Un nuovo piano olivicolo nazionale affidato al prossimo governo

Dall’interrograzione parlamentare di Susanna Cenni (PD) e dalla risposta dell’ormai ex sottosegretario Franco Manzato (Lega), le linee per il prossimo Piano olivicolo nazionale, scoprendo che i fondi per l’attuale Piano erano stati tagliati nel 2017.

Interrogazione parlamentare Susanna Cenni (Interrogazione a risposta in commissione 5-01297)

L’Italia è il Paese europeo che vanta il maggior numero di oli Dop certificati: ben 43;

da alcuni anni la produzione di olive nel territorio nazionale è però in netto calo a causa soprattutto delle avversità atmosferiche e dalle fitopatologie;

in questa stagione il freddo e il gelo hanno compromesso circa 25 milioni di ulivi e fatto crollare, conseguentemente, il raccolto che quest’anno è stimato da Ismea in circa a 265 mila tonnellate di olio di oliva rispetto alle 429 mila del 2017;

per sostenere la riorganizzazione del settore nel 2016 è stato varato il piano olivicolo nazionale;

tale piano, sancito dall’articolo 4 del decreto-legge n. 51 del 2015, che stanziava 32 milioni di euro per il triennio 2015-2017, prevedeva misure operative per l’incremento della produzione nazionale di olive e olio extravergine di oliva, la promozione e la valorizzazione dei prodotti e una maggiore organizzazione della filiera nazionale; in particolare:

  • incremento della produzione nazionale di olive e di olio extravergine di oliva, senza accrescere la pressione sulle risorse naturali, in modo particolare sulla risorsa idrica, attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
  • promozione dell’attività di ricerca per accrescere e migliorare l’efficienza dell’olivicoltura italiana;
  • iniziative di valorizzazione del made in Italy e delle classi merceologiche di qualità superiore certificate dell’olio extravergine di oliva italiano, anche attraverso l’attivazione di interventi per la promozione del prodotto sul mercato interno e su quelli internazionali;
  • recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
  • incentivare e sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica degli operatori della filiera olivicola, in conformità alla disciplina delle trattative contrattuali nel settore dell’olio di oliva prevista dal regolamento (UE) n. 1308 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013;

nel dettaglio i 32 milioni di euro stanziati erano così ripartiti:

  • 9 milioni nel triennio per il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
  • 3 milioni di euro nel triennio per la ricerca e quindi per il miglioramento dell’efficienza dell’olivicoltura italiana;
  • 4 milioni di euro nel triennio per la ricerca finalizzata alla difesa da organismi nocivi per l’olio
  • 2,4 milioni di euro nel triennio per le iniziative di marketing per la valorizzazione made in Italy e delle classi merceologiche di qualità superiore certificate dell’olio extravergine di oliva;
  • 2 milioni di euro nel triennio per il recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
  • 11,6 milioni di euro nel triennio per il sostegno all’aggregazione e all’organizzazione economica degli operatori della filiera olivicola;

il 9 gennaio 2019 si è svolto presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il tavolo della filiera olivicola presieduto dal sottosegretario Alessandra Pesce: «il tavolo tecnico — riporta una nota del Ministero — è un importante strumento di concertazione che vede la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed economici coinvolti nella messa a punto delle linee strategiche di sviluppo del settore». Nel corso della riunione, «che ha permesso di evidenziare le azioni in campo portate avanti a livello nazionale», è «stato discusso anche lo stato di attuazione del primo piano da 32 milioni, varato nel 2016, con molti interventi ancora in fase di partenza» –:

quale sia lo stato di attuazione del piano olivicolo nazionale citato in premessa; come siano state utilizzate le risorse previste e quali nuove iniziative intenda assumere per sostenere e incentivare la riorganizzazione del settore olivicolo e oleario italiano.

Risposta di Franco Manzato (Risposta scritta nell’allegato al bollettino in Commissione XIII (Agricoltura) 5-01297)

Come noto l’olio d’oliva italiano, per le sue apprezzate peculiarità, rappresenta una delle eccellenze agroalimentari che ci contraddistinguono nel mondo e che intendiamo tutelare e sostenere con il massimo impegno.

In tale direzione, al fine di contribuire alla ristrutturazione del settore olivicolo-oleario, alla luce delle particolari criticità produttive del settore e in relazione alle crescenti necessità di recupero e rilancio della produttività e della competitività delle aziende olivicole, nonché per perseguire il miglioramento della qualità del prodotto, il DL n. 51 del 2015, convertito in L n. 91 del 2015 ha istituito, presso il MIPAAFT, un Fondo per sostenere la realizzazione del Piano di interventi nel settore olivicolo-oleario. In particolare l’articolo 4 ha assegnato al settore olivicolo 32 milioni di euro da utilizzare nel triennio 2015-2017.

Con il successivo decreto interministeriale attuativo n. 3048 del 2016, adottato d’intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni, sono stati definiti i criteri e le modalità di attuazione del piano di interventi per il conseguimento degli obiettivi ivi indicati e la ripartizione delle risorse assegnate a ciascuno dei 5 obiettivi nel triennio, ivi compresa l’indicazione degli attuatori delle specifiche misure e la tipologia dei beneficiari.

Per ciascun obiettivo è stato stilato un elenco di interventi, condiviso anche con gli operatori della filiera e con le regioni.

Si tratta di interventi che hanno un prevalente carattere sistemico, con un impatto orizzontale su tutti gli operatori della filiera, così come richiedono i più recenti Orientamenti dell’Unione europea per gli aiuti di stato nei settori agricolo e forestale; la verifica degli interventi compatibili costituisce, infatti, un aspetto sostanziale e di strategica importanza, attese le modifiche intervenute rispetto al passato regime.

Il piano di interventi è stato elaborato considerando le particolari criticità produttive del settore e le crescenti esigenze di recupero della produttività e della competitività delle aziende olivicole, unitamente alla necessità di perseguire l’innalzamento del livello qualitativo del prodotto attraverso la promozione di un regime di qualità certificato, utilizzabile a livello sia nazionale che internazionale, che contribuisca alla valorizzazione del prodotto ma anche alla lotta alla contraffazione e al contrasto del fenomeno l’italian sounding.

L’insieme degli interventi si collocano in un contesto nel quale l’applicazione dell’OCM (Organizzazione Comune dei Mercati-Regolamento (UE) 1308/2013) e l’avvio dei Programmi di sviluppo rurale su base regionale (2014-2020) richiedono una strategia unica in grado di indirizzare la struttura produttiva nazionale verso «modelli produttivi innovativi» in grado di incidere significativamente sulla produttività della filiera olivicola, ma anche di consentire alle organizzazioni e alle associazioni dei produttori di ricoprire un ruolo più incisivo sul fronte della commercializzazione.

Occorre tener presente che, nel corso del 2017, il pertinente capitolo di bilancio ha subito un taglio effettuato dal Governo precedente a causa della cosiddetta «manovrina di bilancio».

Come già assicurato dal Ministro Centinaio, il Ministero intende sostenere l’economia del settore a tutto campo per risolvere le urgenze e pianificare interventi risolutivi che possano sciogliere definitivamente tutte le problematiche relative al settore, sempre ascoltando la voce degli operatori delle categorie e venendo incontro alle loro esigenze.

La predisposizione di un nuovo piano olivicolo-oleario rientra tra questi interventi che è necessario attivare urgentemente per rilanciare il settore partendo da una nuova strategia nazionale da condividere con gli operatori della filiera e con le regioni.

In tale direzione, considerata la necessità di ottimizzare le risorse pubbliche e finalizzarle con la massima utilità in relazione agli specifici fabbisogni operativi degli operatori della filiera, le regioni, che rappresentano le Autorità di gestione dei Programmi di sviluppo rurale, possono indirizzare le ingenti risorse ivi contenute per attuare interventi per rilanciare la competitività del sistema olivicolo italiano.

Mi preme inoltre evidenziare che, a sostegno del settore olivicolo, sono stati recentemente concessi circa 108 milioni di euro, a valere sui prossimi tre anni (10 aprile 2018-30 marzo 2021) destinati alle Organizzazioni di produttori che svolgono programmi di sostegno nel settore, attraverso la relativa Organizzazione comune di mercato.

Tale finanziamento apporterà concreti benefici al settore, sia riguardo al miglioramento della qualità dell’olio di oliva e delle olive da tavola (cui sarà riservato non meno del 30 per cento delle risorse), che in relazione all’impatto ambientale dell’olivicoltura (che potrà avvalersi di almeno il 20% del finanziamento).

Al sistema di tracciabilità, della certificazione e alla tutela della qualità dell’olio di oliva e delle olive da tavola, con particolare attenzione al controllo della qualità degli oli di oliva commercializzati, verrà destinato non meno del 15% del finanziamento.

Inoltre, sempre nell’ambito della strategia nazionale, al fine di facilitare l’aggregazione nella fase della commercializzazione, alle Organizzazioni di produttori che commercializzano il prodotto dei propri soci è stato riservato il 25% circa dell’importo del finanziamento.

Segnalo inoltre che sono stati finanziati importanti progetti di ricerca, per un importo complessivo di 7 milioni di euro, volti al miglioramento delle tecniche di difesa da organismi nocivi, all’incremento della produttività degli oliveti, all’introduzione di innovazioni lungo tutta la filiera, al fine di migliorare la qualità del prodotto e la competitività dell’intero comparto.

Rilevo infine che, al di là dei finanziamenti dell’OCM, il Ministero è particolarmente orientato a costruite una competitività strategica nazionale, con la collaborazione di tutti gli stakeolders, attraverso l’apposito Tavolo di filiera olivicola in cui discutere delle necessità e priorità strategiche da sviluppare nel settore.