“Leccino tollerante alla xylella”: lo conferma la scienza.

29 Giugno 2016 Tagged under

Prima le segnalazioni di chi gli ulivi li coltiva, li maneggia, li vive in prima persona. Ora la conferma che arriva direttamente dal mondo della scienza. E’ stato pubblicato ieri sulla rivista internazionale “Bmc Genomics”, il risultato del primo lavoro scientifico sulla tolleranza degli ulivi alla xylella fastidiosa ceppo CoDiRO, che conferma quella della varietà Leccino all’attacco del batterio.

A realizzare la ricerca sono stati gli studiosi dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPSP-CNR) e del Dipartimento di Scienze del Suolo della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari (DiSSPA-UniBa) che hanno tracciato e studiato i profili genici di esemplari di due cultivar, Leccino ed Ogliarola salentina, infette dal batterio, confrontandoli con quelle di piante sane.

Le analisi effettuate hanno dimostrato che l’ulivo percepisce la presenza del batterio, cosa non chiaramente dimostrata in infezioni su altre specie, reagendo con un forte rimodellamento di proteine della parete cellulare.

“Nel Leccino si osserva una specifica sovraespressione di geni per proteine recettori di membrana, che è invece assente in Ogliarola salentina, responsabili dell’insorgenza di una vera reazione di difesa. Per contro, nella cultivar suscettibile si riscontra una sovraespressione di geni che rispondono allo stress idrico, indicativi di una maggior sofferenza all’infezione” si legge nella relazione finale dello studio. In altre parole, nonostante l’insorgenza della malattia, il Leccino dimostra di avere una risposta differente rispetto all’altra cultivar esaminata tanto da non mostrare i sintomi del disseccamento.

“Questi dati dimostrano – prosegue la relazione – che il Leccino manifesta un’innata genetica tolleranza a xylella fastidiosa, i cui meccanismi meritano di essere ulteriormente studiati anche in relazione al possibile contenimento della trasmissione del batterio da parte del vettore Philaenus spumarius, nel caso in cui l’accumulo del patogeno, e la relativa acquisizione nel vettore, siano molto più contenuti in una cultivar anziché in altre”.

Oltre ad aprire a nuove e future prospettive sulla possibilità concreta di convivenza con il batterio nel Salento, questo studio ha il merito di essere la dimostrazione concreta che “un’efficace interazione tra mondo produttivo e ricerca nel contrasto ad una epidemia che sta devastando l’ulivo in Salento” è possibile.

Fonte:

www.ilpaesenuovo.it