La Commissione europea boicotta l’olivicoltura italiana

Spagna e Tunisia hanno vinto e si prenderanno il settore olivicolo-oleario per i prossimi quattro anni, cercando di dare al prodotto la natura di commodity. Via il panel test, sdoganamento degli oli dolci e magari anche dei deodorati. Questo è il futuro che ci attende

La seduta del Comitato prodotti di base (Pro.Ba), organo del Consiglio dei paesi membri che decide sulle derrate agricole, che si è riunito lo scorso 24 maggio), ha di fatto deciso di dare il via libera alla conferma degli attuali vertici del Coi.

Nel corso della riunione l’Italia ha provato a bloccare il tentativo, già avviato dall’estate 2018, di un rinnovo dell’attuale dirigenza del Consiglio oleicolo internazionale. Il nodo del contendere era politico, rivendicando l’Italia un ruolo di prim’attore in quel consesso, anche se ufficialmente ha solo contestato la procedura di rinnovo degli attuali vertici del Coi.

Il risultato è stato che l’Italia, in seno al Pro.Ba., ha ottenuto un blocco dell’iniziativa, non essendoci la maggioranza politica per deliberare, salvo prendersi una dura reprimenda della Commissione europea che, motu proprio, in assenza di una presa di posizione politica, ha deciso che l’Unione europea durante il Consiglio del Coi del 22 giugno, si asterrà, dando di fatto il via libera alla conferma della riconferma del tunisino Ghedira come direttore esecutivo e dello spagnolo Lillo come direttore aggiunto per i prossimi quattro anni.

Non solo la Commissione europea si rimangia la promessa fatta al nostro Paese quattro anni fa di proporre un direttore esecutivo italiano ma addirittura ci boicotta apertamente, di fatto esponendo l’intero consesso europeo a una figuraccia epocale.

Infatti l’Unione europea è la principale produttrice d’olio d’oliva al mondo e contribuisce per il 60-70% al budget del Consiglio oleicolo internazionale ma, quando si tratterà di esprimerne i vertici, si tirerà indietro, lasciando così al mondo arabo l’imprimatur, anche simbolico, della decisione.

L’Unione europea non ci fa una bella figura ma l’Italia è sconfitta e, bisogna ammetterlo, un po’ se l’è cercata.

Quando si è trattato, come filiera, di esprimere una posizione unitaria si sono rivelate le profonde divisioni esistenti ed inconciliabili tra le due anime che la costituiscono.

Insomma, i poteri forti certamente hanno ostacolato il nostro Paese ma noi ce l’abbiamo messa tutta per dar loro una mano.

di Alberto Grimelli

 

Fonte: www.teatronaturale.it