Oliveto che vai, potatura che trovi. I rischi in epoca di cambiamenti climatici

10 Febbraio 2018 Tagged under

La potatura è una pratica agronomica molto importante da cui dipende, in maniera determinante, la produttività di un oliveto. Gestire male la potatura, oggi, significa provocare squilibri vegeto-produttivi, minando la redditività dell'impianto. Il “clima pazzo” obbliga a riflessioni su epoca, turno e intensità di potatura

Il cambiamento del clima ci obbliga a riconsiderare molte acquisizioni tecnico-scientifiche, per tutte le pratiche agronomiche, potatura compresa. Spesso, infatti, si sottovaluta l'impatto che i cambiamenti climatici possono avere su aspetti fondamentali quali epoca, turno e intensità di potatura. Tra inverni miti e gelate precoci o tardive, estati fresche o caldissime, siccità imperante, l'equilibrio vegeto-produttivo dell'olivo viene messo a dura prova, specie in coltura asciutta.

Fare scelte sbagliate in potatura può generare ulteriori squilibri che diminuiscono fortemente la produttività. Non potendo affidarci all'esperienza del passato, occorre riconsiderare anche le acquisizioni scientifiche che consideravamo consolidate, ripartendo dalla fisiologia della pianta.

Epoca di potatura

Gli inverni miti consentono di intervenire con tagli senza eccessivi rischi, legati ad abbassamenti di temperatura che possano compromettere la funzionalità dell'intero albero, di branche o rami. Fermo restando il rischio di gelate improvvise, sempre possibili, i fattori da considerare sono un eccessivo anticipo del risveglio vegetativo e una più agevole diffusione di patologie fungine e batteriche a seguito della potatura.

Un eccessivo anticipo del risveglio vegetativo espone al rischio che la nuova vegetazione possa venir compromessa anche da temperature non eccessivamente basse, intorno ai zero gradi. La compromissione dei nuovi germogli, oltre a diventare uno spreco di risorse per la pianta, può causare un rigoglio vegetativo limitato nella fase post-gelata, con conseguente rischio di un basso potenziale produttivo per l'anno successivo.

Durante inverni particolarmente miti, inoltre, non è raro trovarsi con le piante ancora “in succhio”, ovvero con linfa che scorre nei vasi. Con temperature miti, in presenza di attività linfatica, la possibilità di infezioni fungine, da cicloconio o lebbra, e batteriche, da rogna, aumenta sensibilmente poiché questi agenti patogeni non vengono limitati né da fattori termici né dalla scarsa umidità, consentendo una proliferazione.

Una particolare attenzione alle condizioni fitopatologiche dell'olivo è necessaria prima dell'intervento cesorio, per valutare il momento più opportuno per la potatura, in relazione con gli eventuali trattamenti fitosanitari.

Turno di potatura

I turni di potatura più diffusi per l'olivicoltura sono l'annuale, il biennale e il triennale. Oltre non si può parlare di gestione della potatura ma solo di interventi volti alla conservazione della coltura, spesso per il solo soddisfacimento dei requisiti di condizionalità della politica agricola comunitaria.

In un contesto di cambiamenti climatici il turno di potatura ideale sarebbe l'annuale, considerando l'estrema adattabilità e flessibilità a condizioni meteo-climatiche variabili di anno in anno. Si può infatti più oculatamente gestire l'equilibrio vegeto-produttivo dell'olivo, con interventi mirati e intensità variabili a seconda del carico di frutti avuto e atteso, oltre che della dinamica di accrescimento vegetativo dell'anno passato.

E' infatti evidente che, per ridurre l'alternanza, occorrerà bilanciare crescita vegetativa e fruttificazione, potendo potare più energicamente quando ci si attenda l'annata di carica e più parcamente quando si sia in scarica. Nell'annata di carica, infatti, riducendo i rami fruttiferi si diminuirà il potenziale produttivo ma si favorirà un rigoglio vegetativo utile per l'anno successivo. Il contrario in anno di scarica.

Nel caso di turni biennali o triennali, occorrerà agire con maggiore prudenza, cambiando i propri piani quando necessario. ....

Flessibilità e adattabilità nei turni di potatura sono indispensabili.

Intensità di potatura

Particolare attenzione va prestata all'intensità di potatura. Fermo restando che interventi cesori drastici vanno limitati alla sola potatura di riforma, essendo sconsigliati per la normale potatura di produzione, occorre comunque ben considerare i rischi connessi a potature intense (taglio di più del 50% della fronda fruttifera), cercando di allungare il turno di potatura il più possibile. In questi casi si punta ad avere una produzione media, nel triennio-quadriennio, paragonabile a quella di un impianto gestito con potatura annuale o biennale, anche se con andamenti di carica e scarica molto più pronunciati.

Ovviamente il rischio di tale gestione è incorrere in annate o particolarmente favorevoli alla vegetazione, con il rischio di comparsa di caratteri di giovanilità e una ripresa della produzione più lenta, oppure in annate sfavorevoli, con basso accrescimento e scarsa produzione nell'anno successivo.

Allo stesso modo, occorre essere consapevoli dei rischi connessi alla non potatura, o potatura di intensità troppo leggera (taglio di meno del 10-15% della fronda fruttifera). Su piante particolarmente rigogliose il rischio è avere una chioma eccessivamente folta, con aumento di patologie fungine e ombreggiamenti che sfavoriscono una buona fioritura e allegagione. Giova ricordare la vecchia regola, ancora valida, che l'olivo ha bisogno di aria e luce per produrre al meglio. ...

Non è più possibile applicare una ricetta uguale in tutte le circostanze, per tutti gli oliveti, e per tutte le varietà, ma bisogna saper variare e modulare a seconda delle specificità del singolo impianto.

Fonte: www.teatronaturale.it