Dal lontano passato per arrivare al futuro: riscoperta la Minuta di Chiusi

Il 4 di maggio, in un convegno bene organizzato e con una notevole presenza, si è svolto a Chiusi (SI) un incontro, tra studiosi, per valorizzare e di far conoscere questa varietà, autoctona del territorio intorno al Lago di Chiusi, con caratteristiche molto particolari.
Un’organizzazione molto curata anche nei particolari con una sinergia tra la Comunità Slow Food per la valorizzazione dell’olivo Minuta di Chiusi, il Comune di Chiusi, alcuni produttori locali e non per ultimo la disponibilità della Direzione del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi.

Si sono susseguite varie relazioni e i punti salienti sono stati che la Minuta di Chiusi può essere definita un “vegetale fossile vivente” che richiama, per le caratteristiche della foglia e del frutto, l’olivo selvatico e potrebbe avere una storia molto antica visto la sua bassa suscettibilità alla mosca, alla rogna e una grande resistenza al freddo.

Dagli archivi storici sembra che abbia resistito alle gelate del ’26, del ’56 e del 1985.

E’ una pianta che non ha un’alternanza produttiva ed il frutto, molto piccolo e sferico, ha una notevole resistenza al distacco tanto che la polpa si distacca facilmente dal nocciolo e non è raro ritrovare noccioli, senza polpa, attaccati alla pianta.

Si produce un EVO fruttato (valutato tra 4-5) e con un alto livello di polifenoli (valutato come amaro e piccante tra 6-7) con l’unico difetto di una bassa resa anche inferiore al 10%.

Quindi è una produzione fatta più per amore della tipicità dei prodotti del territorio che per la convenienza economica.

L’EVO ha un piacevole aroma di cardo, di mandorla ed erbe selvatiche. Nel frutto, che a piena maturazione è nero, in questa fase si abbassano gli aromi del fruttato e dell’amaro mentre quello di erbe selvatiche è sostituito da un aroma di frutti di bosco, come la Cellina di Nardò e, in parte come la Dolce Agogia del Lago Trasimeno.

L’aroma di frutti di bosco, già presente all’inizio, diventa più evidente con la maturazione perché diminuiscono gli altri aromi che lo coprono.

I relatori hanno confermato che, dalle ricerche con la tecnica che utilizza marcatori molecolari SSr (Simple Sequence Repeats), questa varietà, definita localmente anche Pepini di S. Caterina, è autoctona ed è diversa da altre varietà di Minuta, due della Calabria e una della Sicilia. Ma anche diversa, come impronta genetica determinata dal numero di ripetizioni dei microsatelliti, dalle altre varietà toscane (Moraiolo, Maurino, Leccino…).

Lo studio fatto dall’INVALSA-CNR ha interessato anche 53 caratteri pomologici, alcuni dei quali associati a caratteri biologici ed agronomici. Per questo motivo dal 8/05/2008 è stata inserita nella banca del germoplasma della Regione Toscana ed è una pianta a rischio estinzione.

 

Fonte : www.teatronaturale.it