No, xylella è ancora la causa del disseccamento degli olivi

Nell’epidemia di disseccamento rapido che ha decimato gli olivi del Salento il fenomeno della diffusione di notizie infondate ha sempre rivestito un ruolo importante, influenzando profondamente la percezione del problema xylella da parte dell’opinione pubblica.

Un recente articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano ha riportato in auge una serie di luoghi comuni tipici della narrazione complottista, presentati come dati inequivocabili. Uno degli elementi che, in apparenza, sembrerebbero conferire affidabilità alle tesi espresse è il fatto che l’autore sia un ex ricercatore in pensione, già direttore dell’Istituto di genetica vegetale del Cnr. Ma sarebbe una conclusione frettolosa e inopportuna: l’autore non ha mai dimostrato di avere competenze relativamente a Xylella fastidiosa e al disseccamento rapido dell’olivo e non fornisce alcuna prova delle sue affermazioni, che si possono facilmente smentire. È, inoltre, noto per le sue posizioni pseudoscientifiche e per le tante idee infondate che diffonde pubblicamente attraverso vari canali.

Ripercorriamo, quindi, gli elementi chiave dell’articolo, cogliendo l’occasione per fare il punto sulle nostre conoscenze riguardo all’epidemia pugliese.

La tesi di fondo dell’articolo è uno dei classici del complottismo a tema xylella: il batterio Xylella fastidiosa non sarebbe la causa della moria degli olivi, provocata, invece, da una diffusa desertificazione, che sarebbe conseguenza dell’inquinamento dei terreni causato dai pesticidi. Per rafforzare le sue tesi, l’autore individua quelle che, a suo avviso, sarebbero tre prove inequivocabili, alle quali risponderemo di seguito.

1. “Non è stato ancora dimostrato, in modo inequivocabile, che la Xylella sia la causa della malattia”.
“Si tratta di un’affermazione molto facile da smentire”, ricorda Donato Boscia, dirigente di ricerca dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr di Bari (ndc: nella foto), che guida importanti progetti che riguardano l’epidemia degli olivi pugliesi. “La capacità del batterio di indurre, da solo, il disseccamento rapido dell’olivo – afferma lo scienziato – era già stata provata  nel marzo 2016, quando  la European Food Safety Authority (Efsa), dopo averlo valutato, aveva pubblicato il nostro report su Efsa Journal, ma è stata ulteriormente confermata dal nostro studio pubblicato nel dicembre 2017 su Scientific Reports, del gruppo Nature”. ….

2. “Ci sono piante d’olivo positive, con il batterio (da anni), che non manifestano la malattia”.
“In primo luogo è importante notare – sottolinea Boscia – come l’autore non ci dica su quali dati si basino le sue affermazioni, che sono molto poco fondate dal punto di vista delle evidenze. Riguardo alle piante positive al batterio che non mostrano sintomi, si può comunque sottolineare che questo è un fenomeno normale e frequente nell’infezione da xylella”, aggiunge il ricercatore. È, infatti, noto come non tutte le piante ospiti reagiscano allo stesso modo di fronte all’inoculo del batterio: ci sono varietà nelle quali l’infezione avanza molto lentamente, in altri casi le condizioni ambientali ritardano il manifestarsi dei sintomi. …

3. “Ci sono piante d’olivo negative, senza batterio, che presentano la malattia e sono la stragrande maggioranza”.
“Non ho idea di quali siano le fonti che portino l’autore a fare questa affermazione. I dati condivisi dalla comunità scientifica vanno in una direzione diametralmente opposta”, continua Boscia. … “I dati che provengono, invece, da un campionamento di 500 olivi che abbiamo eseguito l’anno scorso in 9 diversi comuni salentini proprio con questo scopo vanno esattamente nella direzione contraria, mettendo in luce come nelle piante con sintomi conclamati il batterio sia sempre presente”, ….

4. Altri punti da chiarire
Ma la rassegna di affermazioni pseudoscientifiche e infondate non si ferma qui. Già l’incipit risulta pericolosamente approssimativo. Xylella fastidiosa viene definita “batterio da quarantena declassato“, quasi a volerne sottolineare l’innocuità. Una pericolosa imprecisione. “Quello che è accaduto è che il consiglio dell’ente intergovernativo europeo che si occupa di protezione delle piante, la European and Mediterranean Plant Protection Organization (Eppo) ha spostato Xylella fastidiosa dalla lista A1, che riguarda gli organismi da quarantena non presenti in Europa alla lista A2, quella degli organismi da quarantena presenti in Europa, proprio in seguito al fatto che il batterio era stato ritrovato nel Salento, in Corsica e nelle Baleari”, afferma Rosario Centonze, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce. “Questo spostamento non costituisce in alcun modo un declassamento e tale cambio di lista non comporta alcun cambiamento delle misure di eradicazione e contenimento”, continua Centonze. …..

L’articolo cavalca anche le polemiche scaturite dal decreto del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali del 13 febbraio 2018 (il cosiddetto decreto Martina), che si propone di controllare l’insetto vettore, la sputacchina. Secondo i critici, cui fa eco l’articolo, il decreto ministeriale avrebbe come conseguenza un uso massiccio di pesticidi nel territorio salentino. Ma le cose non stanno propriamente in questi termini: “Il decreto ministeriale – ricorda Centonze – obbliga all’esecuzione di due trattamenti tra giugno e agosto e, dato ancora non confermato dall’osservatorio fitosanitario regionale, due trattamenti tra settembre e dicembre”. Ma con quali rischi per la salute e l’ambiente? Continua Centonze: “Bisogna sottolineare che stiamo parlando di trattamenti registrati sull’olivo e sul vettore di xylella, che vengono eseguiti rispettando le dosi in etichetta e le prescrizioni in materia di sicurezza ambientale. Ci sono inoltre prodotti ammessi in agricoltura biologica in fase di apposita registrazione temporanea per l’olivo e la sputacchina”.

“È, inoltre, importante sottolineare – aggiunge Centonze – come il ruolo di controllo principale venga svolto dalla distruzione meccanica (e non chimica come si vuol far credere) della vegetazione infestante all’interno della quale si annida l’enorme popolazione del vettore”.

Anche relativamente ai dati sull’uso dei pesticidi nel Salento l’articolo risulta approssimativo. Nel Salento, secondo l’autore, si userebbero più pesticidi rispetto alle altre regioni. “L’articolo non cita fonti precise sulle quali fare i dovuti confronti”, sottolinea Centonze. “Il fatto che nel territorio salentino sia possibile osservare aziende condotte da più di 10 anni in biologico colpite da Xylella fastidiosa scagiona, alla luce delle attuali conoscenze, l’uso dei prodotti fitosanitari di sintesi come causa o concausa della moria degli olivi”, conclude l’agronomo.

Completano il quadro osservazioni che rappresentano il classico campionario della narrativa complottista, come le critiche al padre della moderna microbiologia Louis Pasteur e le citazioni a sproposito della fisica quantistica.

5. Un problema di comunicazione
In breve, si tratta di un pezzo che indubbiamente non dà alcun contributo al dibattito scientifico e che, al contrario, fomenta la diffidenza nei riguardi della scienza.

“Il problema della disinformazione riguardo all’epidemia di xylella in Puglia è senz’altro serio e non va sottovalutato”, ricorda a tal proposito il direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr Gian Paolo Accotto. “Un articolo come questo, scritto da una persona che non è competente in materia, rischia di vanificare buona parte degli sforzi messi in campo dagli scienziati nella comunicazione, portata avanti in un contesto sociale e politico molto complesso”, continua il ricercatore.

“In particolar modo, è grave il fatto che si affermi che la ricerca procede per dogmi, escludendo a priori alcune ipotesi”. È il caso della tesi secondo cui Xylella fastidiosa sarebbe solo una delle tante concause di un problema più vasto provocato da diversi parassiti, cui fa riferimento anche l’articolo. “La ricerca ha vagliato attentamente anche questa ipotesi. Solo dopo le opportune verifiche e la conclusione delle prove di patogenicità si è potuto affermare con certezza il nesso causale tra patogeno e malattia”, aggiunge Accotto.

Quando in un giornale nazionale si pubblica un articolo antiscientifico si dimostra di non avere ben chiare le idee sulla responsabilità sociale di chi fa informazione, conclude lo scienziato.

Si tratta di un problema che purtroppo ha avuto gravi conseguenze proprio nel caso della malattia degli olivi pugliesi.

Fonte: www.wired.it