Olio ‘Italico’ monta la protesta contro i vertici Coldiretti

Pubblichiamo la lettera di Laura Maria Berti del Clivio degli ulivi di Capalbio, diretta ai vertici della sua associazione, la Coldiretti.

“Al Segretario Nazionale Coldiretti  Vincenzo Gesmundo
Al Responsabile Nazionale Olio Coldiretti Nicola Di Noi Nicola.dinoia@coldiretti.it
Al Presidente Regionale Coldiretti Tulio Marcelli tulio.marcelli@coldiretti.it
Al Direttore Provinciale Coldiretti Paolo Giannini paolo.giannini@coldiretti.it
Apprendiamo da vari organi di stampa, non dal comunicato stampa ufficiale il cui contenuto e’ privo di dettagli, che Coldiretti è stata promotrice di uno “storico e fantastico” accordo di filiera con Unaprol, Federolio e FAI Spa.
Si apprende che tale accordo favorisce la creazione di un “olio italico” frutto di miscele costituite nella misura del 50% da olio italiano e dal restante (da) olio comunitario e non.
Ci crea disorientamento vedere che Coldiretti, che più di altre organizzazioni ha fatto  u f f i c i a l m e n  t e  propria la battaglia contro l’ italian sounding, si presti ad un’operazione che avrà un immediato duplice effetto: quello di generare ulteriore confusione nel consumatore e soprattutto svendere  per pochi € il diritto di dirsi italiano.
Italiano, italico non e’ un banale aggettivo identitario, quanto una doverosa sicurezza e garanzia riservata al consumatore.
Last but not least, solo i produttori che abbiano oliveti sul territorio italiano, utilizzando un patrimonio varietale unico al mondo, moliscano ed ivi imbottiglino, possono fregiarsi del DIRITTO, a fronte di DOVERI onerossisimi quasi eroici, questi si!!, di definire il prorio olio “Italiano”.
Stento a credere che il Segretario generale di Coldiretti possa aver affermato  “per me il massimo del Made in Italy è quella industria che possa dimostrare che all’interno dei suoi blend c’è almeno il 50% di olio extravergine d’oliva italiano”, oppure  “patriottiche quelle imprese olivicole e industrie olivicole italiane che tenderanno nel brevissimo tempo ad arrivare a blend che contengono il 50% di olio extravergine italiano”.
Come dovrebbero sentirsi tutti coloro che producono olio,  con attenzione e cura, rispettando il  proprio territorio con il pensiero anche a chi lo abiterà dopo di loro, attenzione e cura rivolta anche a chi quell’olio così speciale, magari spendendo qualche € in piu’, consuma  quotidianamente?
Vogliamo pensare che quanto letto in questi giorni sia frutto di qualche ns errata comprensione. Se cosi’ non fosse, non ci sarà possibile affidare ulteriormente la rappresentanza dei nostri interessi olivicoli a Coldiretti, che riteniamo avrebbe così tradito la sua mission di difesa dei produttori di biodiversità quale valore unico ed intrinseco, legato a territori  unici per patrimoni storici culturali e naturali, i cui sapori profumi e colori sono costituenti indissolubili.
Allo scopo di fugare ogni dubbio e comprendere correttamente il senso dell’operazione in oggetto,  ma più in generale , la visione di Coldiretti del settore olivicolo a livello regionale e nazionale
chiediamo
venga al più presto indetta una audizione pubblica. Prima di stracciare pubblicamente le ns tessere, qualora la nostra richiesta non venga presa in considerazione, non esiteremo a promuovere la massima diffusione della nostra istanza presso la base degli associati nelle piazze, sui social e attraverso tutti i media.
Certi di un Vs. sollecito riscontro, porgiamo distinti saluti.
Laura Maria Berti
Clivio degli Ulivi
Capalbio
#noolioitalico