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E’ italiano solo il prodotto agroalimentare coltivato, lavorato e confezionato in Italia

Un progetto di legge in esame al Senato vuole impegnare a limitare l’Italian sounding e favorire diciture sulle etichette come “realizzato interamente in Italia” o “100 per cento made in Italy” o “100 per cento italiano” o “tutto italiano”, modificando l’articolo 4 della legge n. 4 del 2011


La norma mirante a tutelare la qualità dei prodotti agricoli e agroalimentari attraverso una completa e corretta informazione in etichetta al consumatore sulla qualità della materia prima, la provenienza di un alimento e le sue modalità di trasformazione, non ha trovato concreta applicazione.

Ciò in quanto non sono stati ancora emanati i decreti di attuazione del Ministro delle politiche agricole e del Ministro dello sviluppo economico previsti dai commi 3 e 4 dello stesso articolo 4 nella sua formulazione originaria e che avrebbero dovuto specificare le effettive modalità di indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari commercializzati e dell’eventuale utilizzo di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati (OGM).

Per tale ragione il disegno di legge, attualmente in esame alla Commissione agricoltura del Senato, composto di un solo articolo, modificando l’articolo 4 della legge n. 4 del 2011, dispone un termine certo di sessanta giorni per l’emanazione dei decreti attuativi, anche ai sensi del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Fonte: www.teatronaturale.it

Audizione sulla xylella in Commissione Agricoltura, l’intervento del Presidente Sicolo

Buon pomeriggio Presidente, buon pomeriggio a tutti voi Deputati della Commissione,

vi ringrazio per l’invito a questa audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla Xylella Fastidiosa che sta colpendo in maniera seria e grave l’olivicoltura italiana.

Come al solito, come è nel mio stile, non parlerò in politichese ma cercherò di analizzare, nei minuti che mi sono concessi, una situazione drammatica affrontata nel corso degli anni in maniera poco seria e poco decisa.

 

Permettetemi di farvi notare che questa indagine arriva con qualche anno di ritardo.
Naturalmente non ve ne faccio una colpa.

Anzi andreste lodati per questa iniziativa perché finalmente tutti hanno assunto consapevolezza di questo cancro che sta colpendo le nostre campagne.

Sgombriamo il campo da tutti gli equivoci creati ed alimentati ad arte da qualcuno: la xylella esiste ed è un grave problema italiano ed europeo.

E con la xylella, allo stato attuale, si deve convivere perché manca ancora una risposta scientifica in grado di sconfiggere il batterio.

 

Detto ciò, è giusto analizzare ciò che è stato fino ad oggi.

Per anni la xylella è stata insabbiata, quasi non fosse mai esistita, e se adesso finalmente affrontiamo la questione è solo perché qualcuno – pochissimi -, tra cui il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, ha tenuto alta l’attenzione.

Vi racconto un episodio: 7 marzo 2018.

Infoxylella.it, portale gestito da tanti bravi volontari, a cui va il mio plauso, dopo aver studiato ed analizzato i report dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, comunica che in pochi mesi le piante di ulivo infette nella zona di contenimento, quella in provincia di Brindisi per intenderci, sono più che triplicate.
Nel silenzio generale, chiamati in causa da questi volontari, il CNO pubblica i dati attraverso un comunicato stampa, ripreso da tutti i più importanti telegiornali e giornali d’Italia, e la xylella torna finalmente ad essere IL PROBLEMA DA AFFRONTARE.

 

Questi primi passaggi del mio intervento mi consentono di sottolineare come sia stata proprio LA POLITICA, IN TUTTE LE SUE ARTICOLAZIONI TERRITORIALI, CENTRALI E PERIFERICHE, A MANCARE CLAMOROSAMENTE IN QUESTA BATTAGLIA.

GLI OLIVICOLTORI SALENTINI E PUGLIESI SONO STATI LASCIATI SOLI IN BALÌA DI UN NUMEROSI SANTONI NULLAFACENTI, PSEUDOAMBIENTALISTI e PSEUDOAGRICOLTORI, CONTESTATORI DI PROFESSIONE, che è riuscita a mettere in piedi un complesso sistema di fake news, alimentato dai social e dall’ignoranza in materia di tanti, nel quale molti sono colpevolmente cascati.

Il problema serio è che questo sistema di fake news si è nutrito per anni della connivenza di amministratori locali, amministratori regionali, presidenti, consiglieri comunali, consiglieri regionali, deputati, senatori, attivisti, giornalisti, e anche organizzazioni agricole creando un danno enorme e incalcolabile al territorio e all’economia.

La xylella in poco più di cinque anni, da una zona circoscritta a pochi terreni e poche decine di piante, è arrivata a colpire tre province minacciando tutta la Puglia e l’Italia olivicola.

A questa campagna di disinformazione si sono sommati comportamenti inadeguati, che in alcuni casi ritengo omissivi, da parte di chi era preposto alla gestione dell’emergenza.

 

Vogliamo chiarezza sui ritardi della Pubblica Amministrazione e capire perché non si è agito come la normativa impone, consapevoli che le Decisioni comunitarie in materia di organismi da quarantena sono immediatamente esecutive.

La materia fitosanitaria è disciplinata da direttive e regolamenti comunitari, da leggi dello Stato e delle Regioni nel rispetto delle proprie competenze.

 

L’attuazione delle Decisioni comunitarie è un obbligo, e nessuno può avanzare dubbi.

È necessario individuare nella “catena di comando” chi aveva, per le proprie responsabilità, l’obbligo dell’agire e non lo ha fatto o non lo ha fatto correttamente.

Oggi l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia e rischia una procedura di infrazione per non aver dato esecuzione agli abbattimenti delle piante infette.

Chi ha responsabilità amministrative e Politiche deve essere chiamato a rispondere dei danni arrecati alle tasche degli olivicoltori e anche del danno erariale arrecato, anche a fronte degli enormi costi che oggi devono essere sostenuti per le azioni di contenimento della Xylella ormai esplosa.

Nessuno deve pensare di fuggire dalle proprie responsabilità e dai propri comportamenti!

 

Ciò che non ha consentito al Commissario Silletti di agire, per esempio, è stato anche il conflitto di attribuzione di competenze che erano in capo alla Regione e che ne ha permesso di impugnare strumentalmente gli Atti, pienamente legittimi, in materia di contrasto alla Xylella.

 

Oggi è necessario agire, capire chi deve fare cosa, con chiarezza.

 

Non è accettabile che 29 ricorsi individuali dal 2015 ad oggi siano stati la presunta causa che ha impedito gli abbattimenti, quando sappiamo che sui nuovi focolai le notifiche di abbattimento vengono recapitate con mesi di ritardo o non vengono addirittura emesse, nonostante la disponibilità degli olivicoltori a procedere alla rimozione delle piante infette.

 

Una puntuale azione di contenimento, con abbattimenti rapidi e costante monitoraggio (quest’ultimo davvero efficiente solamente negli ultimi 12-18 mesi) avrebbe impedito di avere oggi una delimitazione così estesa.

Non capisco perché le regole dell’Unione Europea, soprattutto quelle dolorose legate all’eradicazione delle piante infette, non debbano essere seguite in Italia, mentre negli altri focolai di xylella, e sono molti, sparsi nel Continente, in Francia, Spagna, Germania, si.

 

Sono il Presidente della più importante organizzazione della produzione olivicola italiana ma, prima ancora, sono fiero di essere un olivicoltore vero, un agricoltore.
Per noi tagliare un albero è un dolore atroce.

 

Ma siccome ormai abbiamo maturato la consapevolezza di come sia necessario, per contenere la proliferazione del batterio, tagliare le piante malate, facciamolo.
Facciamolo in fretta.

 

Le procedure vanno semplificate, come avviene per altri patogeni da quarantena, ma soprattutto va chiarito chi ha la responsabilità di fare cosa e in che tempi, i comportamenti omissivi che hanno prodotto questa situazione devono essere perseguiti.

 

SNELLITE LA BUROCRAZIA!

Come avviene negli altri paesi, una volta individuata la pianta malata lo Stato deve procedere subito con l’eradicazione e solo successivamente deve avvisare il proprietario della stessa.


VA GARANTITO ALLO STESSO TEMPO PERÒ L’IMMEDIATO RISTORO E LA POSSIBILITÀ DI REIMPIANTO.

Non possiamo più leggere di milioni di euro destinati alle imprese e stornati, perché andati in economia.

È INACCETTABILE, PER TUTTI I BRAVI OLIVICOLTORI CHE HANNO CAPITO IL PROBLEMA E CHE SONO INTERVENUTI TAGLIANDO LE PIANTE MALATE, ASPETTARE 3 ANNI PER LIQUIDARE GLI INDENNIZZI CON LE DISPONIBILITÀ FINANZIARIE IN CASSA.

 

Altra complessa questione: le buone pratiche agricole.

Aratura, potatura, concimazione organica sono assolutamente necessarie e tutti i ricercatori che si sono occupati seriamente di xylella hanno ormai dimostrato che una cattiva cura dei terreni porta l’insetto vettore della malattia, la sputacchina, a proliferare più velocemente.

Onestà intellettuale mi consente di dire che anche qualche proprietario terriero ha delle colpe proprio in funzione dei terreni abbandonati e lasciati incolti.

E non serve un investigatore per scoprire che questi proprietari sono gli stessi che magari diffondono le notizie false, sono gli agricoltori creduloni che hanno abboccato (per fortuna pochi, ma rumorosi), sono gli stessi pseudoambientalisti e pseudoagricoltori che sostengono l’esistenza di cure alternative e che continuano a dire che la xylella è un’invenzione.

 

La proposta che vi faccio e che vi prego di studiare e approfondire è questa: TOGLIAMO GLI AIUTI PAC A QUESTA GENTE CHE ABBANDONA I CAMPI E INSEGUE STUPIDE TEORIE E DIAMO QUEI SOLDI AI TANTI OLIVICOLTORI SALENTINI E PUGLIESI SERI CHE FANNO BENE IL LORO LAVORO E CHE SONO LE VITTIME DI QUESTA SCIAGURA ESPLOSA NEL TEMPO ANCHE PER I COMPORTAMENTI DI QUESTI PERSONAGGI.

Questi aiuti arrivano proprio per fare aratura, potatura, concimazione organica e non per abbandonare i terreni e inseguire invenzioni.

Io credo che questo sarebbe un buon deterrente per silenziare un po’ di gente che parla senza né arte e né parte e iniziare a contrastare il batterio della xylella con serietà e responsabilità.

Ovviamente la sputacchina non è un insetto intelligente che passa nei terreni incolti dei privati ed evita i terreni pubblici incolti.

Quindi vi chiedo di accelerare anche la pulizia dei terreni comunali e provinciali, incentivando gli amministratori locali ad emanare ordinanze sia per il verde pubblico, sia soprattutto per obbligare i privati a lavorare i campi.

Vi è la possibilità di utilizzare le risorse per le politiche di coesione destinate alla riqualificazione del verde nelle aree dismesse o degradate. Con un progetto serio potremmo avere terreni puliti in ogni città.

Progetti virtuosi in grado di creare economia anche per le imprese.

Attività per i vivai, altro settore in grande crisi, e per le imprese agricole del territorio utilizzando quanto previsto dal Decreto Legislativo 228/2001 all’articolo 14 che consente alle Pubbliche amministrazioni di affidare agli agricoltori alcune attività.

La pulizia dei terreni è fondamentale.

 

 

Torno sull’argomento reimpianto.

Aiutate gli olivicoltori pugliesi a riprendere la produzione.

Acceleriamo sulla questione, magari sperimentando quelle cultivar che sono più resistenti.
La Puglia è il cuore produttivo dell’olivicoltura italiana, il 50% della produzione arriva proprio da questa Regione.

Il Salento, soprattutto nella parte ionica, rischia di arrivare entro un paio d’anni a produzione zero, e ha perso in questi anni l’80% del prodotto a causa della xylella.

I terreni hanno perso praticamente tutto il loro valore fondiario, migliaia di aziende sono ridotte sul lastrico e i posti di lavoro persi sono incalcolabili.

E con l’avanzata verso Nord del batterio sarà sempre peggio.

Servono interventi rapidi e decisi.

La dimensione del problema è enorme ed è necessario agire rapidamente.

 

Per questo chiediamo un programma organico di interventi in grado di attivarsi subito utilizzando le risorse già disponibili sui fondi dello sviluppo rurale e delle politiche di coesione 2014-2020 utilizzando le procedure scritte che le normative già prevedono e che in tempi contenuti consentono di approvare modifiche ai programmi.

 

Abbiate il coraggio di approntare un nuovo Piano Olivicolo Nazionale che dia risposte anche a questa emergenza.

Se l’obiettivo è quello di aumentare la produzione italiana, la Puglia non può essere abbandonata.

Gli olivicoltori e i territori hanno bisogno di risposte certe.

I frantoi nelle zone più colpite non apriranno quest’anno.

I frantoiani vanno sostenuti in questa fase che perdurerà a lungo affinchè riescano a mantenere in vita attività che rappresentano la storia della nostra terra.

 

LA XYLELLA È UN’EMERGENZA NAZIONALE E VA TRATTATA COME SE FOSSE UN TERREMOTO PERCHÉ TALE È LA PORTATA PER MIGLIAIA DI FAMIGLIE.

Bisogna salvare i produttori olivicoli italiani ed il prodotto simbolo dell’Italia nel mondo, l’olio extravergine d’oliva italiano, dagli attacchi di molti avvoltoi, da fattori esterni come la xylella ed anche da fattori interni al sistema olivicolo, come abbiamo visto negli ultimi mesi, che puntano a calpestare la dignità dei produttori e mirano a far passare per italiano anche miscele, oli deodorati, oli italici e tante altre schifezze.

Concludo il mio intervento con due osservazioni e preghiere.

Sono entrambi due richiami alla responsabilità.

 

Voi politici, voi che guidate il nostro Paese, avete il dovere di affrontare i problemi dei cittadini, in questo caso di noi olivicoltori.

Avete il dovere di farlo con responsabilità, ascoltando soprattutto le vittime di questo disastro e la scienza.

Ci sono tanti bravi scienziati, ricercatori, penso al Cnr di Bari ma anche ad altri enti come il Crea, che da anni stanno provando a dare delle risposte.

Ascoltateli sempre, non solo in audizione o nel momento di maggiore difficoltà.
Vale per l’olivicoltura, ma vale per tutti gli argomenti della nostra vita quotidiana.

Infine, per favore, non cedete alle lusinghe e ai richiami dei millantatori e dei seminatori di notizie false.

Proprio in tal senso trovate in allegato a questa relazione l’esposto denuncia, presentato a fine maggio alle Procure di Bari, Lecce, Brindisi e Taranto contro chi ha contribuito, attraverso la pubblicazione di notizie false, alla distruzione dell’olivicoltura pugliese e salentina.

Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori in maniera pubblica e ufficiale attraverso questo atto ha rotto per primo il muro di omertà e ha preso posizione in maniera netta.

Da qualche settimana anche l’Associazione Nazionale dei Florovivaisti Esportatori, gente perbene che rappresenta un fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo e che è duramente messa alla prova dalla xylella come noi, con il Presidente Leonardo Capitanio ha presentato un esposto analogo.

Siamo gli unici nella fitta foresta di sigle e associazioni del settore.

Fatelo anche voi. Denunciate, dalla vostra posizione, questi irresponsabili.

Siate l’esempio in questa battaglia di legalità.

Solo così saremmo certi di poter combattere in maniera unitaria e convinta questa guerra molto lunga contro la xylella.

Se così non sarà, sappiate che l’avanzata della xylella porterà allo scoppio di una vera e propria bomba sociale con conseguenze devastanti per le famiglie delle aziende olivicole e delle aziende dell’indotto.

Una bomba sociale che rischia di minare anche l’ordine pubblico.

Quindi vi chiedo azione e responsabilità.

Fate bene, fate in fretta.

È davvero l’ultima occasione.

Olio Igp Roma è una buona opportunità, ma così come è stato pensato rischia di trasformarsi in un boomerang per i produttori laziali

“Un olio Igp Roma potrebbe rappresentare una grande opportunità per lo sviluppo dell’olivicoltura laziale, ma così come è stato pensato rischia di trasformarsi in un boomerang per i produttori”.

Così Fabrizio Pini, Presidente di Appo Viterbo e vicepresidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, ha commentato l’iniziativa che adesso è al vaglio del Ministero prima degli approfondimenti e della decisione finale dell’Unione Europea.

“Ci sono caratteristiche chimico-fisiche che vanno assolutamente riviste nel disciplinare, a partire da acidità, numero di perossidi e polifenoli che devono avere parametri assolutamente stringenti per garantire la massima qualità – ha sottolineato Pini -. Le olive devono essere raccolte e molite in non più di 24 ore, a differenza delle 48 ore previste in questa prima bozza”.

“Altro dato fondamentale da modificare, se davvero si vuole produrre un olio Igp che rappresenti la qualità del territorio, è quello relativo alle cultivar: bisogna aumentare almeno all’80% la percentuale di olio da cultivar autoctone, ammettendo quote di altre varietà che devono essere italiane, cosa che attualmente non è specificata”, ha continuato Pini.

“Solo attraverso questi cambiamenti potremo aderire in maniera convinta a questo progetto, e invito i Sindaci del territorio a pretendere queste migliorie necessarie: in caso contrario si tratterebbe dell’ennesima trovata pubblicitaria di Unaprol-Coldiretti, buona per qualche titolo di giornale ma completamente inutile e dannosa per i produttori olivicoli laziali”, ha concluso Pini.

Miscela “Italico”, Coldiretti e Federolio si smentiscono da sole: l’unica fake news è il loro impegno per il Made in Italy

“Una settimana per arrivare ad una sconclusionata e falsa precisazione, 48 ore per capovolgere il contenuto di un loro stesso comunicato, il quadro è ormai chiaro: le piroette di Coldiretti e Federolio ormai provocano disgusto e tristezza e sono la testimonianza di un golpe al Made in Italy fallito: a pagare le conseguenze delle loro azioni, però, sono sempre i produttori e i consumatori”.

Così il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, ha commentato la retromarcia delle ultime ore di Coldiretti e Federolio sull’Italico.

“Invece di chiedere scusa hanno bollato come “fake news” tutte le notizie degli ultimi dieci giorni, a partire dalle loro stesse parole e dai loro stessi comunicati: l’unica fake news in realtà è l’impegno di Coldiretti e Federolio per la tutela dell’olivicoltura italiana e del Made in Italy”, ha dichiarato il Presidente Sicolo.

“È evidente come i protagonisti di questa farsa siano stati colti con le mani nella marmellata, anzi nelle miscele di olio che vogliono far passare come prodotto Made in Italy – ha sottolineato Sicolo -. La bocciatura senza appello del Ministro, la reazione di chi tutela realmente il Made in Italy, la presa di posizione dura dei consumatori e la valanga di proteste sui social e sui territori hanno prodotto questo passo indietro improvviso e sorprendente, soprattutto perché i protagonisti di questo accordo farlocco fino a qualche ora fa difendevano con dichiarazioni e comunicati la porcheria partorita chiamata Italico”.

“L’attenzione naturalmente resta altissima e vigileremo con grande attenzione su tutto il territorio nazionale, perché è certo che Coldiretti e parte di Federolio nelle prossime settimane torneranno alla carica con questo progetto”, ha ribadito Sicolo.

“Di questa vicenda restano tante menzogne ed un’unica verità: Coldiretti ha sposato la causa di alcuni commercianti abbandonando definitivamente gli interessi degli agricoltori, gli olivicoltori in questo caso, e la tutela del Made in Italy”, ha concluso Sicolo.

 

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PER CONTESTUALIZZARE LA VICENDA E PER SMASCHERARE IL DISEGNO COLDIRETTI-FEDEROLIO SI RIPORTANO STRALCI DI ALCUNE DICHIARAZIONI/COMUNICATI DEI PROTAGONISTI DELLA VICENDA

 

Roma, 28 giugno 2018, Segretario Generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo durante convegno pubblico: “(…) Come si considererà il patriottismo delle imprese olivicole e delle industrie olivicole italiane? Quelle che tenderanno nel brevissimo tempo ad arrivare a blend che contengono il 50% di olio italiano, e siccome questo fa parte integrante, perché dico 50%?  Perché non è che noi veniamo dal mondo della luna (…) per me il massimo del Made in Italy di una qualsiasi industria qui rappresentata è quella industria che possa dimostrare che all’interno dei suoi blend c’è almeno il 50% di olio extravergine d’oliva italiano, piuttosto che dell’olio italiano, piuttosto che e vabbè ma io faccio 100%? Va bene, te daremo la palma con la biga qui sulla via che porta verso Roma (…)”

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Roma, 3 luglio 2018, Federolio replica a nota di Assitol: “Da una nota diffusa poco fa FEDEROLIO apprende che Assitol (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) guarda con stupore alla proposta presentata nell’accordo Federolio-Coldiretti – che punta a premiare un blend con un 50% di olio italiano – giudicata dall’Associazione una proposta che rischia di mandare ancora più in confusione il consumatore e che suscita perplessità nella filiera (…) Premesso che il nome “Italico” è stato usato proprio dall’Assitol e si è imposto nella sintesi giornalistica, stupisce apprendere della presa di posizione di Assitol contro questo accordo, considerato che Federolio e Unaprol hanno parlato di ben un 50% di olio italiano garantito nelle confezioni di questo blend mentre l’Assitol si era fermata al 30% (…) Rispetto a quello che è stato definito “italico” FEDEROLIO tiene poi a precisare che questo prodotto, oltre a contenere il 50% di prodotto nazionale, avrà una componente di olio non italiano che dovrà comunque rispondere a verificabili requisiti di eccellenza; inoltre esso sarà assoggettato a controlli effettivi e severi, per cui sarà qualcosa di profondamente diverso e distinto rispetto agli attuali blend (…)

L’olivicoltura al centro dell’azione di Governo, il plauso della produzione olivicola italiana al Ministro Centinaio

“Gli olivicoltori italiani accolgono con soddisfazione le dichiarazioni del Ministro Gian Marco Centinaio che ha indicato tra le priorità del governo la tutela dei prodotti del Made in Italy contro le frodi e l’italian sounding, maggiori controlli su qualità e tracciabilità, il rafforzamento della filiera olivicola e della cooperazione a tutela dei produttori e dei consumatori”.

È quanto affermano i Presidenti del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) e di Unasco, Gennaro Sicolo e Luigi Canino, che insieme rappresentano il 60% della produzione olivicola italiana, commentando le parole del Ministro Centinaio pronunciate durante l’audizione con le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato riunite questa mattina in sessione comune.

“È una bocciatura nemmeno troppo velata all’Italico, la squallida miscela di oli italiani con oli comunitari ed extracomunitari, avallata e difesa a spada tratta da Coldiretti e Federolio, che con il loro accordo farlocco hanno svenduto la dignità degli olivicoltori italiani”, hanno continuato Sicolo e Canino.

“Questo cambio di passo nell’azione di Governo, già registrato in questi giorni con la presa di posizione forte nella battaglia contro la xylella, era ciò che gli olivicoltori attendevano da tempo per rilanciare e valorizzare uno dei settori più importanti dell’economia agricola italiana – hanno concluso Sicolo e Canino -. Siamo a disposizione del Ministro Centinaio e del Governo per lavorare insieme e trasformare in fatti concreti tutti i buoni propositi di questo inizio di Legislatura”.

Olio svenduto a 4 euro, Sicolo: “Da Coldiretti via libera ai saldi dell’extravergine”

“I profitti di alcuni commercianti sono più importanti degli interessi degli olivicoltori italiani: svendendo a 4 euro l’extravergine dei produttori, e sdoganando le miscele con oli comunitari ed extracomunitari, Coldiretti dà il via libera ai saldi dell’extravergine”.

Il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, non ci sta e torna a picconare l’accordo di filiera farlocco siglato la scorsa settimana da Coldiretti e Federolio.

“Dietro il fumo dei comunicati stampa, c’è una sostanza diversa che abbiamo denunciato subito: non solo non è arrivato alcun passo indietro dai protagonisti di questo sciacallaggio commerciale, ma in queste ore sono arrivate addirittura solo parole di sostegno all’Italico, la miscela sottocosto che punta a confondere i consumatori – ha aggiunto Gennaro Sicolo -. Speravamo fosse solo una boutade invece è ormai chiaro l’intento di Coldiretti di distruggere l’olivicoltura italiana”.

“L’italian sounding chiamato Italico è il progetto da sempre auspicato dai rappresentanti di Coldiretti ma ha sempre trovato un ostacolo insormontabile nel Consorzio Nazionale degli Olivicoltori e da gran parte della filiera – ha ricordato Sicolo -. È evidente come sia inconciliabile la nostra posizione a tutela del 100% italiano, dei monovarietali, delle Dop, Igp con quella di chi difende le miscele ed un approccio al mercato che calpesta gli olivicoltori italiani”.

“Quale parametro chimico o analisi ufficiale intendono utilizzare gli amici dirigenti con le bandiere gialle per stabilire scientificamente la percentuale di extravergine italiano in queste miscele? Come faranno a selezionare i migliori oli del mondo se negli altri Paesi non esiste un sistema di controllo e tracciabilità nemmeno lontanamente paragonabile al nostro? – ha evidenziato Sicolo -. Sono domande che cadranno nel vuoto perché non è possibile fornire una risposta: l’unica certezza è che per Coldiretti il valore dell’extravergine italiano equivale a tre caffè”.

“Qualsiasi etichetta ingannevole che riporta al Made in Italy ma che contiene miscele sarà denunciata e osteggiata in tutti i modi, a tutti i livelli – ha affermato il Presidente del CNO -. Chiediamo al Governo, che in queste prime settimane ha mostrato grande attenzione alla difesa dei prodotti dei nostri agricoltori, controlli più capillari sugli scaffali e punizioni severe per chi attenta al nostro patrimonio, anche perché i numerosi servizi giornalistici di questi anni più volte hanno dimostrato come alcuni di questi “patrioti al 50%”, talmente amanti dell’Italia da delocalizzare all’estero i loro stabilimenti, non sempre siano limpidi con i consumatori”.

“Invito le cooperative, i frantoiani, i consumatori, le aziende che con fatica portano sui mercati nazionali ed internazionali il vero prodotto italiano, i produttori, compresi i pochi ancora rimasti in Coldiretti che sono sul piede di guerra contro i loro vertici, a continuare insieme la battaglia contro questo mostro”, ha continuato Sicolo.

“C’è ancora tempo per rinsavire e tornare sulla strada giusta, altrimenti l’unico suggerimento che posso dare a Coldiretti è quello di togliere la parola “campagna” dai loro progetti futuri lasciando solo la dicitura “Amica”, perché Coldiretti è amica dei commercianti e degli olivicoltori spagnoli e tunisini”, ha concluso Sicolo.

Coldiretti sdogana le miscele di oli, Cno: “Attentato all’Italia, ai produttori e alla salute dei consumatori”

“L’accordo di filiera farlocco siglato tra Coldiretti/Unaprol e Federolio è un attentato all’Italia, ad uno dei prodotti simbolo del Made in Italy, l’olio extravergine d’oliva, ai produttori del nostro Paese e alla salute dei consumatori”.

Non usa giri di parole il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, per commentare il patto tra Coldiretti e Federolio presentato questa mattina a Roma.

“La gravità di questa iniziativa deriva dal fatto che alcune aziende, per logiche di profitto e di mercato anche legittime dal loro punto di vista, tentano di arrivare allo sdoganamento delle miscele di oli (italiano con comunitario ed extracomunitario), auspicata per anni e dal mondo della produzione sempre osteggiata, con la subdola connivenza di Coldiretti, palesatasi in maniera chiara con le parole del Segretario Generale, Vincenzo Gesmundo”, ha rimarcato Gennaro Sicolo.

In particolare, Gesmundo, schernendo chi produce il 100% italiano a cui “daremo la palma con la biga sulla via che porta verso Roma”,  durante il suo intervento ha parlato di un “accordo di filiera che parte da circa 4 euro/kg” e ha svelato di considerare “patriottiche quelle imprese olivicole e industrie olivicole italiane che tenderanno nel brevissimo tempo ad arrivare a blend che contengono il 50% di olio extravergine italiano”, ribadendo che “per me il massimo del Made in Italy è quella industria che possa dimostrare che all’interno dei suoi blend c’è almeno il 50% di olio extravergine d’oliva italiano”.

“Il lavoro degli olivicoltori, secondo Gesmundo, vale circa 4 euro al Kg, ben al di sotto dei costi di produzione (4,80 €/Kg al Sud, 7 €/Kg al Centro, 9 €/Kg al Nord), la Coldiretti svende la dignità dei pochi produttori olivicoli che gli sono rimasti – ha sottolineato il Presidente Sicolo -. Caro signor Gesmundo, di cosa sta parlando? Faccia vedere la sua busta paga agli olivicoltori che lottano ogni giorno contro tutti i problemi che attanagliano il settore, a partire dalla xylella, e vediamo cosa ne pensano i veri custodi della nostra storia millenaria”.

“Ci opporremo in ogni modo a questo folle complotto che il Presidente di Federolio ha chiamato “Italico”, un “italian sounding” camuffato che mira ad uccidere la straordinaria ed unica varietà italiani di oli monovarietali, Dop, bio, Igp che costituiscono la ricchezza dell’olivicoltura italiana”, ha continuato Sicolo.

“In un periodo in cui anche altri Paesi produttori come Spagna, Grecia, Tunisia copiano il sistema italiano basato sulla segmentazione del mercato in base alla ricchezza delle singole peculiarità, sdoganare una miscela con olio italiano, comunitario ed extracomunitario significa esattamente azzerare il valore commerciale rappresentato dalla grande qualità unanimemente riconosciuta del prodotto italiano”, ha messo in evidenza il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.

“Lanciamo subito una petizione online per dire no a queste squallide miscele, per salvare l’olio extravergine d’oliva italiano e tutelare i produttori e consumatori”, ha rimarcato Sicolo.

“Non ho motivo di dubitare che lo stesso Ministro Centinaio, ma anche il Presidente Conte, il Ministro Salvini, il Ministro Di Maio, e tutti coloro che vogliono bene davvero all’Italia, porranno la loro firma su questa petizione e, dopo le rassicuranti parole di questo inizio di Legislatura, si impegneranno concretamente per salvaguardare uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana e garantire produttori e consumatori da queste intenzioni scellerate”, ha concluso Gennaro Sicolo.

Buon lavoro alle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e ai Presidenti Gallinella e Vallardi

Buon lavoro al nuovo Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, l’onorevole Filippo Gallinella, al nuovo Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Sen. Giampaolo Vallardi, e a tutti i componenti che avranno il compito di occuparsi di uno dei settori più importanti del Made in Italy.

In particolare, al Presidente Gallinella, al Presidente Vallardi e a tutti i deputati e senatori chiediamo di lavorare ogni giorno, con passione, serietà e determinazione, accanto ai produttori, vera ricchezza del nostro Paese, per affrontare i tanti problemi che affliggono l’olivicoltura, come la xylella o la valorizzazione dell’extravergine italiano, che meritano un approccio finalmente deciso e vincente.

Buon lavoro al Presidente Giuseppe Conte e al nuovo Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio

“Buon lavoro al Presidente Giuseppe Conte e alla sua squadra, in particolare modo al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio: finalmente parte un governo che potrà lavorare per garantire risposte importanti all’olivicoltura italiana”.

Con queste parole il Presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, ha salutato la nascita del nuovo governo italiano e la nomina del nuovo Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

“Al Ministro Centinaio offriamo tutta la collaborazione possibile e l’energia della prima organizzazione della produzione olivicola italiana con 140mila olivicoltori e 30 organizzazioni di produttori presenti in tutta Italia”, ha ricordato il Presidente Sicolo.

“Bisognerà affrontare sin da subito una vera e propria emergenza nazionale, la xylella, attraverso un’azione seria e decisa che favorisca l’eradicazione delle piante infette, il contenimento del batterio, il ristoro delle aziende colpite ed il sostegno alla ricerca scientifica – ha ribadito il Presidente del CNO -. Ci sarà da lavorare intensamente per valorizzare l’extravergine d’oliva italiano, per combattere frodi e contraffazioni, e per dare valore al lavoro degli olivicoltori, anche attraverso una decisa battaglia in Europa per una nuova pac più equa e giusta”.

“Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori è pronto a collaborare con il Governo Conte e con il Ministro Centinaio per tutelare uno dei settori più importanti del Made in Italy”, ha concluso il Presidente Sicolo.

dieta mediterranea

Cno, Unapol e Unasco: “Gli industriali tradiscono la produzione olivicola italiana”

“Invece di proporre soluzioni per rilanciare l’olivicoltura nazionale e difendere il made in Italy, il direttore di Assitol benedice le importazioni a dazio zero, senza controllo, dalla Tunisia e ribadisce l’impegno degli industriali italiani nella selezione di oli di qualità in giro per il Mediterraneo. Si tenta, ancora una volta, di calpestare gli interessi degli olivicoltori italiani, giocando anche sulla pelle dei consumatori, in nome del business senza scrupoli: continueremo ad opporci con tutte le forze a questa logica”.

Il mondo della produzione italiana risponde unito e sconcertato alle parole del direttore di Assitol, associazione degli industriali oleari italiani, Andrea Carrassi, riportate nelle ultime ore dagli organi di stampa.

In un incontro a Tunisi, infatti, Carrassi ha benedetto le importazioni di olio a dazio zero, senza controllo e programmazione, dal paese africano, ribadendo l’impegno delle aziende olearie italiane nella selezione di oli in giro per il Mediterraneo.

Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Unapol e Unasco non ci stanno e rilanciano.

“È grave che l’industria olearia italiana preferisca commercializzare un olio di dubbia provenienza, prodotto in condizioni igienico sanitarie disastrose attraverso manodopera sfruttata e sottopagata, al Made in Italy dei produttori italiani, tracciato e di qualità”, attaccano i Presidenti Gennaro Sicolo (CNO), Tommaso Loiodice (Unapol) e Gino Canino (Unasco).

“Le parole di Carrassi sono gravi perché giustificano i comportamenti di molti industriali, anche di quelli più fraudolenti, protesi ad importare prodotto da paesi comunitari ed extracomunitari e a mettere sul mercato miscele di oli più o meno extravergini – dichiarano i rappresentanti del mondo della produzione olivicola italiana -. Queste parole smentiscono la stessa associazione degli industriali italiani, impegnata insieme a noi nel FOOI, Filiera Olivicola Olearia Italiana, che invece fino ad ora aveva sempre ribadito il sostegno alle iniziative della produzione per il rilancio dell’olivicoltura nazionale”.

“Più che parlare di dazio zero dalla Tunisia, gli industriali italiani dovrebbero combattere contro le tante complicazioni che le nostre migliori produzioni di olio extra vergine di oliva devono affrontare quando cerchiamo di esportarle nel mondo – continuano i Presidenti di CNO, Unapol e Unasco -. Oltre ai dazi che tutti i paesi utilizzano, ci sono le cosiddette barriere non tariffarie, come le restrizioni quantitative, sanitarie, burocratiche e tecniche: Paesi come l’Australia, gli Stati Uniti, Taiwan, il Brasile, l’Arabia Saudita, l’India, la Cina e tanti altri le utilizzano per rendere difficile la vita agli esportatori di olio extravergine di oliva”.

“Il 28 novembre incontreremo nuovamente il Ministro Martina e metteremo sul tavolo questi problemi – concludono i Presidenti di CNO, Unapol e Unasco -. Chiediamo al governo una presa di posizione definitiva a sostegno della produzione italiana e dell’olio extravergine d’oliva Made in Italy”.