Ministero dell’agricoltura unito a quello del turismo: in arrivo altra inutile burocrazia

Il Ministero delle Politiche agricole si sentiva solo; ecco allora che gli è stato accorpato quello del turismo. Una scelta che comporta anche il cambio di denominazione: il nuovo dicastero infatti si chiama ora Ministero delle politiche agricole, forestali e del turismo, la cui sigla diventa Mipaaft con la “t” finale.

Un carrozzone in più …con unione di competenze che nulla sembrano avere a che fare le une con le altre. Ma non è solo così, come sottolinea Pinton: “Il 2 agosto 2018, la Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica del ministero, con nota Prot.n. 56944 ha informato tutti gli organismi di controllo dei prodotti DOP e IGP che le diciture “Certificato da Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaf” e “Certificato da Autorità pubblica designata dal Mipaaf” – da riportarsi obbligatoriamente sulle etichette – dovranno essere sostituite dalle diciture “Certificato da Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaft” o da “Certificato da Autorità pubblica designata dal Mipaaft”.
Ciò comporta un cambiamento per le aziende, con la produzione di nuove grafiche per le proprie etichette e, soprattutto, con perdite di tempo. “Sembra una sciocchezzuola, ma così non è – precisa il segretario.. – In Italia abbiamo 296 prodotti DOP e IGP che interessano oltre 83mila aziende (fonte: Istat) di cui oltre 7.500 si occupano della trasformazione. Aggiungiamo poi oltre 70mila aziende nel settore biologico, cioè più di 64mila agricoltori, 7.500 dei quali trasformano direttamente i propri prodotti, e oltre 7.500 imprese di sola trasformazione e si capisce la portata di un provvedimento che aggiunge una “t” a un acronimo. Le aziende comunque potranno prima esaurire tutte le scorte di vecchie etichette”.
La cosa buffa è che nessun regolamento europeo prescrive indicazioni quali “Certificato da Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaft”. Il ministero, nel tempo, ha più volte dimostrato insofferenza nei confronti della normativa UE, ma rimane il fatto che le disposizioni nazionali non possono obbligare a indicazioni in etichetta diverse da quelle tassativamente richieste dalla pertinente disciplina europea.
Il segretario conclude con una considerazione: “Il primo punto del programma presentato alle Camere dal neo-ministro Centinaio s’intitola Semplificazione e organizzazione, recita che la prima istanza è ridurre drasticamente i costi della burocrazia che gravano sul mondo della agricoltura ed esprime l’impegno che recita In tutte le azioni dobbiamo ridurre al minimo il peso della burocrazia. Un costo occulto delle nostre aziende, che troppo spesso spendono giornate e giornate dietro moduli, richieste, duplicazioni di controlli, annunciando che Semplificazione, quindi, non dovrà essere una parola vuota, ma la nostra cifra distintiva. Alla luce di questo, forse non si è partiti proprio con il piede giusto”.