CNO | Territorio

Per sconfiggere il caporalato serve consorziarsi

Le tragedie vissute sulle strade del pomodoro di Capitanata richiedono non solo una riflessione scevra da dannose ipocrisie, ma anche l’avvio di un lavoro – di cui la Regione Puglia dovrebbe essere capofila – che coinvolga il Governo nazionale e le istituzioni europee.

Non possiamo trovarci ogni estate a commentare il numero delle vittime, più o meo annunciate, di un caporalato crudele. Ma non dobbiamo più di pari passo criminalizzare l’intero settore agricolo, che in Puglia è nella maggior parte dei casi ben sano, con imprenditori che riescono a tenere ancora in piedi le proprie imprese nonostante l’ottusa burocrazia, leggi ghigliottina ed un’ assurda concorrenza estera.

Chi ha fatto i conti con una legge contro il caporalato, sacrosanta ma nata annebbiata, è stato spesso additato come malavitoso mentre le vere organizzazioni malavitose si sono organizzate per eluderla e continuare imperterrite nello sfruttamento della manovalanza.

Se realmente si vuole combattere il fenomeno oltre le facili chiacchere, diventa necessario lavorare sulla filiera corta affinchè i vari passaggi siano stabiliti dalle reali necessità e non più da un meracto monopolizzato dai grandi gruppi, italiani o stranieri, della distribuzione che stabiliscono indisturbati domanda ed offerta della marce, strozzando i produttori.

Ecco la necessità del “consorziarsi”. Nella fattispecie nel pomodoro ma in realtà in ogni singola realtà agricola, per creare un meccanismo virtuoso in grado di tutelare gli occuopati e le aziende.

Gianni Stea

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it