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L’olivicoltura ha futuro e gli studenti imparano i segreti della potatura

Mancano tecnici qualificati e i corsi Laore sono un successo. Trofeo “Forbici d’oro”, l’agrario di Olbia affronta le selezioni 

Forbicioni in mano per fare barba e capelli alle piante di ulivo. Professione: potatori. C’è un punto qualificante dietro il lungo lavoro per il rilancio dell’agricoltura, un percorso che ha nella formazione dei giovani il suo traguardo parziale ma decisivo. Ecco che nasce così il motivo per ritrovarsi nelle campagne di Olbia, via San Vittore, alla ricerca di piante di ulivo da usare come esempio didattico.

Agricoltori, appassionati, ma soprattutto gli studenti di due classi dell’istituto agrario. Qui si giocano le qualificazioni per la manifestazione “Forbici d’oro”, ma soprattutto un futuro lavorativo, visto che, come sottolineano un po’ tutti, il mercato chiede figure professionali di potatori qualificati.

“Forbici d’oro” nasce nelle Marche ed è una rassegna arrivata alla dodicesima edizione. La tecnica di potatura dell’ulivo si chiama a “vaso policonico”. «La pianta va impalcata seguendo le tre o quattro branche principali e ad ognuna corrisponde un cono di vegetazione – spiega Antonello Sanna, dipendente di Laore e tecnico potatore –. Si tratta di una tecnica di potatura che espone maggiormente le foglie alla luce. L’ulivo è una pianta eliofila per eccellenza, ha bisogno di intercettare la luce del sole».

La tecnica. Gli studenti osservano e provano a mettere in pratica la lezione. Cerchi concentrici intorno alla pianta, con i tecnici Laore muniti di svettatoio, proprio il particolare strumento che serve per potare le parti più alte della pianta. Si pratica una sorta di disegno geometrico, per esporre la maggior superficie fogliare possibile alla luce. L’ulivo grazie alla luce fiorisce e fruttifica.

«Per la rassegna “Forbici d’oro” in ogni regione si selezionano i migliori potatori – spiega Sanna, accompagnato dal collega Marcello Fresi –. Li selezioniamo per la gara vera e propria ma cerchiamo anche di formare i giovani per dargli un’opportunità a livello lavorativo. In Gallura c’è carenza di queste figure professionali, nonostante le occasioni di lavoro non manchino. Noi conosciamo i numeri dei produttori di olio, quelli che portano le olive soprattutto nel frantoio di Berchidda. Più del 50% del materiale proviene dalla bassa Gallura. Olbia, ma anche Arzachena e San Teodoro». Clima mite e condizioni favorevoli. Trasformarle in opportunità di lavoro diventa il centro della politica agricola sul territorio. Poi, certo, queste opportunità vanno sapute cogliere.

La gara. La finale regionale di “Forbici d’oro” si disputerà il prossimo 23 marzo a Ittiri. Nel frattempo ci sono state le preselezioni, dove i partecipanti ammessi alla finale dovevano superare il punteggio di 42/60, davanti a una giuria di professionisti. I migliori dieci gareggeranno nelle finali nazionali. Tra i potenziali pretendenti al titolo potrebbe esserci qualcuno degli studenti dell’agrario di Olbia. Sono 25 e sembrano avere le idee chiare. Sanno, per esempio, che Laore ha istituito un albo di potatori a livello regionale.

«Sta allo studente decidere di iscriversi a questo albo – spiega Giuseppe Rizzo, insegnante dell’istituto Agrario –. Questo progetto nasce nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, l’obiettivo è quello di formare tecnici specializzati. Il mercato ce li chiede, sia il settore pubblico che le aziende private».

Gli studenti. Così tra una potatura e il meritato spuntino al termine della giornata di lavoro, si procede nel percorso che punta a formare i tecnici del futuro. «Sono molto interessato ad approfondire le tecniche di potatura, consentirà di crearmi un’opportunità di lavoro, con la possibilità di iscrivermi nell’albo regionale dei potatori – spiega Dario Cuccu, 18 anni di Luogosanto –. I tecnici abilitati sono pochi e la richiesta è molta. Io lavoro già insieme a mio padre, sui terreni che erano di mio nonno. Cerco di portare le conoscenze che acquisisco a scuola per far crescere un’azienda agricola più moderna».

Nuove leve per un’agricoltura che vuole crescere. «Non è un luogo comune, molti ragazzi oggi non credono nel lavoro in agricoltura – chiosa Gabriele Fresi, studente dell’Agrario che vive a San Teodoro –. Mio padre possiede un vivaio e io ho deciso di continuare il suo lavoro. Un sogno? Il più vicino è quello di diventare un potatore qualificato». Tra ramaglie, maschioncelli e succhioni, il trasferimento della tecnica e del sapere avviene ogni giorno. Così si traccia la strada che conduce a un proficuo ritorno ai campi.

Fonte: www.lanuovasardegna.it