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Israele richiede documenti sulla sua esclusione dalla riunione del Consiglio oleicolo

Israele non riconosce nessuna delle decisioni prese durante questa sessione come legittima e si riserva il diritto di presentare un reclamo formale alle Nazioni Unite su questo argomento

L’ambasciata israeliana a Madrid ha richiesto sei documenti al International Olive Council pertinenti all’esclusione di Israele dall’incontro dei membri del Consiglio IOC tenutosi nel mese di giugno.

In un memo inviato all’IOC il mese scorso, l’ambasciata israeliana ha ribadito che non riconoscerà nessuna delle decisioni prese durante la sessione.

Il direttore esecutivo del CIO Abdellatif Ghedira, il vicedirettore Jaime Lillo e Mustafa Sepetçi, il direttore delle unità tecniche, economiche e promozionali del CIO, hanno tutti ricevuto il mandato nella riunione.

“Israele non riconosce nessuna delle decisioni prese durante questa sessione come legittima e si riserva il diritto di presentare un reclamo formale alle Nazioni Unite su questo argomento”, ha scritto l’ambasciata israeliana nella nota.

Tra i documenti richiesti dai funzionari israeliani a Madrid vi sono i verbali della riunione di giugno del Consiglio dei membri dei 21; un elenco dei partecipanti alla riunione insieme a ciascuna delle loro credenziali e numerosi altri documenti del comitato delle credenziali, che si trova al centro della controversia.

Funzionari israeliani affermano che il comitato, che decide se i membri e gli osservatori hanno presentato i documenti corretti in tempo per partecipare alle riunioni, hanno intenzionalmente impedito a Israele di unirsi nonostante avesse presentato le credenziali corrette.

Il CIO sostiene che Israele non ha presentato i documenti adeguati in tempo per accreditare ufficialmente la sua delega (il solito rappresentante israeliano non era in grado di partecipare alla riunione) per partecipare.

“Una lettera del Dr. Adi Naali che informava della nomina per la 109^ riunione del Sig. Ignazio Castellucci, da una e-mail personale all’e-mail del CIO, è stata ricevuta dal segretariato esecutivo”, il comitato credenziali ha scritto nel suo rapporto della sessione 109th. “Questa comunicazione non è stata firmata da un’autorità di accreditamento competente di Israele.”

Insieme al rapporto del comitato delle credenziali di 2019, i funzionari israeliani hanno anche richiesto ogni rapporto fatto dal comitato negli ultimi otto anni, l’elenco delle regole e delle procedure del comitato e le credenziali presentate da ogni membro del CIO negli ultimi cinque anni.

La richiesta è stata inviata dall’ambasciata israeliana a Madrid al CIO il 6 agosto scorso e non è chiaro se il CIO abbia già ottemperato. Il CIO non ha risposto a molteplici richieste di commento, ma in precedenza ha affermato che avrebbero indagato sul perché il rappresentante israeliano non fosse in grado di partecipare alla riunione.

“Il segretariato esecutivo si rammarica di questa battuta d’arresto, che ha impedito a Israele di partecipare alla sessione 109”, ha detto un portavoce ad Olive Oil Times nel mese di luglio.

“La segreteria esecutiva sta attualmente analizzando le informazioni fornite dal dott. Naali e presenterà una relazione dettagliata al Consiglio dei membri, quindi pubblicherà una risposta formale.”

 

Fonte: www.oliveoiltimes.com

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Le manovre che hanno portato all’esclusione di Israele dai lavori di Marrakesh di giugno per l’elezione dei vertici del Consiglio Oleicolo Internazionale, solo perché lo stesso Paese aveva annunciato l’intenzione di porre il veto alla riconferma dei vertici uscenti, certificano in tutta la loro gravità come l’asse Spagna – Tunisia sia disposto a tutto pur di mantenere il controllo ed il predominio sull’olivicoltura mondiale.

E spiace constatare, stando alle cronache della stampa italiana (Italia Oggi, ndr) ed internazionale, come anche qualche alto funzionario dell’Unione Europea pare si sia prestato a questo giochetto.

Da mesi avevamo denunciato tutto questo e siamo stati l’unica sentinella in Italia, non perché avessimo pregiudizi verso le persone ma perché ritenevamo e riteniamo che sia giunta l’ora di intraprendere a livello internazionale una politica olivicola legata alla qualità dell’olio extravergine d’oliva, senza mettere più in discussione conquiste – come il panel test – che tutelano produttori e consumatori.

Mi auguro che si faccia chiarezza su questa vicenda oscura e che l’Italia faccia sentire forte la sua voce in ogni sede, attraverso i massimi rappresentanti del nostro Governo, per ottenere quanto legittimamente ci spetta e per tutelare gli interessi dell’olivicoltura italiana che fa della qualità la propria bandiera.
Quella stessa qualità riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo attorno alla quale poter costruire un’alleanza sana con tutti i Paesi produttori che ne riconoscono il grande ed inestimabile valore”.

Così il Presidente di Italia Olivicola, la prima organizzazione dell’olivicoltura italiana, Gennaro Sicolo, sullo scandalo internazionale delle nomine al COI (Consiglio Oleicolo Internazionale).

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