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Xylella, ok a reimpianto ulivi «Ma la Regione sblocchi il Psr»

«Finalmente, dopo una lunga e incomprensibile odissea, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale per il contrasto a Xylella fastidiosa che autorizza l’impianto di ulivi nella zona infetta. Adesso la Regione proceda celermente con le indicazioni operative circa le varietà ammesse»

Lo affermano le varie associazioni che incalzano affinché l’ente regionale completi l’iter in modo che gli olivicoltori possano tornare a piantare ulivi. Si aspetta quindi la pubblicazione del «bando relativo alla misura 4.1C del PSR (investimenti in agricoltura) che, come è stato assicurato, prevede finanziamenti per 32 milioni di euro; del bando relativo alla misura 5.2 per il ripristino del capitale produttivo, nonché il bando per la rinegoziazione dei mutui e l’abbattimento degli interessi».

«E’ oggi compito del Governo nazionale e della Regione Puglia far in modo che si possa procedere al reimpianto degli ulivi». Lo sostiene il Movimento 5 Stelle in Puglia, con il capogruppo in Consiglio regionale, Cristian Casili, in una nota sul ripristino del potenziale produttivo olivicolo danneggiato o distrutto dalla Xylella e sulle ultime misure a sostegno delle aziende olivicole in zona infetta, messe in campo dall’amministrazione Emiliano.

Il cinquestelle ritiene «non sufficienti le risorse stanziate” dalla Regione Puglia in favore dei territori colpiti dalla Xylella, con l’impegno di 10 milioni sul ripristino e di 32 milioni per gli investimenti delle aziende olivicole, mentre il reimpianto degli ulivi è fermo in attesa che il comitato fitosanitario nazionale indichi quali cultivar possono essere utilizzate. L’impasse che sta interessando il Psr pugliese, che vale 1,6 miliardi di euro – prosegue – ha praticamente immobilizzato – a giudizio di Casili – gli investimenti di centinaia di aziende, molte delle quali costrette a ricorrere ai Tar. A ciò si aggiunge la disperazione del comparto olivicolo che, in provincia di Lecce, ha visto un crollo vertiginoso delle produzioni, un abbandono sempre più consistente delle campagne e – conclude – un’intera filiera olivicola compromessa».

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it