Martina: l’agricoltura è tornata protagonista

10 Gennaio 2018 Tagged under

Come è noto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le Camere ponendo fine alla Legislatura; le elezioni politiche si terranno il 4 marzo. Prima che la campagna elettorale entri nel vivo e la «battaglia degli slogan» renda impossibile parlare dei problemi concreti, abbiamo posto alcune domande a Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole dal febbraio 2014.

Ministro Martina, lei è titolare del Mipaaf da quasi 4 anni: che voto si darebbe? Quali sono, invece, i capitoli ancora aperti e che non si riuscirà a concludere prima delle elezioni di marzo?

Più che a me darei il massimo dei voti ad agricoltori, allevatori, pescatori e produttori italiani. Animano un settore che è tornato protagonista, anche grazie alla straordinaria stagione di Expo. Abbiamo raggiunto molti dei traguardi che ci eravamo posti, come l’approvazione della legge contro il caporalato e il lavoro nero in agricoltura. Grande soddisfazione anche per la legge contro lo spreco alimentare, quella a tutela della biodiversità e quella per l’agricoltura sociale. Abbiamo avviato anche riforme interne, tra queste la sfida di migliorare il lavoro di Agea in primis .

Tra i capitoli aperti c’è la riforma della nuova Pac post 2020, per renderla sempre più semplice e a misura di azienda agricola. Un altro punto prioritario è fermare il consumo di suolo: serve la prima legge nazionale, per la quale qualche passo in avanti è stato compiuto, ma va rilanciato l’impegno .

Quello dell’etichettatura di origine obbligatoria è un tema che ha suscitato molti consensi, ma anche qualche critica. Quali prospettive ci sono in chiave europea?

La nostra è una scelta chiara, di trasparenza, e siamo pronti a difenderla in ogni sede nazionale e comunitaria, dove ci aspettiamo maggiori aperture per una tutela crescente dei consumatori. Questa deve essere la priorità. Ecco perché bisogna andare avanti per valorizzare e proteggere le nostre filiere e il lavoro di quanti ne fanno parte. In attesa che ci sia una piena attuazione del regolamento europeo in materia, noi comunque garantiamo ai cittadini-consumatori il diritto di conoscere l’origine delle materie prime di latte, pasta, riso e derivati del pomodoro. Basta guardare ai risultati per il settore lattiero per capire che è un’azione di sistema.

La ricerca scientifica in Italia è sempre stata una cenerentola dal punto di vista dei finanziamenti. C’è qualche buona notizia da dare ai ricercatori italiani che si occupano di agricoltura?

Come Governo abbiamo stanziato 31 milioni di euro proprio per il finanziamento del più importante progetto di ricerca pubblica fatto nel nostro Paese su una frontiera cruciale come il miglioramento genetico attraverso le biotecnologie sostenibili e sui big data agricoli. Non solo. Nei mesi scorsi, per riaffermare la fiducia nelle potenzialità della ricerca, abbiamo avviato il processo di stabilizzazione di oltre 500 precari del Crea, investendo in modo chiaro sul capitale umano.

La vicenda del glifosate ha assunto spesso il tono di una battaglia di religione. Qual è il suo punto di vista su quello che potrebbe accadere in Italia nei prossimi anni per quanto riguarda l’uso degli agrofarmaci?

Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre votato contro il rinnovo perché siamo convinti che l’utilizzo di questa sostanza debba essere limitato. Il nostro Paese adotta già dei disciplinari produttivi che limitano l’uso del glifosate a soglie inferiori del 75% rispetto a quelle definite in Europa e l’obiettivo è portare l’Italia all’utilizzo zero entro il 2020.

Il suo libro «Dalla Terra all’Italia» rappresenta la sua visione di agricoltura per l’Italia e una traccia di quello che potrebbe essere un grande progetto nazionale per l’agricoltura.

È un libro politico. Perché produrre cibo, curare un territorio, investire in agricoltura sono atti politici. Ho provato in questo libro a raccontare storie di futuro del nostro Paese. Giovani, innovazione, sostenibilità sono alcune parole chiave di questo libro che descrive la passione, la fatica e la voglia di farcela di tanti protagonisti dell’esperienza agroalimentare nazionale. A questo poi si affiancano le questioni globali dello sviluppo sostenibile e della democrazia del cibo, alle quali – con l’Italia capofila – bisogna dare risposte serie e credibili ripensando la centralità dei modelli agricoli, alimentari e ambientali, investendo su di essi per creare una nuova economia e una nuova cittadinanza. Questo ci spinge a guardare al futuro incoraggiando, come dicevamo prima, la ricerca. Un cambio di passo attraverso scelte più forti che guardino ai deboli, per una nuova società sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Una sfida aperta che riguarda tutti.

di Antonio Boschetti

Fonte: www.informatoreagrario.it