Xylella, una piccola vespa dà una speranza nella lotta

Si stima che siano più di dieci anni che il batterio Xylella fastidiosa, giunto dal Centro America, sia arrivato in Puglia, causando la morte di tantissimi olivi, anche secolari, nel Salento. I numeri del disastro xylella nella provincia di Lecce sono impressionanti: 80mila ettari di oliveto distrutti, 1,6 miliardi di euro di perdite patrimoniali per i proprietari e almeno 2 miliardi tra danni al paesaggio e perdita di reddito per le aziende agricole, secondo le stime dell’agronomo Giovanni Melcarne, imprenditore agricolo e presidente del Consorzio Tutela Olio Dop Terra d’Otranto. Con i focolai scoperti nella zona di Locorotondo, xylella ha ormai raggiunto la provincia di Bari, dove mette in pericolo aziende agricole di grande importanza, che forniscono olio a tutto il territorio nazionale e all’estero. Sarebbe, quindi, fondamentale riuscire a trovare una strategia per contenere l’avanzata del batterio.

Il batterio Xylella fastidiosa è trasportato da un olivo all’altro soprattutto da un insetto lungo pochi millimetri, la sputacchina (Philaenus spumarius), che si nutre della linfa grezza delle piante. Se si posa su un albero infetto, succhia assieme alla linfa anche il batterio, che poi trasmette ad un’altra pianta. È alla riduzione della popolazione di sputacchine che sono finalizzate alcune delle misure di contenimento previste dalla normativa europea, come i trattamenti meccanici e l’uso di insetticidi e, di recente, ci sono state anche delle proposte di lotta biologica con l’uso di altri insetti antagonisti.

La cimice assassina, Zelus renardii, di origine americana è un insetto alieno (tecnicamente si parla di alloctono), cioè estraneo all’ambiente in cui lo si vuole introdurre in grosse quantità, e, per di più, estremamente vorace e indiscriminato nei suoi attacchi.

Uno studio di recente uscita propone, invece, un’altra strategia per il controllo biologico del vettore della malattia. La pubblicazione, curata da un gruppo di ricerca dell’università di Montpellier, rende noti i risultati di una serie di esperimenti condotti in Corsica, che avevano lo scopo di verificare la possibilità di controllare la popolazione della sputacchina attraverso una microscopica vespa diffusa in Europa: Ooctonus vulgatus.

Al contrario di Zelus renardii, che fa parte dei predatori (e, in più, dei predatori generalisti, che si nutrono, in pratica di tutto ciò che hanno a tiro), Ooctonus vulgatus contribuisce al controllo degli adulti della sputacchina parassitando le loro uova. Fa, infatti, parte di una categoria di insetti detti parassitoidi oofagi, le cui femmine depongono le uova all’interno di quelle delle specie ospiti. La larva della vespa si sviluppa, quindi, a spese dell’uovo dell’ospite, nutrendosene. Dalle uova parassitate nasceranno, quindi, solo vespe e non gli insetti della specie ospite.

Nel caso delle sputacchine, pensare a un predatore che attacca gli adulti è senz’altro meno efficace per evitare la trasmissione di xylella: quando il predatore individua l’adulto, questo potrebbe avere infettato diverse piante. Invece un agente di controllo biologico che si sviluppa nelle uova della sputacchina, non solo agisce sull’insetto vettore riducendone la crescita demografica, ma impedendo che dalle ovature si formino adulti, interferendo, quindi, positivamente sulla diffusione dell’infezione batterica.

Gli studi dell’Università di Montpellier, condotti in quattro località della Corsica, hanno messo in evidenza come in tre di queste zone le uova di sputacchina siano state parassitate da Ooctonus vulgatus, con tassi di parassitismo variabile (dal 20,5 al 69%). Questi risultati abbastanza incoraggianti indurrebbero a pensare che la microscopica vespa possa essere un buon candidato come antagonista della sputacchina per evitare il diffondersi del batterio che, è bene ricordarlo, non attacca soltanto l’olivo, ma tantissime altre piante, importanti sul piano ambientale ed economico.

Un altro importante vantaggio di Ooctonus vulgatus è il fatto che si tratta di una specie europea, individuata nel Mediterraneo, quindi non di un insetto alloctono, anche se non se ne conosce ancora perfettamente la distribuzione.

Va da sè che, se si volesse autorizzare l’utilizzo su larga scala di Ooctonus vulgatus contro la sputacchina, sarebbero comunque necessari ampi studi per comprenderne la biologia e le interazioni con tutti gli altri elementi dell’ambiente.

Fonte: www.wired.it