gennaro sicolo

Nasce Italia Olivicola: l’intervento del presidente Gennaro Sicolo

La costituzione della nuova aggregazione di produttori olivicoli a livello nazionale è stata ispirata, in primo luogo, dalla volontà di affrontare le impegnative sfide che attendono il sistema dell’olio extra vergine di olivo italiano, nel breve e nel lungo termine.

Riteniamo sia necessario invertire la rotta e riprendere a crescere, in termini di capacità produttiva e di abilità ad affrontare i mercati a livello domestico e internazionale, facendo in modo di riconquistare la storica posizione di leadership che l’Italia ha lungamente e solidamente ricoperto in passato.

La nuova organizzazione ha l’ambizione di essere interlocutore privilegiato delle componenti industriali e commerciali della filiera, nonché delle Istituzioni pubbliche nazionali e regionali, per costruire in maniera condivisa una strategia di sviluppo, modernizzazione e consolidamento del nostro settore.

I numeri di Italia Olivicola ci inducono ad essere ambiziosi e ci danno la forza per essere protagonisti. Siamo primi come olivicoltori aderenti, superficie coltivata e, soprattutto, abbiamo il primato in termini di produzione commercializzata, grazie alla rete di cooperative, organizzazioni di produttori e strutture di secondo grado diffuse sul territorio. In aggiunta, siamo l’unica organizzazione economica di produttori olivicoli italiani a vantare una presenza consolidata, ampia e riconoscibile sul mercato internazionale, conquistata grazie alle attività di esportazione, di promozione e comunicazione e di partecipazione a missioni e fiere.

Emblematico a tale riguardo è il progetto avviato 3 anni orsono da CNO e UNASCO, insieme a UNAPOL, rivolto ai mercati emergenti di Cina e Taiwan. Ecco di seguito le cifre chiave della nuova aggregazione:

  • Numero di produttori olivicoli aderenti: 250.000, corrispondenti al 50% del totale degli operatori attivi in Italia
  • Superficie olivicola rappresentata: 280.000 ettari
  • Numero di organizzazioni di produttori attive sul territorio nazionale: 57 OP presenti in 15 diverse Regioni italiane
  • Valore della produzione commercializzata: 54 milioni di euro
  • Quota del fatturato destinato all’esportazione: 70%
  • Numero di mercati europei ed extra europei serviti: 42
  • Incremento delle esportazioni negli ultimi 3 anni: 60%

La commercializzazione   realizzata in sinergia con Finoliva Global service — Alce Nero — Montalbano Agricola Alimentare— Certified Italia, opera in una rete di imprese, composta da cooperative, centri di deposito e imbottigliamento, strutture di servizi logistici, controllo qualità e di marketing, i quali insieme sviluppano ungirodi affari di oltre 300 milioni di euro.

Il sistema ITALIA OLIVICOLA lavora e commercializza esclusivamente olio extravergine di oliva 100% italiano —- DOP -IGP-Monovarietali e BIOLOGICO prodotto esclusivamente dai nostri soci.

Forti di tali numeri e sostenuti dalla esperienza di decenni a servizio del sistema olivicolo nazionale (il CNO ha festeggiato i50 anni di attività nel 2016 e l’UNASCO i 40anni dalla fondazione quest’anno) siamo determinati a portare avanti alcune sfide strategiche per il rilancio del settore ed incidere fortemente nello sviluppo dello stesso.

La sfida della modernizzazione e dell’aumento della capacità  produttiva

La prima sfida è di favorire le condizioni per l’incremento della capacità produttiva dell’olivicoltura italiana che ha perso molto terreno negli ultimi anni.

Nel 2015, il nostro Ministero ha lanciato il Piano Olivicolo Nazionale, parlando di un obiettivo produttivo di 600.000 tonnellate. Siamo tremendamente in ritardo e di questo passo il traguardo sarà irraggiungibile.

La scorsa campagna (2017-2018), ottima dal punto di vista quantitativo e qualitativo, il nostro Paese ha prodotto 428.000 tonnellate. Quest’anno, le previsioni indicano che ci si attesterà sulle 215.000 tonnellate.

Fino agli inizi degli anni ottanta eravamo i primi produttori al Mondo. Poi, per qualche decennio siamo stati i secondi dopo la Spagna. In prospettiva rischiamo di essere declassati al quinto posto.

A tale proposito si consideri quanto segue:

  • La Tunisia si è data un target produttivo di 230.000 tonnellate entro il 2020 e sta pensando a piani ancora più ambiziosi per il futuro;
  • La Turchia ha un obiettivo di 450.000 tonnellate entro il 2023;
  • In Portogallo c’è un elevato dinamismo delle imprese che ha prodotto risultati eclatanti negli ultimi anni. Dal 2000 ad oggi la produzione di olio è triplicata e la produttività (resa in olio per ettaro) è aumentata del 150% negli ultimi 15 anni;
  • La Grecia nella prossima campagna stima una produzione di 250.000 tonnellate, in calo rispetto a 346.000 del 2017-2018.

Non ci dobbiamo guardare solo dai quattro concorrenti indicati. Ci sono altri Paesi produttori dinamici con una filiera olivicola in forte espansione, come il Marocco, l’Argentina, il Cile, l’Australia.

Non sarà facile rilanciare la produzione di olio di oliva in Italia, perché le cause del declino sono molteplici e quindi bisogna agire su diversi fronti.

L’epidemia di Xylella ha assestato un colpo micidiale alla capacità produttiva delle aree colpite. La provincia di Lecce ha perso il 37% della produzione di olio in pochi anni (dati ISTAT), la zona ionica registra perdite dell’’80-90%.

In generale, il sistema olivicolo italiano ha una insoddisfacente capacità di resistenza nei confronti degli eventi esterni.

A tale proposito basta osservare ciò che sta accadendo in questa campagna di commercializzazione, con le ben note problematiche delle gelate alla fine dell’inverno e la mosca dell’ulivo in questo periodo.

La nostra proposta si basa essenzialmente su due soluzioni: l’innovazione e gli investimenti per la modernizzazione e la competitività.

Chiederemo al Mipaaft ed alle Regioni di puntare all’utilizzo degli strumenti della consulenza e dell’assistenza tecnica, alla diffusione delle nuove tecnologie ed al potenziamento del fattore conoscenza.

L’Unione europea sta spingendo per andare in tale direzione; ma in Italia non siamo riusciti a sfruttare le potenzialità dei Psr che ci dovrebbero aiutare in tal senso.

Per quanto riguarda gli investimenti, riteniamo si debba mettere mano al piano olivicolo nazionale, tuttora in fase di applicazione, ma con risultati inesistenti, perché è mancata la sinergia tra il Ministero e le Regioni e c’è stata una evidente sproporzione tra obiettivi dichiarati e mezzi disponibili.

Con la riforma della Pac post 2020, è necessario preparare un unico piano strategico nazionale, nel quale programmare tutti gli interventi di sostegno all’agricoltura, nel nostro settore è necessario utilizzare tutti gli strumenti a disposizione nel prossimo futuro: dal piano strategico nazionale, al piano settoriale previsto dalla riforma post 2020 fino ad un rilancio del Piano Olivicolo Nazionale che si era dato grandi obiettivi con poche risorse e non ancora utilizzate.

Il cambio di impostazione della riforma prevede, rispetto all’attuale situazione, un unico piano strategico sostituendo la programmazione regionale.

In un sistema istituzionale che vede le Regioni come enti concorrenti nella politica agricola nazionale va individuato un percorso condiviso dagli attori del settore per evitare una eccessiva centralizzazione.

Il tema della condizionalità rafforzata può essere una innovazione interessante per combattere l’abbandono degli oliveti, a patto che non sia appesantita da ulteriori impegni burocratici e sia accompagnata da controlli efficaci e costanti.

Siamo convinti del mantenimento della Ocm settoriale perché riteniamo fondamentale che, oltre alla ristrutturazione dei nostri oliveti,sia fondamentale il ruolo delleOP e AOP nella commercializzazione e nella concentrazione dell’offerta del nostro prodotto indispensabile in un settore con una produzione estremamente frastagliata.

È evidente che è questo lo strumento con il quale lavorare per recuperare il tempo perduto e mettere in atto soluzioni calibrate sulle diverse esigenze, come il tema degli oliveti abbandonati, il recupero della potenzialità produttiva nelle aree colpite da Xylella, il finanziamento di nuovi e moderni impianti nelle aree del Paese con la maggiore suscettibilità olivicola.

La sfida della trasparenza del mercato e difesa del made in Italy

Se c’è un primato che l’Italia olivicola ancora mantiene saldamente rispetto agli agguerriti concorrenti a livello europeo e mondiale, questo primato è la distintività della nostra produzione sinonimo di qualità.

Tale termine raggruppa una moltitudine di attributi che comprendono:

  • la ricchezza varietale con oltre 450 diverse cultivar, molte delle quali con un forte legame territoriale che è trasferito in modo riconoscibile fino al prodotto finito;
  • la sostenibilità e biodiversità della nostra produzione, basata su impianti produttivi e tecniche agronomiche che sono in armonia con l’ambiente ed il territorio ed hanno un basso impatto sulle risorse naturali;
  • la qualità organolettica della produzione, con una segmentazione di mercato che non ha pari a livello internazionale in termini di varietà e numerosità di oli extra vergine di oliva di alta gamma

Gli ultimi dati di luglio 2018 dell’osservatorio di mercato dell’olio di oliva dell’Unione europea ci dicono che il prezzo medio dell’olio extra vergine italiano è superiore del 60% rispetto a quello spagnolo e del 64% rispetto al prodotto greco.

Il differenziale di prezzo a nostro favore è un’eredità che ci proviene dal passato ed abbiamo il dovere di salvaguardarlo ad ogni costo, respingendo gli attacchi che talvolta provengono anche dall’interno della filiera.

Ricorderete la vicenda di fine giugno — inizio luglio quando è stato ideato il cosiddetto “olio Italico”: un prodotto italiano nel nome, ma non nella sostanza, visto che si parlava di una miscela composta da non oltre il 50%di olio nazionale.

Noi di Italia Olivicola evitiamo le scorciatoie e siamo convinti che ci sia solo una strada da percorrere: quella del “100%italiano”.

Ancora più difficile e impegnativa sarà la battaglia che quotidianamente combatteremo contro il fenomeno delle frodi e delle adulterazioni che non accennano a placarsi, nonostante i tanti risultati raggiunti in campo legislativo e nell’attività di controllo e di repressione messe in atto della Autorità nazionali.

Un commento a parte va fatto sui rapporti tra produttori olivicoli italiani e grande distribuzione. Dobbiamo capire, una volta per tutte, se siamo alleati o contendenti.

Nel primo caso, dovremmo avere delle strategie in comune per valorizzare la qualità del prodotto italiano, per tutelare il consumatore e per ripartire in modo equilibrato la ricchezza prodotta tramite la vendita del nostro olio extra vergine di oliva.

Così come abbiamo fatto con successo con una parte dell’industria olivicola italiana, anche con la distribuzione organizzata dovremmo sottoscrivere accordi di filiera per regolare aspetti di elevata importanza come:

  • le promozioni del prodotto sullo scaffale, evitando, ad esempio, le vendite sottocosto, per prolungati periodi dell’anno, magari nelle fasi più delicate per la formazione dei prezzi a livello agricolo;
  • il corretto immagazzinamento del prodotto e l’ottimale esposizione sullo scaffale, per salvaguardare le caratteristiche qualitative;
  • la rinuncia della GDO all’utilizzo delle pratiche sleali, come possono essere ad esempio quelle delle aste elettroniche al ribasso che in certi comparti agro-alimentari (come i formaggi DOP stagionati) sta creando grande scompiglio;
  • l’equilibrata fissazione del prezzo, tale da consentire un giusto ritorno economico a favore dell’olivicoltore e la corretta remunerazione della qualità, della sostenibilità, dell’origine e provenienza e della tracciabilità del prodotto.

Le linee guida della nuova aggregazione

| progetti e gli obiettivi di Italia Olivicola sono molteplici, ma quattro sono gli indirizzi strategici che ispireranno la nostra azione e ci guideranno nell’azione che andremo intraprendere a partire dai prossimi giorni

1.    CONCENTRARE L’OFFERTA

Abbiamo l’ambizione di aumentare il valore della produzione commercializzata delle nostre OP e cooperative, fino a rappresentare il 100% dell’olio prodotto dagli olivicoltori aderenti.

Il nostro sogno è di estendere il sistema della tracciabilità sull’intera produzione rappresentata, in modo da intercettare una maggiore quota del valore aggiunto a favore del produttore agricolo, sfruttando le opportunità di mercato che ci sono per chi è in grado di assicurare olio extra vergine di oliva 100% italiano, con garanzia dell’origine e certificazione della qualità ottenuto tramite tecniche di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale.

Qualità, origine garantita e sostenibilità saranno le nostre parole chiave.

2.    MIGLIORARE IL REDDITO PER GLI OLIVICOLTORI

Riteniamo che sia una priorità assoluta migliorare il reddito degli olivicoltori e sappiamo molto bene che per raggiungere questo traguardo che sembra pura utopia sia necessario lavorare su diversi fronti.

In primo luogo occorre migliorare la competitività della produzione, tramite un piano di investimenti per la modernizzazione del patrimonio olivicolo nazionale, da incentivare con il piano di settore di peso, utilizzando le sinergie con gli interventi della Pac 2021-2027.

In secondo luogo, è necessario rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori nella filiera e superare la condizione di subalternità rispetto agli altri operatori economici.

Il terzo elemento sul quale punteremo saranno la ricerca e l’innovazione, promuovendo delle relazioni con le Università ed i centri di ricerca pubblici e privati, dai quali ci aspettiamo un notevole contributo per superare alcune criticità del sistema produttivo dell’olio di oliva in Italia e precisamente la bassa produttività, la carenza in termini di resilienza, gli elevati costi di produzione.

La quarta azione per difendere il reddito agricolo è la partecipazione attiva e propositiva nei tavoli europei, nazionali e regionali nei quali si decidono gli interventi di politica agraria. Lavoreremo affinché la Pac 2021-2027 accompagni il processo di sviluppo e di rafforzamento della competitività del nostro settore.

3.   COSTRUIRE UNA FILIERA OLIVICOLA NAZIONALE COESA E MODERNA

Con la costituzione di Italia Olivicola nasce un soggetto che dispone della massa critica e delle capacità organizzative ed operative per dialogare in modo costruttivo dentro la filiera. Noi siamo disposti a lavorare con tutti quelli che mettono al centro della loro azione i seguenti principi:

  • la giusta distribuzione del valore aggiunto tra tutti i partecipanti alla catena produttiva e commerciale;
  • la convinzione che l’origine italiana della materia prima, la tracciabilità del prodotto, la qualità e la sostenibilità siano valori economici ma anche etici dal salvaguardare e da valorizzare;
  • la centralità dell’impresa e del lavoro ed il rispetto di tutti gli uomini e le donne che hanno contribuito al processo produttivo e che hanno diritto ad una stabile e giusta remunerazione per il loro sacrificio;
  • l’importanza di avere un’unica filiera interprofessionale, senza ambiguità.

4.  DIFESA DEL MADE IN ITALY

Non metteremo assolutamente in secondo piano il principio che forse ci ha maggiormente contraddistinto in questi anni, vale a dire la difesa del made in Italy.

Veniamo da battaglie epiche, anche molto recenti, come quella per la difesa del panel test che oscure e minacciose forze interne ed esterne al nostro Paese volevano mettere in discussione, lasciando via libera ad una assoluta anarchia che avrebbe compromesso gli sforzi a favore della qualità.

Lo stesso dicasi per il già menzionato “olio italico” che subdolamente si voleva valorizzare, sfruttando l’immagine e la reputazione del nostro Paese.

Siamo pronti a formalizzare una proposta all’Unione europea, con la quale chiediamo di estendere a tutti i paesi produttori, in modo uniforme, le regole sulla registrazione telematica dei movimenti della materia prima e del prodotto finito e in generale le norme in materia di produzione e commercializzazione.

In Italia il registro telematico è obbligatorio ed ha consentito di raggiungere risultati molto interessanti per la trasparenza e la lotta alla contraffazione.

Vogliamoche l’obbligatorietà sia estesa a tutti.