È pugliese un nuovo macchinario “intelligente” contro la sputacchina e altre infestazioni

Una macchina in grado di ridurre le popolazioni dei vettori di Xylella fastidiosa pauca in maniera sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, uno strumento ideato per contenere principalmente il Philaenus spumarius, più conosciuta come sputacchina media, insetto vettore della Xylella fastidiosa.

È un progetto che è stato realizzato interamente nella nostra regione grazie alla collaborazione dell’istituto di ricerca Dyrecta lab e l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Abbiamo chiesto ad Angelo Maurizio Galiano, Chief Executive Officer di Dyrecta, e a Francesco Porcelli, professore associato di Entomologia del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (DiSSPA), di illustrarci le caratteristiche di questo macchinario e le sue possibili applicazioni.

“Dyrecta lab è un istituto di ricerca privato”, ha spiegato Galiano, “in cui ci occupiamo di applicare a differenti settori produttivi, quali quello agricolo e manifatturiero, le competenze proprie delle discipline ingegneristiche. Due anni fa abbiamo iniziato una collaborazione con il DiSSPA, e in particolare con il professor Porcelli, per la realizzazione di un macchinario che potesse contenere l’invasione della Xylella agendo sui vettori. Noi ci siamo dedicati alla parte meccanica ed elettronica mentre l’università a quella fitosanitaria ed entomologica”.

Il primo modello è stato costruito e sperimentato in campo circa un anno fa e ha mostrato valori positivi di efficacia.

Come funziona? Francesco Porcelli ce ne parla iniziando con una simpatica analogia: “Avete presente una mensa scolastica o universitaria? Il pranzo è composto da primo, secondo e frutta. Un utente attraversa le diverse vetrine con i piatti offerti e poggia sul suo vassoio ciò che più gli piace, per comporre il proprio pasto. Il concetto di base è proprio questo.

Il risultato finale da ottenere non è un pranzo ma una determinata percentuale di mortalità negli organismi che vogliamo limitare, in questo caso sono vettori ma potrebbero anche essere altri insetti dannosi.

Per raggiungere il nostro obiettivo sono impiegati diversi fattori di mortalità.

Nel caso della nostra macchina c’è una importante componente di controllo fisico, il vapore bollente. Gli altri fattori di mortalità utilizzati sono biologici: formulati a base di funghi, entomopatogeni e nematodi entomopatogeni che sono in commercio, quindi di provata efficacia. Si tratta di una componente di controllo microbiologico ossia di utilizzo di agenti patogeni per l’organismo di cui desideriamo controllare la popolazione. Infine è possibile, ma non obbligatorio, impiegare un formulato insetticida di sintesi ammesso per l’uso”.

La meccanica della macchina è, quindi, costruita per distribuire una sequenza ravvicinata di fattori di mortalità che, se fossero rilasciati singolarmente, andrebbero applicati più volte, raggiungendo risultati peggiori e meno economici”.

Il professor Porcelli ha aggiunto: “Nel caso dei giovani della sputacchina preferiamo non utilizzare o minimizzare l’uso di molecole che agiscono su aspetti fisiologici, biochimici o del metabolismo, cioè gli insetticidi di sintesi”.

Il macchinario ha anche una parte “intelligente”. “È possibile controllare lo strumento con una app”, ha proseguito Galiano, “per fare quella che oggi viene chiamata agricoltura di precisione. Il percorso compiuto viene tracciato con un GPS integrato nella macchina: la misura della strada percorsa è indipendente dalla velocità e regola precisamente le quantità da distribuire. Tutto questo è nell’ottica di limitare i costi di uso e di ottimizzare le dosi, rendendo impossibile sprechi e inquinamenti inutili o dovuti alla disattenzione dell’operatore”.

Il primo modello è stato già realizzato e sperimentato ma quest’anno Dyrecta Lab e l’Università di Bari sono passati alla costruzione di un nuovo strumento che sia di supporto agli enti locali: si può montare su furgoni per permettere ai comuni di ripulire le cunette, luoghi rifugio per la deposizione delle uova della sputacchina, l’insetto vettori della Xylella fastidiosa. Quest’ultimo progetto è stato preferito al primo perché, mentre nei campi si può agire convenzionalmente con una lavorazione superficiale del terreno, ad esempio la sarchiatura (anche se con alcuni effetti collaterali), le strade urbane, suburbane e extraurbane – cunette comprese – sono spesso “terra di nessuno” almeno che non se ne occupino proprio gli enti pubblici.

Alla luce di quanto detto, il macchinario non è utile esclusivamente alla questione sputacchina. Francesco Porcelli ha evidenziato: “La macchina è fatta per essere economica e sostenibile. Può essere prevalentemente – se non completamente – dedicata all’agricoltura biologica, con un impatto dei formulati anche estremamente modesto. Ovviamente l’altra faccia della medaglia è un uso intenso dei fattori fisici e biologici, che sono quelli che non lasciano i residui e non hanno una serie di effetti collaterali che sono quelli che più temiamo”.

Una riflessione, quella sull’impiego degli insetticidi in determinati casi, che il professore brevemente approfondisce: “In realtà ne abbiamo paura perché non li conosciamo: spesso, nell’immaginario collettivo, l’uso della molecola di sintesi è esageratamente malvisto. Certo, non parliamo di acqua fresca: gli insetticidi sono molecole bioattive e quindi, per definizione, sono veleni. Devono uccidere. La differenza però, è nel quanto uccidono, che cosa uccidono, in quanto tempo, a quali dosi e in quali circostanze. Usare il mezzo perché ci dia il massimo vantaggio e minime conseguenze negative, questo è il concetto di fondo. Ed è il concetto dell’efficacia, il rapporto tra effetti positivi e gli effetti negativi”.

La nuova macchina è attualmente in uso? Ci risponde Galiano: “No, abbiamo presentato il macchinario a Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambientale della Regione Puglia, circa un mese fa. Purtroppo per ora non c’è ancora nulla di concreto per via di una situazione, quella della gestione dell’emergenza Xylella, che è diventata molto complessa”.

 

Fonte: www.pugliain.net