Ma la nostra agricoltura è vecchia?

Alcune riflessioni su quanto scritto da Antonio Pascale con il suo ‘Il commento’  sul Il messaggero di alcuni giorni fa

Ho dovuto rileggerlo poichè pensavo di averlo mal capito ma non era così. D’altro canto il titolo “Così la vecchia agricoltura favorisce caporali e tragedie” era ben chiaro nell’intento.

La riflessione deve certamente iniziare da ciò che è vero ed insindacabile: la piccola superficie media delle aziende agricole, l’esistenza di cooperative ‘personali’, il conferimento alle cooperative di prodotto non eccellente, l’ancora alta media d’età degli imprenditori agricoli.

Ma, da questa analisi reale, arrivare ad affermare che la GDO attui una corretta politica dei prezzi, mi sembra intercorra un oceano. Vediamo come rispondere.

L’età media degli imprenditori agricoli è già ora in calo e gli istituti agrari e le facoltà d’agraria sono colme di giovani leve appassionate che riverseranno a breve il loro sapere, il loro entusiamo e le nuove tecnologie nelle aziende che seguiranno.

Che esistano cooperative ‘personali’ di piccole dimensioni aziendali è sacrosanto ma non possiamo dimenticare il formarsi di sinergie nei vari settori agricoli che lasciano ben sperare.  Nel mondo olivicolo l’unione del CNO con l’Unasco ne è dimostrazione.

La pressione che la GDO attua a livello dei prezzi non è negabile e trova libera strada proprio nella parcellizzazione della proprietà e nella necessità di trovare uno sbocco commerciale che non sia di nicchia.

Ma, certamente, gli sforzi che vengono fatti dagli imprenditori agricoli, vecchi o giovani che siano, sono vanificati da una buracrazia pervicace e da una mancanza di progettualità dei nostri governi, non solo l’attuale, che non hanno mai dimostrato l’attenzione e l’occhio lungo nel tempo che l’agricoltura italiana ha meritato e merita ancora.