In Trentino trovati due insetti antagonisti della cimice asiatica

Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii sono i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine

Attraverso un assiduo lavoro di monitoraggio è stato possibile rinvenire sul territorio provinciale degli insetti antagonisti naturali, anch’essi di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice.

Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici.

“Con le altre Regioni interessate – ha spiegato Giulia Zanotelli – abbiamo inviato una lettera al Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura con la quale, oltre ad evidenziare la gravità del problema e quanto già messo in campo fino ad oggi, abbiamo chiesto un incontro urgente. Come Assessorato – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – abbiamo, inoltre, inviato ai ministeri interessati i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione Mach e la richiesta, da parte della Giunta provinciale, che sia la stessa Fondazione, vista la realizzazione delle camere di quarantena, ad occuparsi della sperimentazione sui parassitoidi antagonisti, una volta ottenuto il permesso dagli enti preposti. Su questo problema dobbiamo lavorare tutti insieme – ha concluso l’assessore – e come chiesto dal mondo agricolo, istituiremo un “tavolo tecnico” a cui potranno partecipare tutti i soggetti coinvolti. Non sarà un percorso breve, ma metteremo il massimo impegno”.

Grazie al lavoro di monitoraggio condotto dal gruppo di lavoro FEM (Fondazione Edmund Mach e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente), è stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii.

Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

Per far fronte a questa minaccia è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro in FEM, diretto da Gianfranco Anfora e che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (UniTrento- FEM).

Una delle attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro Ricerca e Innovazione, è lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare FEM è partner di un consorzio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus. Livia Zapponi e Serena Chiesa del Centro Trasferimento Tecnologico, grazie a questa iniziativa, hanno partecipato ad un corso di alta formazione a Montpellier presso il Centre for Population Biology and Management dell’INRA per il riconoscimento tassonomico dei parassitoidi della cimice appartenenti al genere Trissolcus.

Il controllo biologico classico prevede l’importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l’obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione. Nel caso di H. halys però, la scelta di tale approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi, nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l’introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico.

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Fuori dal suo areale originario, soprattutto negli Stati Uniti, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici su colture arboree come melo, pero e pesco, nonché su molte orticole.

Può inoltre essere fonte di fastidio per le persone, vista la sua abitudine di trascorrere l’inverno al riparo negli edifici e di emettere sostanze maleodoranti.

Durante il 2016 sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda. Nel triennio 2017-2019 la specie ha continuato la sua espansione sul territorio insediandosi anche in Val di Non e in Valsugana, con popolazioni in grado di provocare danni sulle principali colture locali.