La Xylella arriva a Monopoli: il batterio è nel Barese

L’ultimo «paccotto» di Babbo Natale: la Xylella fastidiosa colpisce un ulivo (ma potrebbe non essere il solo) a Monopoli, entrando in modo ufficiale nel Barese. La notizia è già stata comunicata a Roma.

Il 2018 si chiude così nel peggiore dei modi: la batteriosi killer degli ulivi (ha però mietuto vittime anche fra altre varietà come gli albicocchi e i mandorli) sposta ancora più a Nord della Puglia il fronte d’avanzamento.

Colpendo un albero a Cisternino, aveva sfiorato per soli otto chilometri il Barese e, precisamente l’agro di Locorotondo e – qualche giorno fa – aveva messo le tende a Fasano, a un tiro di schioppo dal Barese.

La nuova demarcazione dovrà essere fissata a 10 chilometri a Nord oltre Monopoli. Ora il quadro «clinico» cambia in maniera radicale: la patologia approda nella provincia in cui l’olivicoltura non è solo uno dei principali volani economici (l’incidenza in termini di Pil è considerevole), ma è anche cultura.

Negli ulivi c’è un pezzo di storia e di cuore delle famiglie pugliesi, della civiltà contadina.

L’olio extravergine – quello vero e non deodorato e colorato, che affolla gli scaffali dei supermercati – fa parte del corredo genetico degli abitanti della provincia di Bari. È bene sottolinearlo.

In altri termini, se è vero che l’olivicoltura ha un’importanza enorme in Puglia, è altrettanto vero che nel Barese ha la funzione di pilastro portante.

La domanda s’impone: la Xylella quando arriverà nel Nord Barese e nella Bat?

Se fino ad oggi era possibile – sia pure in maniera forzata – pensare che potesse non giungere, adesso, con l’individuazione di un ulivo colpito a Monopoli è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà e pregare che approdi il più tardi possibile.

Di certo, se la strategia di contrasto non verrà inasprita, non sarà più possibile credere che la malattia potrà risparmiare le due aree olearie d’eccellenza in cui si produce «oro giallo» dall’acidità prossima allo zero.

Non è superfluo ricordare che questo nettare viene utilizzato per «costruire» prodotti che vengono spacciati per toscani e liguri a prezzi esorbitanti.

Adesso, ci si deve solo augurare che qualcuno si metta la mano sulla coscienza e la smetta di opporsi alla linea della scienza, recepita dalla Commissione europea e, quindi, nei piani dell’allora commissario delegato del governo, il generale Giuseppe Nicola Silletti, di Santeramo in Colle.

Non si può pensare di arrestare l’avanzata della patologia senza eseguire le «buone pratiche», senza sradicare gli ulivi colpiti dal patogeno e senza utilizzare gli insetticidi.

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it