Benedetto Accogli: ‘Dovere di tutti ricostruire l’agricoltura’

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta scritta da Benedetto Accogli, presidente di A.P.OL. Lecce e Cia Salento

La storia insegna che l’agricoltura da sola non può determinare lo sviluppo di un intero territorio.

Diviene fondamentale, quindi, sensibilizzare le istituzioni, i produttori, le loro Organizzazioni e la cittadinanza in generale a definire scelte strategiche comuni per il futuro dell’agricoltura salentina, di concerto con le altre attività economiche presenti sul territorio ed iniziare ad immaginare un nuovo modello di sviluppo che tenga conto della presenza ormai endemica del batterio xylella fastidiosa, con il quale dobbiamo convivere nella speranza di contenerlo.

Con l’auspicio che la ricerca scientifica possa giungere nel medio e lungo periodo ad una cura delle piante infette dal batterio xylella, tenendo conto, altresì, che la gestione dell’epidemia deve necessariamente prevedere anche altre competenze di tipo economico, ambientale, politico e sociale, è ormai giunto il momento di condividere una nuova strategia per il futuro del nostro territorio, che dovrà prevedere:

1) la definizione di una legge speciale per il Salento, finanziata con specifici fondi straordinari comunitari, nazionali e regionali, finalizzata ad un piano di ricostruzione del territorio che coinvolga l’agricoltura e tutte le altre attività economiche presenti sul territorio (turismo, artigianato, commercio, piccola e media industria, servizi);

2) la definizione di un contratto di distretto con la predisposiziuone di un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio, effettuando come prima attività preliminare, la definizione dell’entità delle superfici, degli investimenti, delle imprese interessate e dei fabbisogni finanziari comprese le quote di cofinanziamento a carico delle imprese beneficiarie;

3) nell’ambito di detto programma uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina attraverso il recupero e la razionalizzazione degli oliveti tradizionali, la realizzazione di nuovi moderni impianti e l’introduzione di nuovi sistemi produttivi;

4) nell’ambito del progetto sono fondamentali l’attivazione di azioni supportate dalla UE, così come recentemente proposto dagli europarlamentari De Castro e Fitto, che prevedano la creazione di un programma nazionale di sviluppo rurale, co-finanziato dall’Unione, utilizzando fondi attribuiti non solo alla Regione Puglia, ma anche nazionali e, in modo solidale, da tutte le regioni interressate al contenimento della batteriosi.

Tale programma deve garantire una compensazione economica a tutti gli agricoltori che decidano di eradicare gli ulivi infetti, sostituendoli con varietà resistenti, con l’obettivo di ridurre significativamente l’espansione del patogeno.

Il provvedimento deve dunque coprire non solo i costi del reimpianto ma, soprattutto, compensare la perdita di reddito degli olivicoltori derivante dall’abbattimento, per un periodo di almeno cinque anni, al fine di accompagnarli alla totale ripresa della loro attività in modo economicamente sostenibile.

In tale ottica occorre, innanzitutto, individuare e distinguere:

a) gli imprenditori professionali che intendano proseguire tale attività od altri che vogliano investire in olivicoltura, anche diversificando in attività non prettamente agricole;

b) i semplici proprietari/conduttori di piccoli appezzamenti che erano o risultano ancora olivetati (professionisti, pensionati, impiegati, etc.).

In ambedue i casi è indispensabile che la regione Puglia definisca procedure amministrative semplificate per la concessione dell’autorizzazione all’espianto degli olivi disseccati o, comunque, colpiti da xylella fastidiosa.

Più in particolare, nel primo caso, sono fondamentali:

  • l’autorizzazione al reimpianto con cultivar che risultino più resistenti al batterio (attualmente la Regione Puglia ha autorizzato esclusivamente le varietà FS17, detta Favolosa, ed il Leccino), tenendo conto che per un’olivicoltura da reddito occorre realizzare impianti semi-intensivi o intensivi che prevedano la disponibilità di acqua e la completa meccanizzazione dell’intero ciclo produttivo;
  • l’individuazione degli areali e, quindi, lo studio dei terreni che possano soddisfare le esigenze di un’olivicoltura moderna;
  •  la predisposizione di un piano per la gestione delle risorse idriche che preveda , prioritariamente, infrastrutture per la raccolta e la distribuzione dell’acqua, onde permettere un più economico utilizzo dell’irrigazione, anche attraverso l’impiego delle acque reflue opportunamente trattate, che contempli anche la costituzione di un’apposita Autorità delle acque;
  • l’incentivazione alla costituzione di società di capitali o di persone per ricondurre ad una dimensione economica ottimale la gestione delle attuali aziende agricole/olivicole;
  • l’implementazione di un nuovo modello di organizzazione economica in tutte le filiere agricole e, quindi, anche nella filiera olivicolo-olearia, rivolto al mercato, attraverso un progetto di rilancio dei contratti di rete, della cooperazione e dell’associazionismo che preveda, fra gli altri interventi, l’adozione di un unico marchio commerciale che identifichi il territorio di produzione;
  • l’individuazione delle specie arboree da frutto alternative all’olivo nel caso l’imprenditore voglia mutare l’indirizzo produttivo.

Nel secondo caso, sono fondamentali:

  • l’autorizzazione al reimpianto degli ulivi disseccati o, comunque, colpiti da xylella con cultivar che risultino più resistenti al batterio, senza prevedere, necessariamente, la realizzazione di impianti semi-intensivi od intensivi;
  • l’individuazione di specie arboree da frutto autoctone (ritorno alla biodiversità) alternative all’olivo;
  • l’individuazione di specie arboree forestali nel caso siano di ornamento ad un insediamento abitativo.

Nelle more della definizione ed implementazione del progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina, occorre prevedere un sostegno economico straordinario per tutti i soggeti della filiera olivicolo-olearia, compresi i frantoi (privati o sociali) ed i vivai, i cui redditi risultano compromessi dalla continua diminuzione della produzione olivicola e che ha già determinato la chiusura di numerose strutture.

5) Interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale. Quindi:

  • la salvaguardia degli ulivi monumentali con specifiche azioni di sostegno per monitorarne l’eventuale patogenicità, prevedendo specifici interventi anche con la collocazione di reti anti-insetto;
  • la predisposizione, nelle aree compromesse, di specifici Piani di zona i cui interventi siano improntati, oltre alla salvaguardia degli interessi agro-economici, anche alla riqualificazone paesaggistica ed alla salvaguardia idrogeologica.

6) Un rinnovato e significativo finanziamento per progetti di ricerca su xylella fastidiosa, unitamente all’automatica autorizzazione a laboratori scientifici di Enti di ricerca e di Università, presenti nell’area infetta, al prelievo di campioni ed al trapianto di piante certificate di olivo all’interno della stessa zona.

Alla base di un progetto di rilancio dell’agricoltura salentina risulta, comunque, di fondamentale importanza il rinnovamento delle aziende attraverso il ricambio generazionale, che è il più importante obiettivo da perseguire nella politica di innovazione del settore. Ma questo da solo non basta.

Bisogna lavorare insieme: una cosa complicata nel nostro Salento perchè esiste la tendenza ad essere individualisti e gelosi.

Ma nel mercato di oggi l’individualismo non paga più.