Dall’Università del Salento un dispositivo per rilevare la Xylella

Per rilevare la presenza della Xylella fastidiosa negli ulivi c’è un dispositivo sviluppato da un gruppo di ricercatori della Università del Salento di Lecce e Cnr Nanotec.

Il lavoro congiunto del gruppo di ricerca è stato pubblicato in questi giorni su Scientific Reports, una rivista del gruppo Nature, la rivista inglese tra le più antiche ed importanti nell’ambito della comunità scientifica internazionale, e riguarda un dispositivo diagnostico prototipale basato su microsensori, per la rilevazione da piante di olivo di Xylella fastidiosa, il batterio che vive e si riproduce all’interno dei vasi xilematici degli ulivi e non solo.

… Il dispositivo sviluppato, chiamato piattaforma Loc, grazie alla sua elevata sensibilità, ha la potenzialità di individuare la presenza del patogeno che affligge gli alberi del territorio salentino, con tempi rapidi di analisi. Si tratta di un primo importante passo avanti verso la diagnostica in-situ ….

Il rilevamento di Xylella fastidiosa, viene solitamente eseguito con tecniche di laboratorio (Elisa e Pcr). In questo lavoro, invece, afferma la dottoressa Serena Chiriacò, ricercatrice Cnr, “i due metodi tradizionali sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”.

….. L’invenzione è il frutto di una solida collaborazione tra l’Università del Salento ed il Cnr Nanotec e ha permesso la composizione di un team fortemente interdisciplinare con la presenza di patologi e fisiologi vegetali, biologi, biotecnologi e fisici che, spiegano gli autori della pubblicazione, hanno lavorato insieme alla realizzazione di un biosensore innovativo in grado di rilevare la presenza del fitopatogeno. Il lab-on-chip realizzato comprende anche un modulo microfluidico che consente di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione, e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi diagnostici convenzionali, ma con gli ulteriori vantaggi di portabilità (l’intero dispositivo misura pochi centimetri quadrati), costi contenuti e facilità d’uso. Una volta industrializzata, la tecnologia proposta potrà fornire un metodo di analisi made in Salento, utile per attuare uno screening su larga scala.

(ndc: In realtà, secondo fonti ben informate, confermano trattarsi di un prototipo pre-progettuale che necessiterà di un’azienda che lo sviluppi e successivamente lo validi scientificamente.)

Fonte: www.pugliapositiva.it