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Coldiretti, ancora una figuraccia

Dopo l’accordo, tramite Unaprol, con la Federolio e FAI, teso a sdoganare un blend di oli italiani con oli comunitari e non con il nome ‘Italico’, distruggendo tutto il lavoro fatto per il made in Italy; dopo essere stati criticati anche dal loro ex presidente Sergio Marini; dopo l’incomprensibile guerra al CETA, un’ ulteriore brutta figura relativa alla bocciatura dell’olio IGP Puglia.

Ecco il documento della Commissione Ue con le osservazioni articolate punto per punto.

 

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE OLIO IGP PUGLIA  |   OSSERVAZIONI COMMISSIONE UE

È indicato che l’olio può avere un colore dal verde al giallo paglierino e presentare le seguenti caratteristiche: fruttato di oliva 2 — 8 / amaro 2 — 7 / piccante 2 — 7. Gli intervalli sono piuttosto ampi e non sembrano indicare un prodotto molto specifico. Si prega di comunicare per lettera quale sarebbe la quota della produzione totale di olio di oliva della zona interessata dalla denominazione.

La comanda di registrazione in oggetto sembra presentare un’incompatibilità con la normativa applicabile nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, in particolare con le caratteristiche applicabili all’olio di oliva (regolamento (CEE) n. 2568/91 della Commissione). Al punto 3.2 del documento unico si afferma infatti che “per i valori della acidità e numero di perossidi sono consentite tolleranze del 20%.” Poiché i valori limite indicati nell’allegato I tengono già conto dei margini di tolleranza, si prega di fornire precisazioni al riguardo.

Poiché l’olio oggetto della domanda di registrazione presenta valori mediani elevati per gli attributi amaro e piccante, si ricorda che, conformemente all’allegato XII, punto 9.4, nota 1, del regolamento (CEE) n. 2568/91, quando la mediana dell’attributo amaro e/o piccante è superiore a 5.0, ciò deve essere indicato dal capo panel nel certificato di analisi.

Una delle caratteristiche dell’olio oggetto della domanda di registrazione è il suo elevato tenore di polifenoli. Si ricorda che occorre rispettare le disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 432/2012 al fine di poter apporre sul prodotto un’indicazione sulla salute.

Al punto 3.4 si legge: “Tutte le fasi del processo di produzione: coltivazione, raccolta, oleificazione stoccaggio devono avvenire nella zona geografica delimitata.” Lo stoccaggio non è una fase della produzione e non deve essere quindi menzionato in tale punto.

Punto 3.5: La specifica riferita alla distanza massima di 125 km o al tempo di percorrenza massimo di 120 minuti rispetto al luogo di molitura per l’imbottigliamento e il confezionamento non sembra essere un argomento rilevante, dato che i rischi di deterioramento delle caratteristiche chimiche e organolettiche di un olio sfuso non sono maggiori di quelli di un olio confezionato e possono essere evitati con idonee condizioni di conservazione e di trasporto (temperatura, esposizione alla luce, uso di gas inerti). Di conseguenza, questa specifica potrebbe comportare una restrizione ingiustificata alle norme sulla concorrenza rispetto ad altri operatori situati al di là di tali limiti di distanza o di tempo. Si prega pertanto di sopprimerla o di indicare che l’olio sarà imbottigliato nel luogo di produzione o di giustificare nel prosieguo tale restrizione.

Si precisa che “L’uso dì nomi d’aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione d’aziende olivicole situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto in prevalenza con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda medesima.” Il termine “essenzialmente” è vago. L’indicazione di una percentuale minima sembra necessaria per permettere il controllo del rispetto di questa disposizione.

Il documento unico fa riferimento all’indicazione obbligatoria dell’ anno di raccolta. Si ricorda che è attualmente sottoposto alla procedura di adozione un atto delegato che fornirà un chiarimento circa il modo d’indicare l’anno di raccolta per l’olio d’oliva. In particolare, tale indicazione dovrà essere espressa sia sotto forma dell’anno di commercializzazione (definito all’articolo 6, lettera c), punto iii), del regolamento (UE) n. 1308/2013) in cui ha avuto luogo la raccolta, sia sotto forma del mese e dell’anno di raccolta, in tale ordine (il mese corrisponde al mese in cui l’olio è estratto dalle olive).

D’altro lato, numerose disposizioni giuridiche contenute nel suddetto punto sono superflue. Si invita quindi a lasciare esclusivamente le disposizioni specifiche della denominazione.

Punto 5:

(a) Occorre indicare all’inizio di questo punto se la domanda si basa su una qualità o su caratteristiche specifiche (precisare quali) o sulla reputazione. 

(b) É indicato che “I polifenoli conferiscono l’amaro ed il piccante e determinano quel valore salutistico che rappresenta una caratteristica qualitativa tipizzante e distintiva dell’IGP “Olio di Puglia” rispetto allo standard qualitativo di prodotti della stessa tipologia ottenuti fuori dalla zona di produzione.” Sarebbe utile includere un confronto con i tenori polifenolici “normali”. Le indicazioni sulla salute devono essere fornite con prudenza e in linea con le disposizioni di legge (cfr. osservazione 1, lettera d)).

(c) Si fa menzione di “tecniche di coltivazione [che] contribuiscono a fissare ed esaltare tali tipicità”. Sarebbe utile illustrare più in dettaglio le suddette tecniche per giustificare il legame. 

(d) Se la domanda è basata sulla reputazione, si prega di notare che le prove della reputazione fornite sono insufficienti e, se del caso, si chiede di integrarle.

(e) Sarebbe necessario rivedere il punto per concentrare la dimostrazione sulla qualità o sulle caratteristiche prescelte e per evitare ripetizioni e ridondanze.

 

Fonte: www.oliofficina.it