Ioni di manganese, così il Leccino combatte Xylella

Sulla rivista internazionale Pathogens uno studio svolto nei laboratori della Auburn University in AlabamaSono stati pubblicati, sulla rivista MDPI Pathogens, i risultati di uno studio titolato “Ionomic differences between susceptible and resistant olive cultivars infected by Xylella fastidiosain the outbreak area of Salento, Italy” (Differenze nel contenuto minerale di cultivars suscettibili e resistenti a X.fastidiosa presenti nell’areale infetto del Salento).

I ricercatori, autori della ricerca e poi della pubblicazione sono:

Giusy D’Attoma  Department of Soil, Plant and Food Sciences, University of Bari e Italian National Research Council, Institute for Sustainable Plant Protection, Bari;
Massimiliano Morelli, Pasquale Saldarelli, Maria Saponari, Donato Boscia Italian National Research Council, Institute for Sustainable Plant Protection, Bari;
Annalisa Giampetruzzi, Vito Nicola Savino Department of Soil, Plant and Food Sciences, University of Bari;
Leonardo De La Fuente Department of Entomology and Plant Pathology, Auburn University, Auburn, AL 36849, USA   and
Paul A. Cobine  Department of Biological Sciences, Auburn University, Auburn, AL 36849, USA.
Saldarelli spiega che lo studio ha mirato alla caratterizzazione del contenuto di elementi minerali presenti nelle foglie infette dal batterio, ricercando differenze tra la cv Leccino, tollerante, e la cv Ogliarola salentina, altamente suscettibile.
Lo studio è stato compiuto nell’areale iniziale dell’infezione, tra Gallipoli e Sannicola.
Il moderno approccio seguito, chiamato ‘Ionomica‘, ha evidenziato significative differenze nel contenuto di alcuni ioni.
Secondo i ricercatori sarebbe molto interessante il ritrovamento di una concentrazione, nelle foglie della cv Leccino, dello ione manganese, che svolge un importante ruolo in molti processi biologici legati alla difesa delle piante dai patogeni.
Così come importante è il riscontro di differenze nel contenuto minerale tra tessuti sintomatici ed asintomatici, quindi collegate al progredire dell’infezione batterica.
Lo studio è stato condotto nell’ambito di un dottorato di ricerca in collaborazione tra l’Università di Bari ed il CNR-IPSP, con il supporto dei progetti europei POnTE e XF-actors.
Una piccola nota polemica. Sono gli stessi ricercatori, oramai all’avanguardia nello studio del patogeno X. fastidiosa, a lungo indagati dalla Procura di Lecce ed ancora oggi insultati e sbeffeggiati dagli incredibili negazionisti.
Siamo fortunati ad usufruire del loro lavoro e della loro passione.