Rapporto ISMEA sulla competitività dell’agroalimentare italiano

L’agricoltura italiana è la più multifunzionale d’europa; 9 famiglie su 10 hanno acquistato bio nel 2017; l’agricoltura produce ricchezza ma realizza pochi utili; l’agroalimentare è un settore da 1,4 milioni di occupati; l’export del made in Italy agroalimentare corre più dell’europeo; il 15% del budget degli italiani va al cibo ed alle bevande. Questa la sintesi del rapporto ISMEA ieri pubblicato.

  • Con un valore di 4,5 miliardi di euro delle attivita’ secondarie agricole, come l’agriturismo, le vendite dirette e la produzione di energie rinnovabili, quella italiana si rivela l’agricoltura piu’ multifunzionale d’europa. alla fine del 2016 si contavano 22.661 strutture agrituristiche in italia, quasi 5.000 in piu’ rispetto al 2007 e uno stock in costante crescita negli anni. ….
  • L’agricoltura biologica coinvolge in Italia 1,8 milioni di ettari e 72 mila operatori certificati, con un aumento per entrambe le variabili del 40% circa rispetto al 2013. …anche sul fronte dei consumi, il biologico ormai non è più nè una moda nè una nicchia di mercato: 9 famiglie italiane su 10 hanno acquistato durante l’anno un prodotto certificato. Complessivamente l’incidenza del biologico nei consumi complessivi degli italiani ammonta al 3%, con settori che continuano a crescere e fare da traino come gli ortaggi (+11,5%) e la frutta (+18,3%) e altri, che seppur partiti con ritardo, mostrano performance di tutto rilievo: vino (+109,9%), carni fresche (+65,2%) e trasformate (+35,4%), oli e grassi vegetali (+41,1%).
  • Quando parliamo di biologico l’Italia risulta divisa in due: con il nord della penisola che esprime il 64% della domanda di prodotti biologici e il sud che ne rappresenta solo l’11%, pur essendo l’area del paese da cui proviene gran parte della produzione certificata.
  • L’agricoltura italiana produce valore ma la ripartizione dei margini lungo la filiera presenta ancora forti squilibri a favore delle fasi piu’ a valle (logistica e distribuzione)…. Dall’analisi della catena del valore di Ismea emerge che su 100 euro destinati dal consumatore all’acquisto di prodotti agricoli freschi, rimangono come utile solamente 6 euro, contro i 17 euro in capo alle imprese del commercio e del trasporto. nel caso dei prodotti alimentari trasformati, dove la filiera si allunga, l’utile per l’imprenditore agricolo si contrae ulteriormente, scendendo sotto i 2 euro, al pari di quello realizzato dall’industria alimentare, mentre la quota preponderante del valore e’ destinata alla fase della distribuzione e della logistica che, prese insieme, trattengono 11 euro. Analizzando invece il reddito in agricoltura, secondo le elaborazioni Ismea, nel 2017 il reddito reale annuo per unita’ di lavoro e’ pari a 20 mila euro, dato che si colloca sopra la media UE (16,7 mila euro), ma molto al di sotto quella dei nostri principali paesi competitor (Francia, Germania, Spagna) che si attesta a 26,6 mila euro.
  • Il settore agroalimentare dà lavoro a 1 milione e 385 mila persone, pari al 5,5% degli occupati in Italia a fine 2017. Di questi la parte più grande (oltre 900 mila) sono gli addetti all’agricoltura, mentre l’industria alimentare assorbe circa 465 mila posti di lavoro. ….. Settore primario e industria alimentare hanno tuttavia dei trend di lungo periodo contrapposti, il primo cede strutturalmente forza lavoro, un fenomeno che accumuna l’Italia al resto delle economie avanzate, il secondo ha visto invece aumentare nel decennio il numero degli occupati a differenza del resto dell’economia. Guardando tali dinamiche piu’ da vicino, l’occupazione agricola in Italia sembra tuttavia tenere meglio che negli altri paesi UE.  …
  • Con un valore di 41 miliardi di euro a fine 2017, l’Italia ha raggiunto il suo primato storico e detiene una quota sulle esportazioni agroalimentari dell’UE (quasi 525 miliardi di euro) pari all’8%. Negli ultimi cinque anni le esportazioni italiane del settore sono aumentate del 23%, piu’ di quelle dell’UE (+16%). …Il ruolo del made in Italy nelle esportazioni del settore primario europeo emerge chiaramente analizzando le prime cinque voci, per le quali l’italia e’ leader. All’italia si deve il 35%-36% dell’export europeo di mele e di uva, il 47% di quello di kiwi, il 61% di quello di nocciole sgusciate, il 35% di quello di prodotti vivaistici.  Anche sulle esportazioni comunitarie di prodotti alimentari trasformati l’Italia gioca un ruolo di primissimo piano. Il nostro paese, infatti, è il primo esportatore di pasta e di conserve di pomodoro con una quota del 65% circa del valore dell’export UE; nel caso dei vini e dell’olio d’oliva scende in seconda posizione, incidendo rispettivamente per il 27% e per il 23% delle esportazioni europee…..
  • Ammonta a 160 miliardi di euro la spesa che gli italiani hanno destinato nel 2017 all’alimentazione e alle bevande sia a casa sia fuori dalle mura domestiche. Una percentuale pari al 15% dei consumi totali. …

Fonte: www.ismea.it