Emergenza Xylella fastidiosa. Dal Comune predisposto un Piano di prevenzione

Un Piano di prevenzione che comprende un’azione organizzativa, conoscitiva, di rete e di monitoraggio. È il programma che il Comune di Bitonto ha deciso di mettere in piedi per fronteggiare l’emergenza xylella, il batterio che da anni sta mettendo in ginocchio gli ulivi pugliesi, partendo dal Salento e, purtroppo, allargandosi in tutta la Regione, arrivando persino nel barese.

La serie di azioni di Palazzo Gentile è stata licenziata dalla giunta cittadina e messa a punto dall’assessorato allo Sviluppo rurale insieme alle organizzazioni di categoria del mondo agricolo e i rappresentanti degli oleifici cooperativi. Nonché richiesta più volte in Consiglio comunale dall’esponente del Partito democratico Gaetano Bonasia.

Il Piano si è reso necessario dopo la determina regionale di marzo, nella quale sono state aggiornate le aree delimitate dalla Xylella fastidiosa in quanto si è osservato che la zona di contenimento della malattia si sposta sempre più verso il nord del tacco d’Italia, fino a lambire i comuni del sud barese. Ne deriva che il limite della zona di contenimento dista poche decine di km dal territorio comunale bitontino. Che, però – ed è fondamentale dirlo – è compreso nella zona indenne.

Il tutto, allora, presenta quattro fasi. La prima è l’azione organizzativa, ossia la creazione di un gruppo di lavoro per la gestione della prevezione sul territorio. Coinvolgendo non soltanto le associazioni di categoria, ma anche il nuovo Gal “Fior d’olivi”, ciclisti e ambientalisti, e i Comitati di quartiere.

La seconda è quella conoscitiva, e quindi la promozione di conoscenza basata su basi scientifiche, attraverso opuscoli, materiale informativo, visita ai luoghi infetti (operazione, questa, già effettuata) e una apposita sezione sul sito comunale, anche grazie al materiale realizzato dagli studenti del Liceo scientifico “Galileo Galilei”.

Terza cosa da fare è la promozione di contatto con Comuni limitrofi per concordare azioni coordinate e fare pressione sui livelli istituzionali sovracomunali, e infine il coinvolgimento dei diversi stakeholder per la mappatura dei terreni incolti e abbandonati. ….

Fonte: www.dabitonto.com