Olivicoltura in Sabina da profondo rosso

Sabina e olivicoltura: la situazione è drammatica. A parlare per primi sono i numeri: 2.000 ettari di oliveti totalmente compromessi che andranno sostituiti attraverso reimpianti, il che comporta perdere milioni di euro di produzione e circa 1 milione di giornate lavorative, con conseguenze disastrose per il tessuto economico e sociale del territorio.

Le piante sono state defogliate e hanno riportato cortecce spaccate, rami rotti e gemme bruciate. Il danno stimato, solo per la Sabina, è di circa 34 milioni di euro, senza calcolare l’indotto su tutta la filiera, a partire dal settore della trasformazione e le conseguenze che si avranno per la produzione dei prossimi 3 anni.

La causa è da ricercare nella gelata del febbraio 2018, che aveva portato ad una escursione termica di ben 30° nell’ambito di soli due giorni passando da – 15°a + 15°.

E’ evidente che si discute di evento eccezionale: uno shock termico che ha portato il danneggiamento di molte piante di ulivo, causando un calo produttivo importante dal quale è difficile riprendersi.

Tutta la filiera è bloccata: dal potatore, che non viene chiamato per mancanza di danaro, al produttore che ha le piante danneggiate e che non andranno a frutto, al frantoiano ed al  confezionatore: ogni singolo anello della filiera è danneggiato.

Un danno importante, se si pensa che nella Sabina reatina l’80 % delle colture sono oliveti.

 

 

Fonte: www.corrieredirieti.corr.it