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Xylella, l’allarme dell’Osservatorio: «Tra pochi anni potremmo non riconoscere più la Puglia»

«Tra pochi anni la nostra bella Puglia potremmo non riconoscerla più. È una storia dolorosa, forse troppo, ma con cui dobbiamo fare i conti. Adesso, prima che sia troppo tardi! C’è una grave epidemia in giro, che sta colpendo e uccidendo i nostri ulivi. È partita dal Salento e inesorabilmente sta risalendo la Puglia. La zona infetta comprende ormai le intere province di Lecce e Brindisi e buona parte di quella di Taranto. E ora anche un comune di quella di Bari, Locorotondo».

Comincia così la nota inviata dallOsservatorio per la legalità e la difesa del bene comune di Giovinazzo a seguito della tavola rotonda sul tema della Xylella fastidiosa che si è tenuta giovedì scorso all’auditorium don Tonino Bello, nella quale sono intervenuti Donato Boscia, ricercatore del Cnr, Michele Digiaro, ricercatore dell’Istituto Agronomico Mediterraneo, Anna Percoco dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, e Roberto Polo, un contadino del Salento, che ha portato la voce disperata di chi vive e combatte in un territorio infetto e ormai insanabile.

«Gli esperti – prosegue la nota – hanno spiegato ad un pubblico attento e numeroso che la causa dell’epidemia è un batterio, la Xylella, per il quale al momento non c’è una cura. Il funzionario della Regione ha parlato delle disposizioni di difesa messe in atto nella “zona cuscinetto”, un territorio individuato a nord dell’epidemia, i cui confini continuano però a spostarsi per via dell’avanzata del batterio, anche a causa delle forti resistenze di chi è chiamato ad attuare in quelle zone le misure drastiche e dolorose previste. La “questione Xylella” si è alimentata in questi anni di insinuazioni, sospetti, teoremi, accuse di complotti, interessi e speculazioni, che hanno contribuito a generare nell’opinione pubblica confusione e disinformazione. L’incontro dell’altra sera ha avuto il merito di fare il punto della situazione e di sgombrare il campo, anche alla luce delle ultime acquisizioni scientifiche, da dubbi e illazioni su una realtà tanto dolorosa e difficile da accettare, ma che necessita ora di tutte le risorse sociali, culturali, scientifiche e politiche, unite in un unico fronte di difesa, per sperare di fermare l’epidemia. L’Osservatorio di Giovinazzo continuerà a vigilare e ad informare la cittadinanza».