Xylella, la Basilicata ha paura e vuole evitare il contagio

Organizzazioni agricole e olivicoltori invitano a stare all’erta per evitare che, a cominciare dalla provincia di Matera, anche il territorio lucano diventi prima zona cuscinetto e poi zona infetta

Il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53, che tanti danni ha fatto e sta facendo in Puglia, si è incuneato nel versante tarantino e sta lentamente avvicinandosi alla Basilicata.

Lo conferma il 7° aggiornamento del monitoraggio dell’Arif.

Secondo quanto prevede il Dm 13 febbraio 2018 n. 4999, anche in Basilicata il Servizio fitosanitario regionale sta effettuando il monitoraggio per rilevare l’eventuale presenza del batterio nel territorio di competenza, che però al momento attuale è assente

«Siamo abbastanza preoccupati per l’avvicinarsi della Xylella in Basilicata, che rientra ancora nella zona indenne – dichiara Paolo Carbone, dirigente della Cia Basilicata, alla quale fa capo la prima Op olivicola lucana, l’Oprol, con circa 2.500 soci –.

Per tradurre la preoccupazione in attenzione e informazione abbiamo organizzato una serie di incontri, tenuti da ricercatori e tecnici di campo, con agricoltori, soprattutto olivicoltori, per educarli alle pratiche colturali utili per tenere lontano il batterio: arare i terreni per eliminare le erbacce, ricovero delle forme giovanili dei vettori, o almeno, dove si fa l’inerbimento, tagliare molto bassa l’erba e poi trinciarla.

Prima gli agricoltori lucani non avevano una percezione corretta del problema, lo valutavano come lontano, pugliese, localizzato nel Salento. Ora invece, con l’ingresso e la diffusione del batterio nella provincia di Taranto, prossima a quella di Matera, la consapevolezza della sua pericolosa importanza sta crescendo sempre di più».

La preoccupazione degli olivicoltori lucani è forte perché il comparto olivicolo-oleario è molto importante nell’economia agricola della Basilicata e soprattutto delle sue aree interne e negli ultimi decenni ha compiuto passi da gigante, afferma Roberto Viscido, direttore regionale di Confagricoltura Basilicata.

«Accanto a oliveti secolari sono sorti nuovi impianti moderni. E poi da noi brilla una varietà a duplice attitudine, la Majatica di Ferrandina, che viene utilizzata per la produzione di olio di oliva e di olive da tavola e costituisce la ricchezza di un vasto territorio.

Per noi la Xylella non deve mai entrare in Basilicata e a questo obiettivo Confagricoltura vuole profondere tutte le sue energie».

E a livello istituzionale si muove qualcosa? Piergiorgio Quarto, olivicoltore con 50 ha a Matera, consigliere regionale e presidente della 3ª Commissione consiliare “Attività produttive, territorio, ambiente”, informa che «l’assessorato all’Agricoltura della Regione Basilicata non ha fatto ancora nulla al riguardo, ma auspico quanto prima interventi istituzionali, perché gli agricoltori ascoltano più le istituzioni delle organizzazioni agricole.

Ritengo la Xylella un batterio pericolosissimo, di fronte al quale stare in allarme e prendere subito le necessarie contromisure. L’aver sottovalutato il problema ha favorito la sua diffusione da un piccolo focolaio intorno a Gallipoli alle province di Brindisi e Taranto, fino a giungere a ridosso di quella di Bari e vicino a quella di Matera.

La Xylella è quindi un pericolo che noi lucani non dobbiamo sottovalutare affatto.

Con il Consiglio regionale abbiamo avviato sia opera di informazione delle imprese agricole sulle attività preventive in campo, sia, insieme al Servizio fitosanitario regionale, il monitoraggio, seppur generico, degli oliveti. Ma il monitoraggio a mio avviso deve partire dalla “testa”, con rigorosi controlli alle frontiere, per evitare che accada di nuovo quanto accaduto con il batterio Xylella, che è arrivato in Puglia con piante tropicali provenienti dalla Costa Rica».

 

Fonte: www.terraevita.edagricole.it