Olio d’oliva, stop alle analisi non validate ISO/IEC 17025

Il Consiglio oleicolo internazionale, con la Decisione DEC-III.1/111-VI/2020, ha istituto le linee guida per verificare la corrispondenza di un olio dichiarato in una delle categorie commerciali degli oli di oliva e sansa di oliva.
Tali linee guida non sono vincolanti ma rappresentano un primo passo per la progressiva standardizzazione di procedure e metodi, senza più aperture a metodi analitici innovativi, che non siano previsti dalla ISO/IEC 17025.
E’ bene ricordare che le procedure di verifica di un metodo analitico attraverso gli standard ISO descritti sono piuttosto lunghe e laboriose.
Nel classico gioco guardia e ladri, dunque, l’impossibilità di utilizzare metodi analitici innovativi può risultare un vulnus per il sistema di controlli, lasciando ai ladri la possibilità di sfuggire alle maglie della legge per molti mesi, se non anni.
Il protocollo del Coi può essere citato anche per risolvere una controversia privata tra contraenti di un contratto.
Di seguito i punti più salienti del protocollo.

Il campionamento è molto importante quando si verifica la categoria di un olio d’oliva. È anche molto delicato; l’intero processo potrebbe essere compromesso se non viene eseguito correttamente. Il raggiungimento di risultati oggettivi dipende sull’utilizzo di un campione che rappresenti fedelmente l’olio d’oliva in questione.
Il campione deve essere omogeneo e rappresentativo del lotto da cui è stato prelevato.
Negli esercizi commerciali al dettaglio, i campioni devono essere prelevati nei loro negozi. I contenitori, ovvero le bottiglie, devono essere prelevati dai contenitori originali (scatole) dove le condizioni indicate da l’operatore sono rispettate, come dettato dalle norme internazionali e dalla legislazione nazionale. I campioni devono appartenere allo stesso lotto.
Quando si preleva il campione direttamente dagli scaffali dei punti vendita al dettaglio o nei loro negozi, infatti, il numero necessario di contenitori dello stesso lotto possono non essere disponibili, o le condizioni ambientali in cui i contenitori che si trovano potrebbero non soddisfare i requisiti per una corretta conservazione, come ad esempio per quanto riguarda luce e temperatura.

I campioni devono essere conservati correttamente prima di essere inviati ai laboratori per le analisi: in condizioni di luce, temperatura e contaminazione adeguate, in modo che non si verifichino deterioramenti. Queste condizioni devono essere sempre rintracciabili e concordate preventivamente tra gli operatori coinvolti. Le condizioni di stoccaggio e la loro rintracciabilità devono essere incluse nella documentazione del processo di verifica.

In linea di principio, qualsiasi metodo analitico utilizzato per verificare la conformità deve essere accettato e approvato dai competenti organismi nazionali o internazionali o, nel caso di rapporti contrattuali, dalle parti coinvolte.
Qualsiasi processo di verifica della conformità, qualunque sia il suo scopo, deve essere permeato dai principi di legge che rende tale processo obiettivo, indipendente e senza alcuna incertezza fino a un’azione legale.
Nel caso di determinazioni analitiche, questi principi devono essere osservati dalla

– Conformità ai requisiti dei laboratori che eseguono le analisi;
– Conformità ai requisiti del metodo analitico stesso.

I laboratori che eseguono le analisi dovrebbero:
– Essere accreditati secondo la versione più recente della norma ISO/IEC 17025 “Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura”, per quanto riguarda i metodi utilizzati;
– Far riconoscere il metodo da un organismo accreditato a livello internazionale relativo al matrice analizzata (il Coi), o dall’autorità nazionale, a condizione che tale riconoscimento includa l’accreditamento ISO/IEC 17025 del laboratorio nei metodi analitici utilizzati nella verifica;
– Essere indipendenti e, se necessario, assicurarsi che non vi siano conflitti di interesse tra le le parti coinvolte;
– Essere disposti ad essere controllati in qualsiasi momento dal personale specializzato dell’organismo internazionale o dall’autorità nazionale che concede l’accreditamento;
– Se richiesto, consentire ad un rappresentante legale o ad un esperto tecnico designato dall’operatore o operatori la presenza durante l’esecuzione della controanalisi, assicurandosi di non interferire con il processo o compromettere il processo stesso o i suoi risultati.

Qualsiasi metodo analitico, i cui risultati possono portare a pregiudizi che vanno al di là di quelli internazionali accettati, devono contenere garanzie che evitino l’insicurezza o, in casi estremi, l’arbitrarietà. Deve quindi essere convalidato analiticamente.
Da un punto di vista formale, gli elementi di sicurezza necessari si trovano nell’accreditamento requisiti secondo la norma ISO 17025, che convalidano la competenza tecnica del metodo e di coloro che eseguono l’analisi.

Se non diversamente concordato, i campioni devono essere tenuti al riparo dalla luce, dal calore e dagli odori e correttamente sigillato per non meno di sei mesi in caso di reclamo. Le condizioni di conservazione devono essere sempre rintracciabili.

Fonte: www.teatronaturale.it