“Xylella, tutte le verità che il presidente Emiliano non sa oppure dimentica”

Il generale del Corpo Forestale dello Stato, Giuseppe Silletti, che da commissario ha affrontato le prime fasi della crisi, risponde con una lettera pubblicata dal “Quotidiano di Puglia” a quanto il presidente Emiliano ha dichiarato in un’intervista allo stesso giornale, pochi giorni fa. E’ un doveroso diritto di replica.

Nell’intervista concessa a Quotidiano, il presidente Emiliano, non so se in buona od in cattiva fede, incorre in confusioni che lo rendono poco credibile.

Fa il suo esordio dicendo che dal 2015 non ha “disprezzato nessuno“, salvo un attimo dopo, nella successiva risposta, attaccare Roma asserendo che “il commissariamneto del Consiglio dei Ministri è stato un fallimento…e che la palla è stata nascosta“. Poi continua dicendo che il mio nome alla nomina di commissario è stato fatto da lui a Renzi.

Poichè questa storia l’ha raccontata in diverse occasioni, corre l’obbligo di fare chiarezza.

Dati alla mano, a fine 2014 lo stato sulla diffusione di xylella in Puglia si mostrava allarmante e difficile da contrastare, al punto che la Regione Puglia con nota del 27 gennaio 2015 prospettò l’esigenza di intervenire con mezzi e poteri straordinari, istituendo per 180 giorni, successivamente prorogati per altri sei mesi, lo “stato di emergenza” diretto al contenimento della diffusione del patogeno ed a scongiurare il pericolo della procedura di infrazione contro l’Italia.

Dopo diversi incontri nelle sedi romane tra rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole, del Corpo Forestale dello Stato, della Protezione Civile e della Regione Puglia si arrivò al 10 febbraio 2015, quando il Consiglio dei Ministri deliberò l’istituzione dello “stato d’emergenza”.

Soltanto il giorno dopo il Capo del Dipartimento della Protezione Civile dispose il necessario per la gestione dell’emergenza e nominò Commissario delegato il Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Regione Puglia.

Quindi (cosa che il presidente Emiliano evidentemente ignora) neanche ci fu una nomina ad personam al Generale Silletti, ma fu fatta una scelta a valenza istituzionale per coinvolgere l’intero CFS.

Si giunse a questa conclusione ritenendo che questa struttura dello Stato fosse la più adatta a fronteggiare questo tipo di epidemia. A tutto ciò si arrivò dopo alcuni incontri tra il sottoscritto ed il dottor Pagliardini, cui seguirono successivi incontri, prima con l’assessore Nardoni e poi con il presidente Vendola, il quale ne parlò con il ministro Martina che approvò.

A questo si aggiunse anche l’approvazione del Capo del CFS, ingegner Patrone.

All’epoca, quindi, prima della delibera del Consiglio dei Ministri, con Emiliano che era semplicemente un assessore del Comune di San Severo (l’inizio del suo mandato a presidente della regione Puglia è del 26 giugno 2015), con altri politici e rappresentanti di categorie agricole, in virtù del gravissimo pericolo dell’avanzata del patogeno, sollecitavo la promulgazione degli atti governativi che avrebbero consentito l’avvio delle azioni di contrasto.

In merito alle affermazioni “…non ho mai disatteso le misure UE, quando moltissimi erano contrari al taglio degli alberi dicevo che non c’erano alternative…”, non aggiungo nessun commento, rimandando tutto alle affermazioni di segno diametralmente opposto riprese dalla stampa fin dall’inizio di questa storia.

Veniamo al punto dolente: Emiliano, giusto perchè non ha mai disprezzato nessuno, afferma:”…ha tenuto (ndc:Silletti) il piano fermo nove mesi senza tagliare nemmeno un albero..”. Per rispondere a questa inesattezza (o falsità) è necessario fare un pò di cronistoria.

Con l’Ordinanza dell’11 febbraio 2015 fu dato incarico al Commissario delegato di predisporre entro venti giorni un piano per fronteggiare l’emergenza; entro tale periodo il piano venne elaborato e consegnato sia al Comitato Tecnico-scientifico che a quello di monitoraggio per la relativa istruttoria ed ottenne l’approvazione del Capo del Dipartimento di Protezione Civile il 19 marzo successivo. Da quel momento in poi la struttura commissariale si è mossa fattivamente in ogni direzione, mettendo in campo tutta la forza a disposizione.

Emiliano ancora non esisteva sulla scena regionale (tranne che per la sua campagna elettorale durante la quale prometteva, in caso di elezione, di risolvere il problema in 100 giorni) ma noi eravamo in campo con oltre una sessantina di pattuglie a fare il nostro dovere per cercare di applicare tutte le prescrizioni del Ministero e della UE.

Emiliano non sa che il nostro Piano, oltre a prevedere tutte le indicazioni volute dalla Decisione di Esecuzione, era fondato su strategiche metodologie scientifiche.

Emiliano non sa che in quel periodo, man mano che procedevano le scoperte, in particolare dall’Università e dal CNR di Bari, anche la normativa veniva modificata e con essa i Piani.

Sicuramente Emiliano non sa che l’attuale Decisione di esecuzione, tutt’ora in vigore, venne promulgata il 18 maggio 2015 ed il Decreto attuativo del Ministero venne alla luce il 19 giugno 2015.

Certamente Emiliano non sa che in pochissimi giorni venne redatto ed approvato un secondo Piano (4 luglio 2015) per continuare più incisivamente il programma da attuare.

Dopo tale data Emiliano era nel pieno dei suoi poteri per cui non so se non sapesse o se facesse finta di non sapere.

Certo è che il Commissario si adoperò a 360 gradi, attraverso l’applicazione di ben 13 misure e, in brevissimo tempo, furono emanati e notificati ben 189 atti d’abbattimento, interessando contemporaneamente i Comuni di Brindisi, Oria, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Cellino San Marco, Cerano, Francavilla Fontana, Veglie, Trepuzzi e Squinzano.

I primi abbattimenti non furono effettuati dopo 9 mesi (come sostiene Emiliano) ma dopo soli 24 giorni, esattamente il 13 aprile 2015 ad Oria, dove si trovava il focolaio più a nord.

Da quel momento in poi l’attività di abbattimento ha avuto un forte ritardo a causa delle note vicende di contrasto, operate da chi si opponeva alla nostra attività.

Da quello che sappiamo tutto nacque da alcune segnalazioni alla Procura di Lecce, secondo le quali esisteva un complotto che, allo stato dei fatti, finora non è stato dimostrato.

Il Commissario si ritrovò di fronte ad un muro praticamente invalicabile (probabilmente Emiliano fece un’analisi costi/benefici e scelse di stare dalla parte dei negazionisti).

Si ebbero problemi di ogni genere: invasione di centinaia di manifestanti, e molti con presidi permanenti, in diversi territori delle province di Brindisi e Lecce. Ad Oria il culmine delle avversità: il Prefetto di Brindisi fu costretto ad impiegare ioltre 200 agenti delle varie forze di Polizia per assicurare, di notte, l’abbattimento di 52 alberi.

Veri e propri atti intimidatori furono registrati nei confronti di agricoltori ben disposti ad eseguire gli abbattimenti e, addirittura, nei riguardi degli Ispettori Fitosanitari e del personale del CFS, impegnati nell’attività di prelevamento di campioni.

Contro il Piano furono organizzate manifestazioni con le quali si bloccarono strade, ferrovie e centri urbani ed a tutto questo seguirono a livello personale insulti e meschinità d’ogni genere. Vanno citatti anche gli innumerevoli ricorsi al TAR da parte di privati, associazioni e Comuni per impedire gli abbattimenti sino ad arrivare al sequestro delle piante malate da parte della Procura di Lecce.

Si disse che con quell’atto diversi festeggiarono, alcuni lo ritennero un “atto di liberazione e che se ci fossero state le condizioni la Regione si sarebbe costituita parte civile “(parole del presidente Emiliano).

I festeggiamenti finirono, però, ben presto quando ci si rese conto che l’epidemia aveva ormai condotto a morte milioni di piante e quando l’Unione Europea avviò la procedura d’infrazione.

E’ a questo punto che Emiliano, vedendo diminuire il numero dei negazionisti ed aumentare in modo esponenziale quello dei danneggiati da xylella, rifece l’analisi costi/benefici e decise di farsi fotografare su trattori o mentre fingeva di piantare un alberello d’ulivo.

Oggi ci sarebbe da chiedere perchè queste cose non le ha fatte prima, come mai non aiutò il Commissario (che rappresentava lo Stato) nel momento del bisogno, come mai ha sempre corteggiato quelli che proponevano cure alternative, recentemente sconfessati sia dal TAR che dal Consiglio di Stato. E come mai non ha ancora risolto il problema, atteso che dal momento in cui è nata la sua responsabilità sono passati 1.310 giorni, quindi ben oltre i 100 promessi. Purtroppo questi interrogativi non avranno mai una risposta.

Il Commissario ha trovato xylella ad Oria e ad Oria l’ha lasciata, con la certezza che quel fronte epidemico si sarebbe potuto bloccare se non avessero stoppato il Piano.

Emiliano xylella l’ha trovata ad Oria e chissà oggi dov’è arrivata. Il bollettino dell’ultimo campionamento fa presagire evoluzioni ancora più allarmanti. In Basilicata molti olivicoltori sono già pronti a chiedere il risarcimento alla Regione Puglia appena xylella avrà varcato il confine.

Sarà sempre peggio se non si affronterà il problema con forte determinazione. Farlo con poca determinazione, senza alcuna strategia scientifica e mettendo al potere persone negazioniste non è il modo migliore.

Un’ ultima cosa: parlare di fallimento del Piano significa dare addosso ed offendere la dignità professionale di diverse centinaia di persone, come quelle del CFS, oggi Carabinieri Forestali, che con convinzione ed abnegazione hanno sempre offerto il proprio servizio per tentare di fermare l’epidemia.

Pur tuttavia un consiglio ad Emiliano lo voglio dare: a conti fatti xylella si è presa gioco di tanti ed ha dimostrato di essere un’entità estremamente intelligente, portando dalla sua parte molti amici che hanno agevolato la sua diffusione; però è risaputo che è anche traditrice, per cui come ha distrutto l’olivo allo stesso modo potrà distruggere coloro che gli hanno dato una mano.

 

Giuseppe Silletti

 

Fonte: www.quotidianodipuglia.it