Articoli

Buon lavoro al Presidente Giuseppe Conte e al nuovo Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio

“Buon lavoro al Presidente Giuseppe Conte e alla sua squadra, in particolare modo al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio: finalmente parte un governo che potrà lavorare per garantire risposte importanti all’olivicoltura italiana”.

Con queste parole il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, ha salutato la nascita del nuovo governo italiano e la nomina del nuovo Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

“Al Ministro Centinaio offriamo tutta la collaborazione possibile e l’energia della prima organizzazione della produzione olivicola italiana con 140mila olivicoltori e 30 organizzazioni di produttori presenti in tutta Italia”, ha ricordato il Presidente Sicolo.

“Bisognerà affrontare sin da subito una vera e propria emergenza nazionale, la xylella, attraverso un’azione seria e decisa che favorisca l’eradicazione delle piante infette, il contenimento del batterio, il ristoro delle aziende colpite ed il sostegno alla ricerca scientifica – ha ribadito il Presidente del CNO -. Ci sarà da lavorare intensamente per valorizzare l’extravergine d’oliva italiano, per combattere frodi e contraffazioni, e per dare valore al lavoro degli olivicoltori, anche attraverso una decisa battaglia in Europa per una nuova pac più equa e giusta”.

“Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori è pronto a collaborare con il Governo Conte e con il Ministro Centinaio per tutelare uno dei settori più importanti del Made in Italy”, ha concluso il Presidente Sicolo.

Xylella, l’esposto-denuncia depositato anche a Taranto. Sicolo incontra il Procuratore Capristo ed il Prefetto Cafagna

Questa mattina il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, accompagnato dal Presidente APOL Lecce, Benedetto Accogli, ha consegnato nelle mani del Procuratore Capo di Taranto, Carlo Maria Capristo, l’esposto-denuncia contro chi divulga notizie false ed infondate tali da turbare l’ordine pubblico e la sicurezza (art. 656 Codice Penale), e contro chi con il proprio comportamento, anche colposo e omissivo, è responsabile della diffusione di malattie contro le piante di ulivo (art.500 codice Penale).

Nel pomeriggio, invece, Sicolo incontrerà il Prefetto di Taranto, Donato Giovanni Cafagna, per illustrargli la situazione della xylella nel tarantino e tutti gli interventi da mettere subito in pratica per evitare che il batterio, presente in pochi paesi della provincia, si estenda sul resto del territorio.

“Ringrazio il Procuratore Capristo per l’attenzione e la sensibilità dimostrata su un problema che rischia di mettere in ginocchio per sempre il cuore dell’economia pugliese”, ha dichiarato Gennaro Sicolo.

“Adesso depositeremo l’esposto anche alle Procure di Brindisi e Lecce e ci attiveremo affinchè vengano istituiti tavoli istituzionali provinciali permanenti per controllare l’avanzata del batterio e favorire interventi seri e concreti per contenere l’epidemia”, ha concluso il Presidente del CNO.

Esposto-denuncia del Cno contro disinformazione organizzata e creduloni, ecco il testo

Il sottoscritto Gennaro SICOLO, nato a Bitonto il 09/09/1955, nella propria qualità di Presidente e Legale rappresentante del CNO – Consorzio Nazionale degli Olivicoltori S.c.ar.l., con sede in Roma in via Piave n.8, nonchè di Presidente e Legale rappresentante della O.P. Oliveti Terra di Bari, con sede in Bari in via Michele Cifarelli 6/A.

Ai fini del presente atto, il sottoscritto elegge domicilio in Bari in via Michele Cifarelli 6/A presso la O.P. Oliveti Terra di Bari

 

 

ESPONE QUANTO SEGUE

 

 

  1. Il CNO – Consorzio Nazionale degli Olivicoltori costituisce l’organizzazione italiana di rappresentanza e tutela dei produttori olivicoli più rappresentativa a livello nazionale e precisamente di circa 180.000 produttori con aziende situate in tutto il territorio nazionale, e nello specifico anche nella Regione Puglia con particolare presenza nella provincia di Bari, Brindisi, Taranto e Lecce.

Lo stesso CNO è riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali come Associazione di Organizzazioni di Produttori Olivicoli

 

  1. A sua volta l’O.P. Oliveti Terra di Bari costituisce l’Associazione più rappresentativa dei produttori olivicoli presenti nella Provincia di Bari, anch’essa riconosciuta come tale dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali

 

  1. Come è noto, il territorio della Regione Puglia, partendo dalle zone salentine della provincia di Lecce (esattamente dal territorio di Gallipoli, nel 2013, come primo focolaio di infezione) ed ora anche le province di Brindisi, Taranto e Bari, è colpito sin dal 2014 dal noto fenomeno infettivo determinato dal batterio da quarantena « Xylella fastidiosa » in danno e pregiudizio delle piantagioni di ulivo presenti sul territorio con progressivo rapido disseccamento e morte delle piante stesse e conseguente gravissimo ed irreversibile danno all’intero territorio dal punto di vista ambientale, economico e sociale, ed ancora conseguentemente con gravissimo danno economico per le popolazioni e, segnatamente, per le aziende agricole-olivicole colpite.

 

  1. È altrettanto noto che sin dal 2014 si sono succeduti una serie di provvedimenti amministrativi per l’accertamento, delimitazione, contenimento della citata epidemia con specifiche misure obbligatorie e cogenti quali, in particolare, il controllo del vettore accertato (la cosiddetta sputacchina Philaenus spumarius) e l’eradicazione delle piante di ulivo ed altre specie ospiti colpite dal fenomeno infettivo idonee ad impedirne la diffusione dalle province inizialmente colpite verso il Nord della Regione e, in particolare, nel momento attuale, nella provincia di Bari.

Tali provvedimenti, in ricepimento delle specifiche disposizione dell’Unione Europea (vedi Decisione di Esecuzione della Commissione del 13 febbraio 2014 n. 87, Decisione di Esecuzione della Commissione del 23 luglio 2014, n. 497, Decisione di Esecuzione della Commissione del 18 maggio 2015 n. 789, Decisione di Esecuzione della Commissione del 17 dicembre 2015 n. 2417, Decisione di Esecuzione della Commissione del 12 maggio 2016 n. 764, Decisione di Esecuzione della Commissione del 14 dicembre 2017 n. 2352) si sono sostanziati in successivi Decreti Ministeriali di recepimento della normativa comunitaria ad iniziare dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 26 settembre 2014 (14A07903), sino al più recente Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali n. 4999 del 13 febbraio 2018 (cosiddetto Decreto Martina).

Le predette normative prevedono misure urgenti ed immediate dirette alla ricognizione, delimitazione delle zone infette e misure urgenti di contenimento con relativa eradicazione nelle piante infette e controllo meccanico e chimico dei vettori, assegnate in particolare alla competenza della Regione Puglia, e dei relativi uffici regionali preposti (Ufficio fitosanitario regionale). Tali misure obbligatorie di contenimento sono già state confermate legittime dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea (Sentenza rif. ECLI:EU:C:2016:428 della I Sezione del 9 giugno 2016. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A62016CJ0078).

 

  1. In relazione alle misure previste dalla legge, la Regione Puglia, pur con gravi ritardi e carenze, ha comunque in modo estremamente difficoltoso avviato le procedure di monitoraggio, contenimento ed eradicazione, seppur ancora molto parzialmente, che però stanno trovando ostacolo ed impedimento determinati da vere e proprie campagne mediatiche e di mobilitazione con manifestazioni pubbliche, convegni, incontri, presidi, siti internet dedicati, post su social network (vedi facebook), tutte fondate sulla istigazione ad ostacolare le misure urgenti previste dalla legge e, in particolare, l’ispezione e gli abbattimenti degli ulivi infetti, attuando vere e proprie strategie di disinformazione e diffusione di notizie scientifiche totalmente infondate, basate su ipotesi complottiste e vieppiù smentite dal consenso scientifico delle più autorevoli organizzazione scientifiche italiane ed estere.

Dette campagne e strategie organizzative e mediatiche sono tutte fondate sulla istigazione ad ostacolare le misure di legge e le procedure amministrative regionali obbligatorie dirette al contenimento dell’epidemia da xylella e, pertanto, all’interruzione dell’attività regionale di carattere pubblico ed interesse collettivo diretta alla tutela non soltanto delle aziende agricole ma dell’intero territorio regionale colpito dall’epidemia.

A tale riguardo è stata organizzata per il giorno 25 maggio 2018 l’ennesima manifestazione nella città di Bari con la quale si chiede di bloccare l’esecuzione delle Misure di legge e, in particolare, l’eradicazione degli ulivi infetti, ed ancora il blocco dell’utilizzo dei fitofarmaci previsto dal citato Decreto Martina proprio al fine di contenere e combattere i vettori e quindi la diffusione dell’epidemia da xylella.

Il comportamento di tali soggetti (vedi rassegna stampa allegata ed elenco profili facebook di disinformazione) è certamente di grave pericolo, non soltanto per la sicurezza delle piante e dell’ambiente, ma anche per l’ordine pubblico che viene turbato e colpito da vere e proprie campagne di disinformazione pubblica che inducono sia i privati agricoltori interessati dal fenomeno, sia amministratori locali compiacenti a porre in essere tutte le più svariate azioni (ricorsi al Tar contro le eradicazioni, ordinanze comunali di varia natura, etc.) dirette a bloccare le misure di contenimento della diffusione dell’epidemia ovvere, in concreto, ostacolare ed interrompere un ufficio/servizio di pubblica necessità. L’impossibilità da parte della Regione Puglia, a completare tempestivamente le eradicazioni delle piante ritrovate infette in zona contenimento e cuscinetto, determinata soprattutto da esposti strumentali presentati ai TAR (tutti comunque fino ad ora respinti o dichiarati inammissibili), ha inoltre già causato gravi danni d’immagine ed economici all’intero Stato italiano (vedasi recentissima notifica di una procedura d’infrazione dell’UE) ed alla Puglia (vedasi la recentissima ridefinizione coattiva delle aree demarcate decisa dall’ultimo Comitato fitosanitario europeo del 23 maggio scorso).

Si fa presente che il numero delle aziende olivicole attualmente e potenzialmente interessate dall’epidemia, in base al censimento ISTAT Agricoltura 2010, sono ben 196.282, distribuite su tutto il territorio delle province colpite dall’epidemia, il che sta a significare che il problema ha assunto e sta assumento sempre più caratteristiche di sicurezza del territorio e dei cittadini pugliesi nel loro complesso.

 

 

Tutto quanto innanzi premesso, si segnalano e si denunziano i fatti sopra esposti affinchè

 

 

la Eccma Procura della Repubblica voglia attivare le necessarie indagini ed accertamenti di natura penale al fine di individuare possibili fattispecie di reato, e quindi di procedere penalmente, anche con  riferimento all’articolo 656 del Codice Penale riferito alla pubblicazione e diffusione di notizie false ed infondate tali da turbare l’ordine e la sicurezza pubblica, nonchè con riferimento all’articolo 500 del Codice Penale relativo a comportamenti, anche colposi ed omissivi, diretti o causativi della diffusione di malattie (vedi epidemia xylella) in danno delle piante di olivo con evidente pericolo di propagazione dell’epidemia stessa con grave danno all’economia rurale olivicola delle zone interessate, e grave rischio di diffusione ad altre Regioni ed aree olivicole mediterranee.

 

Si resta a disposizione di ogni ulteriore chiarimento ed il sottoscritto chiede di essere sentito a riguardo nonchè di essere informato in caso si voglia disporre archiviazione.

 

Si allegano copia dei citati decreti ministeriali, nonchè copia rassegna stampa di riferimento.

 

 

Con Osservanza

 

Bari, 25.05.2018

 

Gennaro SICOLO

 

Xylella, esposto-denuncia del Cno: “La Magistratura intervenga contro chi ha permesso al batterio di dilagare in Puglia”

Indagini ed accertamenti di natura penale contro chi divulga notizie false ed infondate tali da turbare l’ordine pubblico e la sicurezza (art. 656 Codice Penale), e contro chi con il proprio comportamento, anche colposo e omissivo, è responsabile della diffusione di malattie contro le piante di ulivo (art.500 codice Penale).

Sono questi i fondamenti di legge su cui si basa l’esposto denuncia depositato questa mattina, presso la Procura della Repubblica di Bari, dal Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo.

Attraverso questo atto, il Presidente della più rappresentativa organizzazione della produzione olivicola italiana chiede ufficialmente un giro di vite contro chi in questi anni, attraverso una capillare e ben organizzata campagna di disinformazione, sviluppatasi attraverso manifestazioni (l’ultima oggi a Bari, ndr), convegni, presidi, etc., ha consentito al batterio della xylella di avanzare indisturbato dal Salento fino alle porte della provincia di Bari.

Nel mirino del Cno anche tutti coloro che hanno ceduto alle lusinghe di queste fantasiose ricostruzioni e che, attraverso ricorsi al Tar contro le eradicazioni o ordinanze comunali farlocche contro il Decreto Martina, continuano ad alimentare la peste degli ulivi pugliesi.

“Non si può più scherzare sulla pelle di centinaia di migliaia di famiglie che vivono grazie a questo straordinario patrimonio olivicolo – ha sottolineato Sicolo -. Abbiamo il dovere di difendere in ogni sede il futuro della nostra terra contro questi speculatori e contro chi non è capace di distinguere la verità dalle fake news”.

“Non chiediamo una caccia all’uomo della Magistratura, ma pretendiamo giustizia, perché i responsabili di queste crociate, nate senza alcuna valenza scientifica e basate su credenze e complotti immaginari, che purtroppo hanno fatto presa su tanti, devono smetterla una volta per tutte di fomentare timori e creare false speranze”, ha continuato Sicolo.

“È solo il primo passo di questa operazione verità – ha concluso il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori -. Mi appello al buon senso e alla responsabilità delle istituzioni regionali e nazionali, a partire dall’ormai prossimo Governo, affinché vengano definitivamente accantonate queste chiacchiere e si proceda alla vera, lunga e ormai difficilissima battaglia contro il batterio che rischia di distruggere la nostra storia, la nostra economia ed il nostro futuro”.

L’esposto-denuncia sarà presentato nei prossimi giorni anche alle Procure di Brindisi, Taranto e Lecce.

La xylella ormai in provincia di Bari, Sicolo: “A rischio 30 milioni di ulivi e 70mila aziende olivicole”

“La Commissione Europea, oltre a decretare ancora una volta il fallimento di chi era chiamato a controllare l’avanzata del batterio della xylella, certifica il pericolo di morte per altri trenta milioni di ulivi e settantamila aziende che vivono di olivicoltura”.

Con queste parole il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, ha commentato la decisione del Comitato UE per la salute delle piante, su proposta della Commissione Europea, di estendere la zona cuscinetto di 20 km verso Nord, in piena provincia di Bari, fino alla piana di Monopoli.

 

“C’è grande preoccupazione per il futuro del nostro settore e per quello di migliaia di famiglie – ha sottolineato Sicolo -. La Provincia di Bari e la Provincia Bat, cuore olivicolo pugliese ed italiano, vengono adesso messe a repentaglio da un batterio alimentato da tanti irresponsabili, da tanti amministratori, da tanti politici e da qualche organizzazione agricola che per troppo tempo, solo per squallidi calcoli opportunistici, hanno dato credito a teorie inesistenti, complotti e chiacchiere di numerosi santoni e nullafacenti, invece di affrontare seriamente il problema”.

 

“Mi auguro che il governo che sta per nascere affronti la questione in maniera prioritaria perché si tratta di una grande emergenza nazionale – ha proseguito il Presidente del Cno -. Allo stesso modo spero che la Regione Puglia, per troppo tempo colpevolmente silente, acceleri le procedure per le estirpazioni delle piante infette, come avviene ad esempio in Spagna e Francia dove combattono la stessa epidemia, e prosegua sia il monitoraggio, sia i controlli per verificare se siano in corso tutte, e sottolineo tutte, le operazioni previste dal Decreto Martina per contenere il batterio”.

 

“È fondamentale dar seguito agli ultimi buoni propositi manifestati sbloccando i fondi per il ristoro delle aziende colpite, sostenendo la ricerca seria per provare ad arginare il batterio, e iniziando concretamente il reimpianto delle varietà di ulivi resistenti nella zona infetta, per non perdere quella tradizione millenaria che ha contraddistinto la Puglia, punta di diamante dell’olio extravergine d’oliva di qualità a livello nazionale ed internazionale”, ha rimarcato Gennaro Sicolo.

 

“È finito il tempo delle chiacchiere, il tempo delle discussioni portate avanti soprattutto da chi non ha nemmeno titolo per parlare di scienza e ricerca: sappia però questa gente che, se l’epidemia non si fermerà, saranno proprio loro ad essere considerati come i criminali che hanno ucciso l’olivicoltura pugliese e italiana”, ha concluso il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.

Cno e Aifo insieme per rafforzare il sistema olivicolo nazionale

Rafforzare il mondo della produzione ed il rapporto tra produttori e frantoiani, costruire insieme una filiera dell’olivicoltura italiana seria e proiettata al futuro, condividere progetti e percorsi di crescita comuni.

Con questi auspici il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) ha accolto nei giorni scorsi l’ingresso nella sua base associativa dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO), prima realtà italiana nel suo settore.

Oltre 450 frantoi in tutta Italia entreranno a far parte di una rete improntata su qualità e tracciabilità, costruita negli anni dal CNO, contribuendo a dar valore all’olio extravergine d’oliva italiano frutto del lavoro quotidiano di centinaia di migliaia di olivicoltori.

L’ingresso di AIFO rafforza una realtà che vanta su tutto il territorio nazionale 30 organizzazioni di produttori con 140.000 olivicoltori aderenti che gestiscono complessivamente circa 180.000 ettari di oliveti e che hanno consentito al Consorzio Nazionale degli Olivicoltori di essere la più importante organizzazione della produzione olivicola italiana.

“Sono molto contento di poter annunciare l’ingresso di AIFO nella grande famiglia del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori – ha sottolineato il Presidente del CNO, Gennaro Sicolo -. La scelta del Presidente Piero Gonnelli non è casuale ma è frutto di un lavoro sinergico che portiamo avanti insieme, nell’interesse supremo degli olivicoltori, ormai da diversi anni”.

“Siamo fieri di essere controcorrente, in un settore estremamente frammentato, e di trovare partner che come noi credono nell’unità di tutti gli attori in campo come unico strumento efficace in grado di tutelare i produttori, i consumatori e, soprattutto, il prodotto italiano per eccellenza: l’olio extravergine d’oliva”, ha continuato Sicolo.

“Crediamo che in un momento così delicato per tutto il settore olivicolo oleario sia necessario puntare a obiettivi concreti e utili – ha dichiarato il Presidente AIFO, Piero Gonnelliper sostenere lo sviluppo e la crescita delle aziende frantoio e degli olivicoltori in un processo di vera valorizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano”.

“Le sfide che i mercati nazionali ed internazionali impongono alle nostre Aziende impongono un cambio di vedute ed una sinergia che, purtroppo, a livello associativo ancora manca sul territorio nazionale – ha proseguito il Presidente Gonnelli –. Riteniamo che CNO possa essere un valido partner con il quale iniziare un nuovo percorso di crescita utile al comparto olivicolo-oleario”.

 

Il Panel test è salvo, Sicolo: “L’unità della filiera italiana ha fatto la differenza”

Pericolo scampato per l’olivicoltura nazionale.

Il Comitato consultivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), riunitosi nei giorni giorni ad Amman in Giordania, ha infatti accolto la posizione dell’Italia a tutela del panel test, l’analisi organolettica degli oli, e, di conseguenza, della qualità dell’extravergine.

Nei mesi scorsi, infatti, forte era stata la pressione di alcuni paesi europei per eliminare il panel test come metodo di classificazione.

Il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, era duramente intervenuto per ribadire il valore imprescindibile dell’analisi organolettica, unico strumento idoneo a tutelare consumatori e produttori italiani e mondiali.

La filiera olivicola italiana, sotto la regia del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, ha presentato ad Amman un unico documento, sintesi di una posizione unitaria.

Cno, Unasco, Unapol, Unaprol, Federolio, Assitol, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Lega delle Cooperative, e associazioni dei consumatori hanno ribadito come “il mantenimento della valutazione organolettica come metodo per caratterizzare e classificare l’olio vergine di oliva, rappresenta oggigiorno una assoluta necessità da salvaguardare, per mantenere la posizione privilegiata che il settore si è conquistato rispetto ai prodotti sostituivi, per assicurare la vitalità nel lungo periodo e per cogliere le opportunità offerte dalla positiva evoluzione del mercato”.

 “La verifica delle caratteristiche organolettiche degli oli vergini effettuate da panel di assaggiatori riconosciuti, deve tuttavia essere considerata come un modello di tipo dinamico che può essere oggetto di adeguamenti tali da perfezionarne sempre di più i risultati”, si legge nel documento presentato.

Tre, in particolare, le proposte di intervento: accostare al panel test le metodologie strumentali disponibili in grado di individuare i composti minoritari responsabili dei pregi e difetti degli oli di oliva vergini, in modo da disporre di un preventivo ed ulteriore strumento di garanzia per gli operatori economici interessati e per supportare i risultati dei gruppi di assaggiatori; standardizzare il metodo dell’analisi sensoriale, agendo in particolare sul miglioramento continuo delle prestazioni dei gruppi di assaggiatori anche mediante la definizione e validazione di standard di riferimento sintetici per ogni difetto sensoriale codificato, sulla loro armonizzazione, sui sistemi di valutazione e sulla selezione e addestramento degli addetti;  analizzare continuamente gli eventuali aspetti critici legati allo strumento della valutazione organolettica, come può essere, ad esempio, l’impatto dovuto agli errati sistemi di conservazione del prodotto, ricercando e proponendo soluzioni in grado di superare gli ostacoli incontrati.

“L’unità della filiera olivicola italiana ha fatto la differenza – ha commentato soddisfatto il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo -. Abbiamo portato avanti tutti insieme questa battaglia, dalla produzione all’industria, nell’interesse del bene comune”.

“Adesso, insieme alla Spagna, presenteremo una posizione unitaria a difesa dell’analisi organolettica che sarà presentata ai membri effettivi del Coi durante la sessione di giugno a Buenos Aires – ha continuato Sicolo -. Il panel test è salvo e, con esso, la qualità del nostro olio extravergine d’oliva, il lavoro dei produttori e la salute dei consumatori”.

 “Ringrazio il Presidente del Comitato consultivo del Coi, Ali Ben Hadj Mbarek, il direttore esecutivo del Coi, Abdellatif Ghedira, e tutti i componenti della spedizione italiana in Giordania: continueremo a non abbassare la guardia per tutelare la nostra storia ed il nostro prodotto, simbolo dell’Italia nel mondo”, ha concluso Sicolo.

gennaro sicolo

Xylella, Sicolo: “La politica smetta di seguire rumorosi santoni nullafacenti e agisca subito, ogni Sindaco pugliese controlli il proprio territorio”

“La xylella è ormai un problema nazionale ed europeo: la politica smetta di seguire rumorosi santoni nullafacenti e agisca immediatamente, con decisione, per mettere un argine all’avanzata del batterio, disastrosa per l’olivicoltura pugliese e italiana”.

Così il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, torna sulla questione xylella a tre settimane dal primo allarme, lanciato proprio dal CNO, circa la rapida diffusione del batterio nella zona di contenimento.

A seguito degli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio regionale pugliese, con le piante infette più che triplicate negli ultimi due mesi, la stessa zona di contenimento è stata estesa, per la prima volta, anche ad alcuni comuni della Provincia di Bari.
L’allerta xylella, stando a quanto denunciato dall’Unione Europea, riguarda anche mandorleti e alcuni alberi da frutto, particolarmente colpiti in Spagna ed in Francia.

“Non si può perdere nemmeno un secondo in più in questa guerra che sarà molto lunga – ha sottolineato Gennaro Sicolo -. Bisogna immediatamente procedere con l’eradicazione delle piante infette, con le buone pratiche agricole nei campi (potature, arature e concimazione organica al fine di ricostituire l’humus del terreno) e con il risarcimento, attraverso fondi europei già stanziati da anni, di tutte le aziende agricole colpite dal problema”.

“La Regione Puglia ed i Sindaci dei comuni pugliesi, dal Gargano a Leuca, inizino a verificare seriamente se sui territori vengono eseguite le buone pratiche agricole, partendo proprio dalle aree verdi pubbliche, e intervengano nelle zone incolte addebitando i costi, per quel che concerne le aree private, ai proprietari più refrattari al problema – ha evidenziato Sicolo – Questa battaglia capillare è necessaria per evitare che il batterio, attraverso il vettore sputacchina, possa rapidamente diffondersi”.

“Oltre agli interventi di contenimento immediati e improrogabili, occorre portare avanti contemporaneamente la ricerca seria, che ha bisogno di tempo per essere sviluppata, sulle varietà di ulivi resistenti migliori per il reimpianto, finanziabile con le risorse del Psr Puglia, e su tutto ciò che verrà provato scientificamente per arginare questa epidemia”, ha continuato Sicolo.

“È finito il tempo delle chiacchiere, ora è il tempo della responsabilità e delle decisioni: bisogna fare presto e fare bene per evitare la morte dell’olivicoltura nazionale e la crisi irreversibile di un settore e di un indotto che portano sostentamento giornaliero a centinaia di migliaia di famiglie”, ha concluso il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.

olio

Panel test, Sicolo (CNO): “L’Italia olivicola non arretrerà di un millimetro su questa battaglia, difendiamo produttori e consumatori”

L’attenzione del mondo della produzione olivicola italiana sul panel test resta altissima.

A poche settimane dall’allarme lanciato dal Consorzio Nazionale degli Olivicoltori circa la revisione degli esami organolettici (cd. panel test) per la classificazione degli oli, proposta principalmente da una parte della rappresentanza industriale spagnola in seno al Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), il Presidente Gennaro Sicolo torna sull’argomento.

Negli ultimi giorni, infatti, secondo alcune ricostruzioni apparse sulla stampa spagnola, il mondo dell’industria olearia iberica, rappresentata dalle associazioni Anierac e Asoliva, avrebbe ribadito con forza l’inaffidabilità del panel test attuale, i cui risultati, la maggior parte delle volte, inficiano sulla reputazione delle aziende spagnole.

La posizione ufficiale del mondo dell’industria spagnola arriva a pochi giorni dal Comitato Consultivo del Coi, che si terrà a metà aprile ad Amman in Giordania.

“La nostra denuncia di qualche settimana fa non era campata in aria e aveva un concreto fondamento, come testimoniano le ricostruzioni riportate in queste ore dagli organi di stampa spagnoli – ha sottolineato Gennaro Sicolo -. La levata di scudi degli industriali spagnoli testimonia come questo argomento, al di là delle giustificazioni disseminate in maniera piuttosto confusa, sia il punto debole di una parte del mondo olivicolo iberico protesa alla ricerca del profitto a discapito della qualità”.

“Voglio rassicurare gli amici dell’industria spagnola: l’Italia olivicola non arretrerà di un millimetro su questa battaglia– ha continuato Sicolo -. Lo dobbiamo alla nostra storia, lo dobbiamo agli agricoltori che quotidianamente lavorano con amore e dedizione nei campi, lo dobbiamo ai consumatori e alla loro salute”.

“Il panel test così com’è è certamente perfettibile, come tutte le cose che riguardano gli uomini, e auspichiamo un concreto rafforzamento utilizzando anche le tecnologie di ultima generazione – ha proseguito il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori -. Ma fino a quando non ci saranno studi scientifici seri e, soprattutto, liberi in grado di rafforzare i controlli organolettici esistenti, che attualmente sono certamente i più credibili, la nostra posizione sarà sempre quella di difendere il prodotto dagli assalti di chi pensa più al profitto che alla vita delle persone”.

“Male non fare, paura non avere, dicono a queste latitudini da sempre: è questo il consiglio che sento di dare al mondo dell’industria spagnola affinchè i protagonisti stiano sereni e possano programmare insieme a noi il rilancio dell’olivicoltura mondiale all’insegna della qualità e della trasparenza”, ha concluso Sicolo.

dieta mediterranea

Cno, Unapol e Unasco: “Gli industriali tradiscono la produzione olivicola italiana”

“Invece di proporre soluzioni per rilanciare l’olivicoltura nazionale e difendere il made in Italy, il direttore di Assitol benedice le importazioni a dazio zero, senza controllo, dalla Tunisia e ribadisce l’impegno degli industriali italiani nella selezione di oli di qualità in giro per il Mediterraneo. Si tenta, ancora una volta, di calpestare gli interessi degli olivicoltori italiani, giocando anche sulla pelle dei consumatori, in nome del business senza scrupoli: continueremo ad opporci con tutte le forze a questa logica”.

Il mondo della produzione italiana risponde unito e sconcertato alle parole del direttore di Assitol, associazione degli industriali oleari italiani, Andrea Carrassi, riportate nelle ultime ore dagli organi di stampa.

In un incontro a Tunisi, infatti, Carrassi ha benedetto le importazioni di olio a dazio zero, senza controllo e programmazione, dal paese africano, ribadendo l’impegno delle aziende olearie italiane nella selezione di oli in giro per il Mediterraneo.

Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Unapol e Unasco non ci stanno e rilanciano.

“È grave che l’industria olearia italiana preferisca commercializzare un olio di dubbia provenienza, prodotto in condizioni igienico sanitarie disastrose attraverso manodopera sfruttata e sottopagata, al Made in Italy dei produttori italiani, tracciato e di qualità”, attaccano i Presidenti Gennaro Sicolo (CNO), Tommaso Loiodice (Unapol) e Gino Canino (Unasco).

“Le parole di Carrassi sono gravi perché giustificano i comportamenti di molti industriali, anche di quelli più fraudolenti, protesi ad importare prodotto da paesi comunitari ed extracomunitari e a mettere sul mercato miscele di oli più o meno extravergini – dichiarano i rappresentanti del mondo della produzione olivicola italiana -. Queste parole smentiscono la stessa associazione degli industriali italiani, impegnata insieme a noi nel FOOI, Filiera Olivicola Olearia Italiana, che invece fino ad ora aveva sempre ribadito il sostegno alle iniziative della produzione per il rilancio dell’olivicoltura nazionale”.

“Più che parlare di dazio zero dalla Tunisia, gli industriali italiani dovrebbero combattere contro le tante complicazioni che le nostre migliori produzioni di olio extra vergine di oliva devono affrontare quando cerchiamo di esportarle nel mondo – continuano i Presidenti di CNO, Unapol e Unasco -. Oltre ai dazi che tutti i paesi utilizzano, ci sono le cosiddette barriere non tariffarie, come le restrizioni quantitative, sanitarie, burocratiche e tecniche: Paesi come l’Australia, gli Stati Uniti, Taiwan, il Brasile, l’Arabia Saudita, l’India, la Cina e tanti altri le utilizzano per rendere difficile la vita agli esportatori di olio extravergine di oliva”.

“Il 28 novembre incontreremo nuovamente il Ministro Martina e metteremo sul tavolo questi problemi – concludono i Presidenti di CNO, Unapol e Unasco -. Chiediamo al governo una presa di posizione definitiva a sostegno della produzione italiana e dell’olio extravergine d’oliva Made in Italy”.