Olio d’oliva, parliamo di contraffazioni e frodi

Il settore dell’olio d’oliva è purtroppo ricco di frodi e contraffazioni.

Per prima cosa occorre conoscere il significato di alcune definizioni:

Frode Alimentare: si intende la produzione e la distribuzione di alimenti non conformi alle norme vigenti. La frode alimentare si suddivide in frode sanitaria e frode commerciale.

Contraffazione Alimentare: consiste nel produrre un alimento nuovo con l’apparenza della genuinità di quello messo in commercio. L’esempio classico è la vendita di olio di semi spacciato per olio di oliva oppure la contraffazione di un marchio DOP / IGP / BIO con materie che non lo sono.

Adulterazione Alimentare: è la modifica di componenti del prodotto alimentare.

Sofisticazione alimentare: consiste nell’aggiungere all’alimento sostanze estranee alla natura dello stesso. Un esempio è l’aggiunta di clorofilla.

Alterazione Alimentare: quando un alimento ha subito per negligenza o per cause accidentali delle modifiche che possono comprometterne la commestibilità o renderlo nocivo per la salute.

Alimento genuino: termine con il quale si intende un prodotto alimentare non alterato, non sofisticato dopo la produzione, quindi schietto, autentico, naturale.

Alimento naturale: in linea di principio dovrebbe essere un alimento che non ha subito modifiche da parte dell’uomo. In pratica, questo termine, si utilizza diversamente in Europa negli USA o nel Regno Unito.

Ecco alcuni casi di contraffazione o frode:

  • miscele di olii utilizzate per mitigare i difetti o semplicemente per cambiare i profili organolettici o chimico-fisici;
  • l’uso di un olio di semi raffinato, colorato con clorofilla e insaporito con il betacarotene;
  • l’aggiunta di olio di semi di girasole geneticamente modificato, il conosciuto olio di girasole ad alto oleico, per ottenere una maggior somiglianza con l’olio di oliva;
  • l’olio di sansa d’oliva raffinato e poi manipolato da utilizzare in miscelazioni successive;
  • la deodorazione sottovuoto di oli lampanti per poi miscelarli con extra vergini;
  • l’olio di carta, ovvero quello che deriva dalla registrazione di produzioni olivicole inesistenti e dall’acquisto in nero di partite d’olio di dubbia provenienza, che andranno ad essere spacciate per quelle che non sono.

Le attività possono risultare lecite, come la miscelazione di un olio vergine con olio extravergine, o illecite, come l’adulterazione di un olio extravergine miscelandolo con olio lampante deodorato. Le DOP e le IGP hanno anche il compito di valorizzare le produzioni locali e il mantenere le caratteristiche del prodotto ed il suo legame con il territorio;

Gli strumenti messi a disposizione per difendersi sono numerosi, alcuni normati, alcuni in via di sperimentazione, ma non sono ancora del tutto sufficienti per debellare le cattive abitudini.

Tra quelli da annoverare troviamo:

  • La denominazione: essa è determinata dalla Legge, è stringente ed è determinata dalle analisi chimico-fisiche ed organolettiche;
  • La tracciabilità: strumento di identificazione delle partite di prodotto lungo tutta la sua storia che consente di seguirlo dall’appezzamento di terreno sino all’imbottigliamento ma, anche, di identificare con precisione il punto di un’eventuale anomalia;
  • Le indicazioni d’origine e le produzioni BIO: con capitolati maggiormente restrittivi relativi alla qualità e all’origine del prodotto;
  • L’esame del DNA: un’innovativa tecnica analitica di raffronto tra genoma e localizzazione dello stesso;
  • Il prezzo: fattore fondamentale di comprensione del mercato perché determinato dall’insieme delle operazioni svolte da tutti i soggetti impegnati nella filiera.

Alla base c’è comunque la conoscenza del prodotto. Per questo motivo le organizzazioni di corsi e convegni volti alla comunicazione, alla spiegazione delle caratteristiche del prodotto, alla valorizzazione del lavoro dei produttori.

E la conoscenza porta il cliente ad evitare di accettare prezzi irrisori o di facciata. Essi sono campanelli d’allarme.

Il costo di produzione è uno degli elementi che maggiormente dovrebbe dare la misura del prezzo minimo di vendita.

Se valorizzassimo tutte le voci di costo del produttore, dalla lavorazione del terreno sino al trasporto dell’olio imbottigliato, potremmo trovare senza difficoltà un costo di produzione che richiede una realizzazione alla vendita di almeno 5 euro al litro per un prodotto da agricoltura meccanizzata, e non meno di 7 euro al litro per un prodotto italiano, che salgono a 12 euro al litro per un BIOlogico fino a superare i 20 euro al litro per produzioni di nicchia da cultivar rare, difficilmente coltivabili in territori svantaggiati, collinari o montani.

 

Fonte: www.ilgiunconet.it