L’Italia apre la partita per il prossimo direttore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale

In due differenti interrogazioni parlamentari, al Senato e alla Camera, maggioranza e opposizione chiedono al Ministro dell’agricoltura Centinaio il rispetto degli accordi internazionali e che spetti all’Italia la guida dell’organismo internazionale dell’olio di oliva per i prossimi quattro anni

Spagna e Tunisia hanno fatto blocco, per prorogare per i prossimi quattro anni, il ticket Ghedira-Lillo alla guida del Consiglio Oleicolo Internazionale.

Con clamoroso ritardo l’Italia decide di riaprire la partita, forse, chiedendo il rispetto dei patti, ovvero che sia un italiano alla guida del Coi per i prossimi quattrto anni.

Lo fanno maggioranza e opposizione con due differenti interrogazioni parlamentari, che riportiamo di seguito, al Ministro all’agricoltura Centinaio.

La volontà è riaprire una partita che, soprattutto per la Spagna, considerava chiusa dall’inizio dell’anno quando la proposto al Pro.Ba (comitato prodotti di base del Consiglio europeo) il rinnovo degli attuali vertici del Coi, progetto bloccato in quel momento dall’Italia con una tattica di rinvio che non sarebbe stata sostenibile a lungo, senza una forte volontà di indirizzo politico.

La attuali interrogazioni parlamentari potrebbero dare ulteriori slancio all’iniziativa italiana, in vista del comitato Pro.Ba del prossimo 8 aprile, durante il quale verrà nuovamente esaminata la questione del Consiglio oleicolo internazionale.

Interrogazione parlamentare Senato (PD)

Interrogazione a risposta orale
Al Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo

Premesso che:

  • il Consiglio Oleicolo Internazionale è l’unica organizzazione internazionale al mondo dedicata all’olio d’oliva e olive da tavola, contribuisce in modo decisivo allo sviluppo responsabile e sostenibile dell’olivo, e fornisce un forum mondiale in cui le politiche vengono discusse ed adottate per affrontare le sfide che attendono il settore;
  • la Tunisia è alla guida del suddetto organismo da ormai quattro anni mentre
  • alla Spagna, che da diciassette anni ininterrotti, a Bruxelles, ricopre la carica di capo unità o vice capo unità dell’olio d’oliva e delle materie grasse, è attribuito il direttore esecutivo aggiunto;
  • nei giorni scorsi, il governo spagnolo ha proposto a Bruxelles di riconfermare il ticket tunisino-iberico Ghedira-Lillo alla guida del Consiglio oleicolo per i prossimi quattro anni;
  • tale decisione andrebbe a consolidare quella che appare sempre con maggiore evidenza come una diarchia nel settore con la Spagna leader indiscussa sul fronte europeo e la Tunisia che sta ritagliandosi un ruolo di primo attore nel mondo arabo, grazie anche al coinvolgimento dell’Egitto che ha assunto la presidenza del COI per tutto il 2019, e che si sublima nel tentativo di eliminare il panel test per l’olio di oliva extravergine;
  • l’intervento del Ministero degli esteri italiano, che ha ricordato l’esistenza di un patto politico europeo che prevede l’assegnazione all’Italia della guida del Coi, scaduto il mandato di Ghedira, ha di fatto sospeso questa determinazione;

considerato che:

  • come riportato in un puntuale articolo pubblicato sul giornale “Italia oggi”, su impulso della Tunisia, la Lega Araba sta pensando di arrivare alla leadership del settore olivicolo-oleario, giungendo in pochi anni a una produzione di 1.2-1.4 milioni di tonnellate, riuscendo così a condizionare i mercati e la quotazione mondiale dell’olio d’oliva;
  • la produzione media cumulata di Tunisia, Marocco, Algeria, Turchia, Siria, Giordania, Libano ed Egitto arriva a poco più di 800-900 mila tonnellate, ovvero un terzo di quella mondiale;
  • l’Italia sta attraversando un momento di rilevante difficoltà, stretta dall’emergenza Xylella e dai danni provocati dalle gelate dello scorso anno, che di fatto hanno portato a registrare nel 2018 un dimezzamento della produzione attesa,

si chiede di sapere:
se il ministro interrogato è a conoscenza dei fatti sopra riportati;
se sono state assunte determinazioni riguardo alla posizione che l’Italia intende assumere nell’indicazione del nuovo vertice dell’Organismo COI;
quali iniziative il ministro in indirizzo intende avviare al fine di sostenere e puntellare la posizione italiana di leadership culturale nel mondo olivicolo-oleario.

Dario Stefàno
Mino Taricco
Caterina Biti
Ernesto Magorno
Daniela Sbrollini

Interrogazione parlamentare Camera (M5S)

Interrogazione a risposta in Commissione:

GALLINELLA, CILLIS, PARENTELA e LOMBARDO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

  • il Coi, Consiglio oleicolo internazionale, costituito nel 1959 sotto il patrocinio delle Nazioni Unite nell’ambito degli accordi sui prodotti di base (Pro.Ba), è l’organizzazione mondiale intergovernativa nel settore dell’olio di oliva e delle olive da tavola e rappresenta l’unico forum di confronto istituzionale a livello internazionale nella determinazione di linee di azione per affrontare le sfide del settore;
  • il Coi ha sede a Madrid e vi aderiscono attualmente 15 Stati membri, tra cui l’Unione europea che rappresenta 28 Stati che, sommati agli altri 14 membri, portano complessivamente a 42 le nazioni che hanno sottoscritto l’accordo internazionale dell’olio di oliva e delle olive da tavola. Gli altri 14 membri sono: Algeria, Argentina, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Libia, Montenegro, Morocco, Stato di Palestina, Tunisia, Turchia e Uruguay;
  • l’Italia, tra i Paesi fondatori, è membro dell’organismo intergovernativo dalla data della sua costituzione, cioè dal 1959. Dal 1979, con l’adesione dell’allora Comunità europea al Coi, gli interessi del nostro Paese sono stati trasferiti in capo all’attuale Unione europea che li «rappresenta» e li cura attraverso la direzione generale dell’agricoltura (Dg Agri) di Bruxelles, cui il nostro dicastero agricolo si riferisce;
  • l’attuale vertice di Governo del Coi vede come direttore esecutivo un rappresentante della Tunisia, come direttori aggiunti uno spagnolo e un turco. Essi, con l’appoggio dei Paesi della Lega araba all’interno del Coi, della Turchia e della Commissione europea hanno già chiesto la proroga del loro mandato per altri 4 anni, cioè fino al 31 dicembre del 2022;
  • la proroga rappresenterebbe un cambiamento degli accordi raggiunti tre anni fa sulla figura del successivo direttore esecutivo che avrebbe dovuto essere un italiano;
  • la richiesta di proroga è sostenuta soprattutto dalla Spagna che attualmente detiene il direttore aggiunto presso il Coi;
  • la Spagna avrebbe chiesto e ottenuto nel 2019 l’appoggio dell’Italia per eleggere uno spagnolo alla presidenza dello Chieam (il centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei con sede a Parigi) e chiesto e ottenuto altresì l’appoggio del nostro Paese per sostenere la candidatura di un rappresentante spagnolo alla direzione generale dell’Oiv (l’organismo internazionale della vite e del vino con sede a Parigi), conseguita il 23 novembre 2018;
  • la Spagna mantiene la sede e il 90 per cento del personale del segretario esecutivo;
  • lo sbilanciamento eccessivo verso la Spagna consegue, a quanto consta all’interrogante, dalla ventennale presenza negli organi direzionali della Dgagri dell’Unione europea di membri spagnoli;

oggi vi è una ulteriore «minaccia» per l’Italia in seno al Coi, ovvero il tentativo della Lega araba di rafforzare il proprio peso e prendere decisioni anche economiche sui futuri mercati dell’olio di oliva, che per tali Stati non è un alimento di qualità, ma una semplice e formidabile commodity –:


se, per quanto di competenza e nell’ambito degli imminenti appuntamenti delle riunioni dei «Pro.Ba» in sede di Unione europea e della riunione in sede di consiglio del Coi che si terrà a Marrakech dal 17 al 21 giugno 2019, non intendano mantenere ferma la posizione dell’Italia contraria al rinnovo dell’incarico dagli attuali direttori del Coi, richiedendo, invece, che sia un candidato italiano a subentrare al vertice del Coi stesso o comunque alle altre cariche direttoriali;
se, per tali fini, non ritengano altresì opportuno convocare, per acquisire le informazioni di merito, l’alto funzionario italiano presente nel Coi e già candidato nel 2015.