fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides), noto anche come punteruolo dell’ulivo, è un coleottero che attacca principalmente l’olivo. L’adulto ha il corpo compatto e nerastro, lungo circa 2-3 mm, con antenne flabellate. La larva, invece, ha il corpo biancastro, ricurvo e lungo circa 3 mm. I danni sono provocati dalle gallerie scavate dalle larve all’interno del legno, con conseguente deperimento della pianta e perdite di produzione, soprattutto quando sono attaccati i rami fruttiferi. Nelle gallerie le femmine adulte vi depongono le uova (in media un centinaio); le larve scavano gallerie più piccole, perpendicolari a quella materna e con decorso longitudinale al ramo.Il fleotribo compie 3-4 generazioni all’anno. Sverna come adulto all’interno delle gallerie scavate nel legno dei rami, solitamente in corrispondenza dell’inserzione dei rami sul tronco. Il danno alla pianta è provocato sia dalla larva che dall’adulto e consiste nel disseccamento dei rami più giovani e in un generale deperimento delle branche principali e dell’intera pianta (Russo, 1939; Peña, 1992).

OZIORRINCO
L’oziorrinco (Otiorrhynchus cribricollis) è un parassita di diverse colture frutticole, orticole, forestali e ornamentali (olivo, vite, cavolo, fragola, ligustro ecc.). Il danno è provocato sia dall’adulto che dalla larva. L’adulto è lungo circa 1 cm, è di colore bruno-nero e il capo è provvisto del caratteristico rostro. In questa fase la sua attività principale è quella di nutrirsi delle giovani foglie, durante la notte, lasciando sui margini delle foglie caratteristiche erosioni a mezza luna. Questo danno compromette la capicità fotosintetica delle foglie. La larva è di colore grigio-giallo e subisce nove mute. In questa, invece, si nutrono delle radici, soprattutto quelle periferiche più giovani. L’insetto attacca anche i germogli e i piccioli di frutti e foglie (Aramburg, 1986).

TIGNOLA DELL’OLIVO
La tignola dell’ulivo (Prays oleae)è un piccolo lepidottero presente in tutti gli oliveti, la cui larva è di forma cilindrica e di colore nocciola, mentre l’adulto è di colore grigio e lungo 6-7 mm. Generalmente svolge tre generazioni l’anno: la larva della prima generazione si nutre delle foglie scavando all’interno della lamina delle gallerie, quella della seconda dei fiori e infine quella di terza generazione si nutre delle drupe. I danni maggiori sono a carico dei fiori e delle drupe (quando le larve escono dal frutto in corrispondenza del peduncolo) che cadono precocemente (Silvestri, 1908).

LA MOSCA DELL’OLIVO
La mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) è diffusa in tutti gli areali in cui si coltiva l’olivo e assomiglia a una piccola mosca domestica. Può compiere fino a otto generazioni in un anno, in funzione delle condizioni climatiche e soprattutto della permanenza delle olive sulla pianta. Gli adulti depongono le uova all’interno della drupa in crescita, le uova si schiudono in estate e in autunno dando origine alle larve che si nutrono della polpa delle olive. Lo stadio larvale si conclude con l’impupamento, in genere all’interno delle olive in estate, e nel terreno durante l’inverno, per dare origine agli adulti nell’anno successivo. Il danno è provocato dalle femmine che, pungendo le olive con l’ovodepositore, provocano una macchia a contorni netti di colore violaceo. Successivamente la larva scava una galleria tortuosa e superficiale provocando danni sia alla produzione, con la cascola precoce dei frutti, sia alla qualità dell’olio aumentandone l’acidità e alterandone sapore e odore (Girolami, 1979).

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