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Il Tar del Lazio spegne i terminali del Caa-Copagri

Agea stacca la spina. Un provvedimento grave che interessa 247 sportelli e circa settantamila imprenditori agricoli che ora, in vista delle prossime scadenze della domanda Pac 2018, dovranno trovare nuove modalità di assistenza

Agea stacca la spina ai Caa-Copagri. La revoca dell’autorizzazione ai Centri di assistenza agricola della Confederazione produttori agricoli era stata decisa dalla regione Lazio dopo una lunga fase istruttoria a marzo del 2017 e da allora era iniziata l’altrettanto lunga e complessa fase del procedimento di ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento del provvedimento.

La sentenza nel merito è arrivata il 5 marzo 2018 dopo che il Tar aveva sospeso l’esecutività della decisione della Regione Lazio che, con la revoca del riconoscimento decretava di fatto la chiusura di tutti gli sportelli del Caa Copagri attraverso la materiale disattivazione di tutte le utenze.

Una determina dell’Agea 16 marzo 2018 ha dato esecuzione alla sentenza e ha revocato, con effetto immediato, le utenze di tutte le sedi operative del CAA Copagri e di tutti gli operatori a queste associati. Si tratta di un provvedimento grave che interessa, come si legge nella sentenza, 247 sedi e circa settantamila imprenditori agricoli che ora, in vista delle prossime scadenze della domanda Pac 2018 dovranno trovare nuove modalità di assistenza.

Le contestazioni al Caa Copagri erano iniziate da parte della Regione Lazio, istituzionalmente responsabile del controllo dei Caa oltre che del loro riconoscimento sin dal 2016, ed erano proseguite con uno scambio fitto di richieste di chiarimenti e documenti che non avevano convinto la Regione che a marzo 2017 decideva per la revoca del riconoscimento.

In sostanza i motivi fondamentali sui quali si basava la revoca del riconoscimento erano la mancata adesione al Cnel di due delle sigle aderenti al Caa Copagri e la mancata indipendenza dell’organo di certificazione del bilancio dello stesso Caa Copagri. A questo ultimo proposito la contestazione riguardava il fatto che il Caa Copagri intendeva far certificare il bilancio dalla stessa persona che svolgeva le funzioni di responsabile tecnico in un evidente conflitto d’interesse tra controllore e controllato.

La sentenza del Tar Lazio riporta i dettaglio le posizioni accusatorie della Regione Lazio e quelle difensive del Caa Copagri che, peraltro sono contestate dalla stessa Confederazione Coopagri costituitasi in giudizio “in opponendum” e quindi complicando ulteriormente la vicenda. La sentenza del Tar Lazio ha invece fatto chiarezza precisando che la lunga ricostruzione dei fatti, tratteggiata nel testo della sentenza, al netto di ulteriori numerosi dettagli ininfluenti ai fini del corretto inquadramento della controversia, si è resa necessaria “per dare contezza di quanto tutte le parti coinvolte abbiano contribuito a rendere intricata e complessa una vicenda che, viceversa, si presenta dai contorni piuttosto semplici”.

I giudici ricordano anche che vi è stata un’istruttoria lunga e contorta da parte dell’amministrazione regionale, affastellata di ripetute contestazioni e richieste di chiarimenti quasi mai evase con precisione. Ciononostante, sostengono i giudici, il provvedimento di revoca dell’autorizzazione alla ricorrente risulta, nella sostanza, legittimo.

Come detto, la Regione ha contestato al Caa Copagri tre violazioni così schematizzabili: la prima riguarda la perdita, da parte di alcune associate, del requisito soggettivo dell’appartenenza ad un Confederazione avente rappresentanza in seno al C.N.E.L.; la seconda è la mancata comunicazione, all’ente preposto alla vigilanza, di variazioni della compagine societaria; la terza è la presentazione del bilancio annuale non certificato secondo legge.

I giudici ritengono che la prima osservazione risulta ampiamente confermata dal fatto che due delle organizzazioni aderenti al Caa Copagri hanno perso la rappresentanza nel Cnel e non hanno fornito chiarimenti validi per dimostrare di averla riacquistata validamente in altro modo. Analoga condotta confusa, è stata tenuta in occasione delle contestazioni sulla certificazione di bilancio, che, sebbene in astratto non autonomamente idonea a sorreggere la revoca dell’autorizzazione, è stata ritenuta dai Giudici, pur sempre espressione di una conduzione non trasparente della complessiva attività autorizzata, rappresentando dunque un ulteriore elemento che avvalora la legittimità delle conclusioni cui è giunta la Regione Lazio.

Per i giudici quindi emerge con assoluta chiarezza che il provvedimento regionale di revoca è completamente legittimo per cui il ricorso deve essere respinto e di conseguenza i i centri operativi devono essere spenti.

Fonte: www.terraevita.edagricole.it