Una nuova e grave minaccia per l’olivicoltura italiana: la cimice asiatica

E’ arrivata anche in centro Italia e sembra impossibile da contenere tanto da diventare una vera emergenza nazionale. La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è una piaga silenziosa e inesorabile. Dopo aver flagellato i frutteti del nord est ha conquistato territorio arrivando a colonizzare e saccheggiare oggi la parte alta della Toscana.

Il suo catastrofico arrivo è stato notato con stupore e impotenza da molti olivicoltori prossimi al raccolto che hanno subito una cascola inusuale oltre a danneggiamenti dei frutti che hanno raggiunto in casi particolari anche il 90% del raccolto.

Lucca, Livorno, Pisa, fino a qualche area del grossetano, sono state per ora le zone più colpite anche se molti produttori non si rendono ancora conto del problema confondendo l’attacco di cimice con un atipico attacco di mosca.

Il danno, a una prima analisi, può apparire infatti molto simile a quello di mosca, con imbrunimenti e cambi di colore improvvisi della superficie dell’oliva, di solito localizzati, abbastanza simili a quelli rilevabili per la camera di impupamento della mosca delle olive.

Nel caso del danno da cimice, basta eseguire, anche con un coltellino, una sezione della zona imbrunita per comprendere che si tratta di un marciume, spesso secco, senza la presenza di gallerie o altre erosioni. Similmente a quello che accade per altri fruttiferi, la cimice asiatica perfora l’oliva con il suo apparato boccale, per succhiarne acqua e nutrienti. La saliva della cimice asiatica, però, contiene anche patogeni che, trasmessi all’oliva, possono provocarne l’infezione.

Generalmente, allo stadio iniziale dell’attacco, le olive manifestano una zona necrotica, lievemente infossata, circondata da aloni più chiari. Pian piano il marciume si sviluppa, coinvolgendo l’intera oliva.

Al momento non si conoscono strategie di lotta efficaci contro la cimice asiatica.
La lotta chimica si è rivelata in larga parte inefficace, anche in virtù dell’elevata mobilità dell’insetto e del suo essere polifago.
Parzialmente efficaci si sono rivelate le barriere fisiche, come le reti antisetto, e i film, come zeolite e caolino.
Le strategie di lotta più efficaci riguardano l’utilizzo di insetti antagonisti che, nutrendosi delle uova della cimice asiatica abbattono la popolazione, riducendo il danno.

Oggi, questo insetto polifago e aggressivo arrivato dall’oriente si è riprodotto senza sosta, a ritmi di 400 uova a stagione, riuscendo a svernare in case, capannoni e altri ripari per poi aumentare la sua popolazione di anno in anno spostandosi agilmente e rapidamente nel territorio.

Al momento qualche insetto antagonista della cimice asiatica è stato ritrovato in Trentino ma senza che il suo ritrovamento abbia inciso significativamente nel controllo del nuovo patogeno.

Il suo antagonista naturale, la vespa samurai, verrà probabilmente importata e usata per combattere la cimice ma ci vorranno anni e i risultati sono incerti, come anche incerte sono le possibili conseguenze collaterali che l’inserimento di un nuovo insetto potrebbe portare nella biodiversità italiana.

Il ministro Bellanova ha manifestato da subito l’intenzione di prendere di petto questo problema ma l’emergenza sembra trovare sui territori strutture pubbliche poco preparate ad affrontare questo insetto che rischia di mettere in ginocchio tutto il settore agricolo nazionale con conseguenze neanche lontanamente immaginabili nel convenzionale, figuriamoci nel settore del biologico.

La sfida è grande e vitale per tutto il paese: è necessaria e urgente una forte risposta nazionale.