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Xylella: le chiacchiere stanno a zero

Salento, terra di mare e di ulivi. Anzi, di mare e basta, perché gli ulivi se li sta portando via la xylella.

A fine aprile abbiamo percorso il sud della Puglia partendo da Santa Maria di Leuca fino a raggiungere Oria nel Tarantino, attraversando l’agro di Gallipoli (Lecce), percorrendo quasi 120 chilometri. Per almeno un sessantina, forse di più, ad accompagnarci ai lati della strada sono stati solo i resti di quegli olivi secolari che hanno reso famoso il Salento.
Il primo focolaio di xylella scoperto in Puglia risale al 2013 nell’agro di Gallipoli, la zona più colpita dove ormai sopravvivono pochi esemplari. Da allora il batterio ha percorso circa 140 chilometri a Nord verso Monopoli (Bari) e Cisternino (Brindisi), e 40 chilometri a sud.
Il danno è immenso: da quello economico direttamente legato alla mancata produzione, pari in alcune aree al 100%, a quello paesaggistico. Si è fatto tutto il possibile per fermare l’infezione? La risposta è senza dubbio «no».
Le misure stabilite da Bruxelles per tutte le emergenze fitosanitarie in Europa, non solo per la xylella, sono state disattese o attuate solo parzialmente tanto da aver indotto le autorità dell’Unione a minacciare di avviare la procedura di infrazione contro l’Italia.
D’altra parte sono i fatti a dimostrare quanto insensate fossero le «imprese» degli attivisti volte a ostacolare l’eliminazione delle piante infette e i trattamenti insetticidi contro il vettore, con la complicità di buona parte del mondo politico pugliese e con lo zampino della Magistratura: degli olivi che l’allegra combriccola voleva salvare dalle motoseghe, la xylella non ne ha risparmiato uno.