Una «griffe» per l’extravergine

23 Gennaio 2017 Tagged under

Il lago d’Iseo, dati alla mano, si conferma sempre di più territorio di forte vocazione per l’olio di oliva di qualità.

Tutti i Comuni della sponda bresciana hanno formalizzato l’adesione all’associazione «Città dell’Olio». Ma se è stato Marone, diversi anni fa, a fare da apripista in questa tendenza, un motivo c’è e non è per niente casuale.

Sul territorio comunale infatti, unico esempio sebino che possa vantare questi numeri, sorgono ben nove aziende agricole che producono il pregiato extravergine, prodotto esclusivamente con le olive coltivate in loco. Di queste nove aziende, tre hanno ottenuto la certificazione Dop (la Denominazione di origine protetta) da parte del Consorzio dell’olio extravergine di oliva Laghi lombardi Dop: si tratta dell’azienda agricola Favento, della Ortal e dell’Antica azienda Glisenti.

«Ottenere la Denominazione di origine protetta è molto difficile e burocraticamente complicato - ha spiegato Mauro Zanotti, assessore all’Agricoltura del Comune di Marone - ma da tempo cerchiamo di spingere in questa direzione. L’olio ottenuto deve rispettare parametri molto ristretti ed avere caratteristiche chimiche ben definite, oltre che superare diversi test di assaggio».

L’amministrazione locale ha provveduto quindi a disegnare una bottiglia da mezzo litro unica e caratteristica, oltre a far stampare le etichette per proporre sul mercato l’olio caratterizzato dalla denominazione «Marone città dell’olio-Consorzio Dop Laghi Lombardi».

L’obbiettivo evidente è proprio quello di voler sottolineare la tipicità del prodotto maronese. La volontà e l’impegno - ha confermato l’assessore Mauro Zanotti - sarà ora quello di coinvolgere sempre di più le aziende di Marone nel conseguire la Dop. Marone è la capitale sebina dell’olio, e con questo lavoro lo stiamo confermando. Il prodotto è apprezzato in modo particolare dai turisti che arrivano sul Sebino - rivela fra l’altro l’assessore -: olandesi e tedeschi che alloggiano nelle nostre strutture amano la qualità, e sono disposti a pagarla bene. Dobbiamo continuare su questa linea, perché i prodotti tipici possono fare da volano all’economia lacustre».

da: www.bresciaoggi.it