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Xylella, bollettino choc In fumo oltre 4.200 posti

La Puglia ripone le speranze sul reimpianto di nuove cultivar e punta su Leccino e Favolosa

Xylella, il day after. Quando l’avanzata della batteriosi subirà la tanto attesa (ma forse osteggiata) battuta d’arresto, come cambierà il volto dei campi salentini? Come appariranno dall’alto gli uliveti? Cosa varierà nell’olivicoltura di qualità? Quali saranno le ricadute occupazionali? Insomma, quale sarà lo scenario post-batteriosi? E – soprattutto – a quanto ammonteranno i danni complessivi? E cosa accadrà se la batteriosi attaccherà il Nord Barese e la Bat, aree di eccellenza olearia?

Disastrosa la stima del danno arrecato dalla Xylella fastidiosa nelle province di Lecce, Taranto e Brindisi: molto superiore al miliardo di euro…

Circa la calamità e i relativi indennizzi l’Anci Puglia, invece di prendere posizione per difendere i Gal e le risorse del Psr assegnate, dovrebbe sollecitare i Comuni a concludere le istruttorie delle domande per la richiesta di risarcimento dei danni causati dalla Xylella fastidiosa e l’accesso alle risorse del Fondo di solidarietà nazionale, come da decreto legislativo 102 del 2004 sulle calamità naturali. Se i Comuni non chiuderanno l’istruttoria delle domande entro questo mese e tutte le relative risorse non saranno spese entro il 3 agosto 2018, gli 11 milioni di euro destinati alle imprese agricole salentine, rimaste senza reddito da 4 anni per la batteriosi, dovranno essere restituiti allo Stato, un’inaccettabile beffa. La Regione deve uscire dall’equivoco di una task force che ha prodotto più dubbi che certezze. Finanzi in modo serio la ricerca. …..

I ricorsi al Tar contro gli abbattimenti degli ulivi infetti finiscono nel mirino della Copagri di Puglia. «Hanno di fatto provocato un notevole ritardo nella lotta alla Xylella, con il rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Ue», affermano Tommaso Battista e Alfonso Guerra, rispettivamente presidente e direttore della confederazione regionale.

«Tra l’altro – spiegano – le motivazioni dei ricorsi riguardavano vizi formali e alcune carenze contenute negli atti stessi. Nel merito, trattandosi di disposizioni europee, i giudici hanno dato ragione alle istituzioni poiché le norme comunitarie sono sovraordinate». Per quanto concerne il ristoro dei danni subiti, «la Regione – aggiungono – ha da poco varato alcune misure che prevedono il ristoro di circa 50 milioni di euro in favore delle aziende agricole salentine colpite. Prendiamo atto dello sforzo compiuto dall’ente, ma riteniamo insufficienti le risorse stanziate poiché a beneficiarne potrà essere solo un numero esiguo di aziende. È nostro convincimento – sottolineano Battista e Guerra – che debba essere attuato un piano organico che possa fornire alle aziende non solo i finanziamenti, ma anche gli strumenti necessari per ripensare il futuro produttivo, attraverso il reimpianto o la riconversione produttiva. La Xylella non ha solo disseccato gli ulivi, ma ha compromesso per intero il tessuto economico e il paesaggio rurale. Il Psr aveva previsto un sottoprogramma tematico olivicolo, ai sensi dell’articolo 8 paragrafo 2 del Regolamento Ue 1305 del 2013, senza mai dare seguito a questa opportunità. Oggi è arrivato il momento di scrivere queste pagine. Solo attraverso la riprogettazione complessiva di tutto il territorio, che deve vedere protagonisti imprese e Comuni, si potranno avviare un serio e duraturo recupero e il rilancio dell’intero sistema economico e sociale delle aree colpite».

Il crollo produttivo di olive e le ricadute occupazionali vengono analizzati dalla Cia di Puglia. «Solo in provincia di Lecce – dichiara il presidente Raffaele Carrabba – la presenza ormai endemica del batterio determina la costante diminuzione del prodotto con percentuali che sfiorano il 70% rispetto alla media degli anni passati, con una notevole ripercussione sull’impiego della manodopera. L’espansione del batterio nella piana degli ulivi secolari e la minaccia dello stesso verso l’olivicoltura intensiva del Barese prelude davvero a una situazione che potrebbe radicalmente cambiare, nel giro di pochi anni, sia l’economia regionale che il paesaggio agrario». «Pertanto – aggiunge – si prospettano, qualora la scienza dovesse confermarlo, reimpianti con nuove varietà di ulivo con la conseguente mutazione del paesaggio rurale, soprattutto nella zona dove sono presenti esemplari secolari. Ci si avvierà, dunque, a nuovi impianti olivicoli e non è escluso che, qualora le aziende saranno messe nelle condizioni di poterlo fare, alla riconversione di aziende che potrebbero decidere di cambiare coltura. Ed è necessario anche investire in infrastrutture irrigue per una nuova agricoltura redditizia». «Tutto ciò – avverte Carrabba – va sostenuto con un programma di interventi serio, con fondi straordinari che devono essere messi a disposizione delle aziende subito e senza complicazioni di natura burocratica. E serve, poi, quello che chiediamo da tempo: una cabina di regia».

Inquietanti le proiezioni del Cno. «Se la Xylella contaminasse la provincia di Bari, vero cuore pulsante dell’olivicoltura regionale e nazionale, potremmo rischiare di perdere più della metà della produzione di olio extravergine d’oliva con danni di centinaia di milioni di euro per le aziende olivicole e per le famiglie che vivono grazie a questo settore e al suo indotto», afferma il presidente Gennaro Sicolo.

«Il confronto in termini di produzione di olio, prima e dopo la Xylella – evidenzia – è profondo e distruttivo. Nel corso dell’ultimo quadriennio la provincia di Lecce, la zona già colpita dal batterio, ha prodotto in media 301mila quintali di olio di oliva, contro una media di 479mila del periodo 2006-2009, la riduzione produttiva è stata del 37%».

«In base ai dati della Rete europea sulla contabilità agraria (Fadn è l’acronimo inglese) – conclude il presidente del Cno – il crollo produttivo di 178mila quintali di olio annui equivarrebbe alla perdita di 4.238 posti di lavoro a tempo pieno nella sola fase agricola».

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it