Olivo, due fitopatie. Danni e prevenzione

Il fleotribo dell’olivo (Phloeotribus scarabaeoides) è un insetto polifago dell’ordine dei Coleotteri, famiglia degli Scolitidi. È noto anche con il nome di punteruolo dell’olivo o tarlo dell’olivo ed è diffuso ovunque si coltivi questa pianta, in particolare nelle regioni che affacciano sul mediterraneo.

Poi il Cycloconium oleaginum, agente eziologico dell’occhio di pavone,malattia fungina che attacca le foglie degli ulivi.

Il fleotribo dell’olivo si presenta allo stadio adulto come un piccolo coleottero di colore scuro, quasi nero, di circa 2 mm di lunghezza, ha ali (elitre) bruno-rossicce; allo stadio di larva è biancastro e apode, allo stadio di ninfa e pre-ninfa il colore è molto chiaro e la lunghezza è di 2,5 mm.

La maggior parte dei danni causati all’albero di olivo sono compiuti dal fleotribo adulto. L’insetto mostra abitudini xilofaghe, ovvero si nutre di legno. Scava delle gallerie all’intersezione dei rami, al cui interno si alimenta.
La conseguenza è uno sviluppo stentato dei rami attaccati, che produrranno meno drupe, che con il tempo disseccheranno.
Si tratta di un parassita che attacca soprattutto il legno delle piante che è già stato danneggiato o deperito ma può attaccare anche piante più giovani e in buono stato vegetativo.
Se l’infestazione è grave, si può arrivare al disseccamento del ramo o dell’intera branca, compromettendo dunque la raccolta delle olive.
Il fleotribo può causare anche danni indiretti. Il punto di attacco, infatti, può essere l’ingresso del batterio che causa la grave malattia della rogna dell’ulivo.

In natura esistono alcuni insetti utili che sono efficaci antagonisti del punteruolo dell’olivo: l’imenottero calcidoideo (Cheiropachy colòn); il braconide (Dendroster protuberans), il coleottero (Thanasinus formicarius). I primi due vivono e si nutrono a spese delle larve mentre il terzo è un ottimo predatore e si nutre sia delle uova e delle larve che degli adulti.

Qualora il controllo da parte degli insetti antagonisti non fosse sufficiente, bisognerà intervenire con adeguate pratiche agronomiche di contrasto.
Occorre quindi partire con un adeguato monitoraggio della presenza dell’insetto.
Questo avviene controllando 5 gruppi di 4 piante limitrofe ed osservando il numero di gallerie di nutrizione su 10 rametti per pianta.
È importante riconoscere le gallerie vuote e quelle con presenza di adulti svernanti.
In caso di elevata presenza, bisognerà intervenire con le tecniche di prevenzione agronomica e l’uso di rami esca.

Nell’ambito della prevenzione agronomica, risulta fondamentale la corretta potatura dell’ulivo, che di solito avviene a fine inverno, prima della ripresa dell’attività trofica del parassita. I rami attaccati andranno rimossi e quindi bruciati.

Altra tecnica agronomica applicata in zone ad alta presenza di fleotribo è quello dell’uso dei rami esca.
I residui della potatura vengono usati per attirare l’insetto a deporre le uova in un dato punto. Una volta che l’insetto cade nella trappola, il ramo esca dovrà essere allontanato dall’uliveto e bruciato secondo le normative vigenti.

L’occhio di pavone è la principale avversità fungina per l’olivo. Le spore del fungo vengono trasportate dal vento, penetrando all’interno della foglia dagli stomi quando vi sono le condizioni ideali per il suo sviluppo. L’umidità, le temperatura miti, le piante troppo folte con vegetazione bassa e troppo vicina al terreno e periodi piovosi fanno si che l’occhio di pavone si propaghi.

E’ importante avere piante ben areate. Quindi sarà d’aiuto aver effettuato una potatura che permetta a sole e luce di entrare in tutte le parti dell’albero.

Possiamo intervenire appena ci accorgiamo della presenza del fungo sulla pianta proteggendo la nuova vegetazione con un trattamento a base di rame. Purtroppo le foglie colpite, irrorate dal nostro trattamento cadranno inesorabilmente.

Infatti il rame, a causa della sua fitotossicità, già a  partire da poche ore dopo aver effettuato il trattamento e fino a molti giorni dopo, accentuerà la cascola delle foglie infettate.

Per questo motivo meglio usare un rame meno fitotossico come quello chelato o Edta. La sua particolare molecola non risulta tossica per l’olivo, l’ambiente e l’operatore. Questo prodotto non è registrato come agrofarmaco, è quindi ammesso in biologico.

L’occhio di pavone è una delle principali cause di scarsa produttività dell’ulivo. Facendo cadere le foglie limita la fotosintesi e non permette di nutrire le mignole .

Il fiore e l’oliva hanno bisogno entrambe di circa 40 foglie sane per il loro sviluppo e il loro mantenimento. Per questo motivo ci deve essere una buona chioma su un albero di ulivo.

E’, altresì, importante la verifica della presenza di infestazione delle foglie e basta un semplice test casalingo.

E’ sufficiente immergere delle foglie a campione (200 foglie/ettaro prese nei quattro punti cardinali dell’uliveto) in una soluzione al 5% di soda caustica (NAOH) o di idrossido di potassio (KOH) a 55/60 ° per circa 5 minuti. La soglia da prendere in considerazione è pari al 20% di foglie con sintomi ( su un campione di 200 foglie/ettaro) Nelle foglie con presenza di cicloconio si noteranno delle macchie opache circolari.