Il Congresso di Vienna dell’olio di oliva

“L’unica speranza è che l’Arioli a 2,99 euro/litro sia stato un fuoco di paglia. Voi ci credete?”

Era una provocazione, e insieme un idealista auspicio, che chiudeva un articolo del 12 gennaio scorso.

Purtroppo, con la chiusura dei contratti di fornitura alla Grande Distribuzione, ogni illusione si è vanificata, tanto da trovare oggi a scaffale le super-offerte di olio extra vergine di oliva a 2,5 euro al litro.

Chiedersi che genere di olio ci sia in quella bottiglia è assolutamente pleonastico e soprattutto inutile. Lo sappiamo. Lo sanno tutti gli operatori e anche gli organi di controllo. A modo suo, senza tecnicismi, lo sa anche il consumatore.

Però è ritornato.

Commercianti, industria olearia e Grande Distribuzione hanno messo in scena il loro Congresso di Vienna: la restaurazione.

Gli scandali sull’olio di oliva, le inchieste giornalistiche e quelle giudiziarie, sono state solo una spiacevole parentesi.

Le quotazioni dell’extra vergine schizzate alle stelle dopo il primo annus horribilis sono alle spalle e i prezzi stanno tornando a valori più usuali, quelli che permettono, appunto, di far tornare l’olio a essere un prodotto civetta, acchiappa-clienti.

In questi anni non sono mancati morti e feriti, aziende che hanno dovuto cedere l’attività o la gestione, tra aumenti di capitale, joint-venture e accordi strategici. Nomi diversi per mascherare i conti in rosso e difficoltà competitive crescenti.

Il sistema, però, ha retto.

Nella Grande Distribuzione ha continuato a essere venduto il 90% e più dell’olio extra vergine di oliva, spostandosi solo da brand noti alle private label.

Ci sarebbe da essere sconfortati, abbattuti, avviliti. Un lungo lavoro e un percorso per veder tornare tutto come prima.

Per fortuna dalla Storia, quella con la S maiuscola, qualche insegnamento lo possiamo trarre.

Il Congresso di Vienna ripristinò totalmente l’Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche, ma sotto le ceneri covava la brace, e dopo pochi decenni la restaurazione dovette cedere il passo a un nuovo ordine europeo.

Con le dovute proporzioni, oggi è necessario capire se sotto la cenere della restaurazione cova una brace, una pur tenue fiammella che può portare, con il tempo, a una vera rivoluzione olivicolo-olearia.

Quanto sarà rimasto, nella mente e nei cuori dei consumatori, di tutti gli accorati appelli alla qualità e contro le frodi e sofisticazioni, per il Made in Italy? Quanto i decaloghi al buon acquisto, le parole sull’amaro e il piccante, le degustazioni guidate hanno attecchito?

E’ questa la domanda da porci oggi, senza nascondersi dietro dissertazioni pseudo-consolatorie e autoreferenziali.

Già perchè se l’industria e il commercio oleario hanno un “capo”: la Grande Distribuzione, anche quest’ultima è soggetta ai voleri di un più potente padrone: il consumatore.

Vogliamo riaccendere la rivoluzione? Dal consumatore occorre partire.

di Alberto Grimelli

Fonte: www.teatronaturale.it