Il professor Bucci: “No al processo alla scienza”

Enrico Bucci, Adjunct Professor in Systems Biology SHRO presso la Temple University di Philadelfia, commenta da scienziato, su ‘Il Foglio Quotidiano‘ di ieri 8 maggio, l’archiviazione della Procura di Lecce del procedimento contro dirigenti pubblici e ricercatori in merito alla diffusione di Xylella fastidiosa pauca ST53

Tutte le accuse sono state archiviate, tutti gli indagati sono stati prosciolti. Bene, ma non basta.

Perchè nelle 44 pagine di archiviazione dell’inchiesta su Xylella ci sono molte cose che non tornano.

Ancora oggi non vi è chiarezza scientifica nè sulla piena conoscenza del fenomeno naturale, nè sulle sue cause e, tanto meno, sui rimedi“. Questa affermazione contenuta nel Decreto di archiviazione del Gip del Tribunale di Lecce lascia letteralmente esterrefatti per diversi motivi.

In primo luogo, non si capisce quale grado di chiarezza scientifica il giudice richieda quando, in almeno tre diverse nazioni, in due diversi continenti, Xylella fastidiosa subspecie pauca, è stata trovata su ulivi che manifestavano sintomi di disseccamento. E questo lo dicono almeno nove diverse pubblicazioni scientifiche, fatte da gruppi di ricerca diversi in tutto il mondo, su riviste scientifiche peer-reviewed (ndc: la peer review, in italiano “revisione alla pari”, è una procedura di selezione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da specialisti nell’ambito in questione (i cosiddetti referee) che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione).

Non si capisce cosa si potrebbe fare di più per convincere i giudici, oltre a condurre esperienze in laboratorio che la comunità scientifica internazionale ha giudicato solide, così che i massimi esperti al mondo di Xylella hanno stabilito che sì, quella subspecie di Xylella – non altre – causa il disseccamento rapido dell’ulivo.

Volendo trovare degli esperti imparziali perchè non si è dato ascolto almeno all’Accademia dei Lincei, la quale si è più volte, anche recentissimamente (ndc: vedi articolo da noi riportato il 4 maggio scorso), pronunciata con chiarezza su quali siano le cause e quali le contromisure da prendere, scrivendo per esempio ” i ricercatori hanno indicato con certezza Xylella come responsabile del complesso del disseccamento rapido dell’ulivo, sin dalla prima identificazione certa del batterio, nel 2013“?

In secondo luogo, il Gip riprende e sposa integralmente le argomentazioni della Procura anche quando la stessa, nel tentativo di dimostrare che le misure di contenimento sarebbero inutili, attribuisce la seguente citazione ad uno dei massimi esperti mondiali di Xylella, il prof. Alexander Purcell :”Non fate il nostro errore: contro Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante”.

Ma…questa citazione è falsa. Proveniva dalla parlamentare 5S D’Amato ed è stata smentita da Purcell, che difatti ha dichiarato “la citazione fatta dalla D’Amato, sia quella attribuita a me sia quella attribuita al prof. Joao Lopes, è completamente falsa“.

Eppure, sulla base di questa falsa citazione, la Procura arriva a dire “proprio sulla base di questi presupposti, come noto, si procedeva al sequestro di specifiche piante d’ulivo, ed in particolare delle piante d’ulivo interessate dai provvedimenti di rimozione“.

Simili presupposti sono bastati alla Procura per procedere, mentre a nulla sono valse le indicazioni di Purcell :”Se il batterio si muove principalmente da ulivo ad ulivo, la rimozione degli alberi può rallentare la diffusione della malattia“.

E con lui concorda l’EFSA, organismo europeo pure abbondantemente citato negli atti, ma di cui si omette di ricordare il parere scientifico del 6 gennaio 2015, il quale ha ribadito la necessità della misura preventiva di eradicazione.

In terzo luogo, seppure non ci si volesse riferire ad organismi scientifici vorrei allora capire come conciliare ciò che si legge negli stralci dell’atto di archiviazione riportati da altri organi di stampa contro le misure di eradicazione con quanto ha ribadito la Corte europea, quando ha detto, a proposito delle decisioni della Commissione europea sul contenimento di Xylella fastidiosa, che “occorre constatare che la Commissione ha potuto legittimamente considerare che l’obbligo di rimozione immediata delle piante infette era una misura appropriata e necessaria per impedire la diffusione del batterio Xylella“.

E anche “la Commissione ha potuto legittimamente considerare, tenuto conto dell’ampio potere discrezionale di cui dispone in materia, che l’obbligo di immediata rimozione di tutte le piante ospiti situate in prossimità delle piante infette costituiva […] una misura appropriata e necessaria per evitare la propagazione del batterio Xylella“.

In quarto luogo, si vorrebbe capire come mai la Procura assuma che le discussioni scientifiche e la preparazione dei tecnici all’eventualità che in Italia potesse arrivare Xylella fastidiosa siano prova del fatto che, in realtà, i ricercatori avessero già identificato il batterio e semplicemmente per proprio interesse non ne dichiarassero la presenza in Puglia.

Nello specifico, si citano le presentazioni del prof. Jaap Janse, che già nel 2009 mostrava foto di ulivi californiani infetti da Xylella fastidiosa (della varietà multiplex, non pauca!) ed il workshop del 2010 tenuto presso lo IAM, che aveva tra i suoi scopi formare gli operatori fitosanitari per fronteggiare un eventuale atrivo di Xylella.

I pompieri devono essere formati per affrontare gli incendi prima che il fuoco arrivi; allo stesso modo, i tecnici fitosanitari di tutto il mondo si tengono pronti all’arrivo di Xylella, come a quello di altre minacce.

Del resto nelle presentazioni che si facevano in quegli anni, si fa chiaramente riferimento al fatto che Xylella non era ancora stata reperita in Europa; in che modo dunque questo sarebbe un indizio del fatto che i ricercatori già sapevano?

Si potrebbe obiettare che i disseccamenti erano evidenti e dunque, dato che si parlava già di Xylella, si sarebbe dovuta accendere una lampadina fin da subito nella testa degli scienziati.

Però si deve sapere che all’epoca l’unica sottospecie nota per infettare gli ulivi era la multiplex, che provoca sintomi di scarsa entità se non del tutto assenti in una piccola percentuale delle piante infettate – come era noto all’epoca in letteratura.

Del resto se qualcuno, come il prof. Martelli, ha finalmente la giusta idea, la Procura non trova di meglio che sospettare della sua “folgorante intuizione“, riportando sempre tra virgolette e con evidente scherno la dicitura.

Prima del 2013, ricercatori colpevoli per non avere capito immediatamente cosa stesse succedendo; dopo il 2013, colpevoli per averlo intuito.

In quinto luogo, il massimo dello straniamento in chi legge viene indotto quando si afferma che alcuni degli indagati abbiano “importato ceppi di  Xylella dall’estero (ai fini di studio e di sperimentazione scientifica) e ne abbiano fatto oggetto di studi e, verosimilmente, di sperimentazione in campo“.

Bisogna proprio essere aiutati a capire: su cosa poggia quel “verosimilmente“, visto che non vi è traccia di tali sperimentazioni in campo aperto ed il batterio che ha originato l’epidemia è di ceppo totalmente diverso?

Se si avrà la bontà di rispondere a questi interrogativi fatti da un cittadino e da un’attonita comunità scientifica, sono sicuro che sarà ripristinata quella indispensabile fiducia nell’Autorità giudiziaria che, ad oggi, risulta gravemente compromessa.

prof. Enrico Bucci – Adjunt Professor in Systems Biology SHRO – Temple University, Philadelphia

Decreto_Archiviazione_10497-2015.PDF